dire.it, 18 gennaio 2023
A promulgare le nuove norme, dopo il via libera parlamentare è stato il presidente Muhammadu Buhari. Ma ancora oggi chi tenta il suicidio si fa almeno un anno di carcere.
Approvata in Nigeria la legge per la Salute mentale, un documento che consente dopo oltre 60 anni di superare un provvedimento di epoca coloniale, il “Lunacy Act”, che in caso di disturbi, psicosi o disabilità intellettive consentiva detenzioni forzate e non prevedeva né cure né terapie. A promulgare le nuove norme, dopo il via libera parlamentare, che ha seguito tentativi di riforma falliti nel 2003 e nel 2013, è stato il presidente Muhammadu Buhari. Secondo il ministero della Sanità della Nigeria, “la legge garantisce tutele dei diritti umani per chi è affetto da disabilità intellettive, vietando discriminazioni sulla casa, il lavoro, l’assistenza medica e altri servizi sociali”.
Il disagio mentale bollato con il termine “idiota”. Il Lunacy Act era entrato in vigore quando la Nigeria era ancora una colonia britannica, nel 1958. In quel testo, denominato “legge sulla lunaticità” o anche sulla “follia”, si utilizzano parole denigratorie come “idiota” e sono previste norme giudicate oggi “superate e inumane”. Tra queste figura un articolo che permette di tenere recluse per osservazione per sette giorni, con o senza l’assunzione di farmaci, persone sospettate di essere “pazze”. Nel nuovo testo l’approccio cambia. “Il testo”, riferisce il ministero, “garantisce a coloro che ricevono cure il diritto di partecipare all’elaborazione dei piani medici e di non essere forzati o costretti, come avviene comunemente nei centri di salute mentale”.
Ma ancora oggi chi tenta il suicidio si fa 1 anno di carcere. Come si ricorda sul portale di informazione All Africa, la Nigeria non è l’unico Paese subsahariano ad aver approvato norme di maggior tutela. A muoversi, recependo un appello globale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), sono state infatti di recente sia Ghana che Sudafrica.
In Nigeria, potenza petrolifera ancora ostaggio di povertà diffuse, vivono oltre 200 milioni di persone. Dopo l’approvazione della legge c’è chi ha ricordato la vicenda di Ifeanyi Ugokwe, un ventenne che nel 2017 era stato detenuto per settimane per aver cercato di suicidarsi. Ad oggi per quest’atto, menzionato nel Codice penale, come ha scritto su All Africa la dottoressa e scrittrice Maymunah Kadiri, continuano a essere previste condanne fino a un anno di carcere.










