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di Chiara Mariani


Corriere della Sera, 27 ottobre 2020

 

Alcune sono riuscite a fuggire, altre sono state rilasciate dai terroristi che le sequestrarono in Nigeria sei anni fa: oggi sono 119 le giovani donne che vogliono studiare all'università. Delle più sfortunate, oltre 100, non sappiamo più nulla. Nel 2014, la notte del 14 aprile, 276 studentesse della scuola superiore di Chibok, Nigeria, vengono rapite da un'organizzazione terroristica nota come Boko Haram. Le autorità nigeriane erano state avvertite quattro ore prima, un lasso di tempo che, dicono, non permette loro di prevenire il delitto.

Molte delle ragazze sono condotte nei vicini Paesi del Camerun e Ciad, costrette a unirsi in matrimonio con i terroristi e le non musulmane a convertirsi all'Islam. Alcune riescono a liberarsi subito, ma gli abitanti dei villaggi vicini le restituiscono ai rapitori, condannandole alla frusta. Le famiglie delle vittime sono angosciate e furiose contro le autorità.

Un avvocato di Abuja, la capitale della Nigeria, promuove l'hashtag #BringBackOurGirls che in pochi giorni diventa uno dei più twittati: sei milioni di volte. Le ragazze di queste pagine, ritratte dalla francese Bénédicte Kurzen, sono le involontarie protagoniste di quella sciagurata avventura. Si trovano nel campus della American University of Nigeria (a Yola nello Adamawa State) sotto la supervisione della New Foundation School, fondata nel 2014 per permettere loro di completare gli studi. All'inizio sono 11. Nella primavera del 2019 le studentesse scappate o rilasciate che accedono ai corsi sono già 119. Ma le più sfortunate, più di cento, mancano all'appello.