La Repubblica, 6 ottobre 2020
Sono bambini e adulti con disagi mentali. Il reportage della Bbc fa luce sui maltrattamenti riservati ai più deboli nel Paese africano, dove chi ha un disagio mentale invece di essere curato da uno psichiatra (che non c'è) viene legato, maltrattato e allontanato. Picchiati, bruciati, lasciati a morire di fame. È il trattamento riservato ai bambini e a chi ha disturbi mentali in Nigeria. Ne racconta la drammaticità e la vasta diffusione, la Bbc, con un focus sul Nord del Paese. L'ondata di casi, documentata, ha lasciato i nigeriani sotto shock. Alcuni adulti sono stati trovati legati con catene di ferro intorno alle caviglie, e obbligati a nutrirsi, dormire e defecare nello stesso posto.
Un uomo di 32 anni è rimasto in queste condizioni per 7 anni. I suoi genitori lo hanno incatenato nel garage nello Stato di Kano a Nord-Ovest. Quando è stato liberato, a stento camminava. Un altro uomo di 55 anni è stato trovato con una gamba legata a un tronco di legno con un gancio. È stato rinchiuso in quel luogo per 30 anni. Chi lo ha messo in salvo lo ha portato al Rogo Hospital dove gli è stata diagnosticata "una psicosi e comportamento irrazionale".
Lo stigma della malattia mentale, l'ignoranza, l'attaccamento alle tradizioni, impediscono alle famiglie di aiutare queste persone fragili. Il disagio è considerato un tabù. In Nigeria la presenza psichiatrica ogni 100 mila abitanti è pari allo 0,5%, per un totale in tutto il Paese di 300 professionisti. La popolazione nigeriana arriva a 200 milioni e si stima che le persone con problemi mentali siano 30 milioni.
Lo scorso 24 agosto è stato annunciato un provvedimento che dà segnali incoraggianti. Sadiya Umar Farouq, ministra degli affari umanitari, della gestione dei disastri e dello sviluppo sociale, ha annunciato l'approvazione di una Commissione nazionale sulla disabilità, con cui la ministra si augura di "occuparsi dignitosamente di quei 30 milioni di fratelli e sorelle con problemi mentali".
Un altro capitolo riguarda i bambini. A metà agosto è stata resa pubblica una brutta storia di maltrattamenti, ai limiti del sadismo. Un bambino di 11 anni è stato rinchiuso in un pollaio nello Stato di Kebbi, a Nord-Ovest. I responsabili sono il padre e la matrigna, che hanno continuato la loro vita in una casa normale, e che adesso stanno in carcere. "Dopo il caso di Kebbi, abbiamo iniziato a ricevere segnalazioni. Quello che abbiamo notato è che i bambini che hanno subito abusi non vivevano con le loro madri", ha detto Haruna Ayagi alla Bbc, capo di Human Rights Network (Hrn), un'organizzazione non governativa coinvolta nel salvataggio di 12 persone, sette delle quali bambini, solo in agosto, nello stato di Kano.
Due bambini sono stati messi in salvo ad Abuja, la capitale. Erano chiusi in un bagno. E lì dovevano rimanere, legati, fino a che la matrigna non tornava dal lavoro. Le matrigne sono una realtà sociale molto diffusa al Nord, dove si pratica la poligamia e dove gli uomini possono decidere di divorziare semplicemente dicendo "Voglio il divorzio". I bambini vengono tolti alle loro madri biologiche.
Una legge federale del 2003 protegge i diritti dei bambini e riconosce allo Stato il diritto di sottrarlo alla famiglia se questa lo maltratta. Purtroppo, dei 36 Stati, 11, soprattutto al Nord, incluso Kano, non hanno ancora approvato la legge. La definizione di bambino fino al raggiungimento dei 18 anni, impedirebbe il matrimonio. In molti credono che raggiunta la pubertà i bambini sono pronti per il matrimonio.










