La Repubblica, 27 ottobre 2026
Pubblichiamo l’intervento di Cinnica, che è una rete di associazioni e cittadine/i che si confronta e opera per realizzare una città amica di bambine/i e ragazze/i, una città educativa dove famiglie, istituzioni e i diversi attori sociali sono coinvolti per favorire la piena realizzazione dei diritti dell’infanzia. “I fatti che stanno accadendo e che ci lasciano sbigottiti puntano i riflettori sulle nuove generazioni e ci chiamano, come adulti, a interrogarci sulle nostre responsabilità. Non possiamo restare indifferenti di fronte ad adolescenti che ricorrono alla violenza come forma di espressione, che faticano a distinguere il bene dal male e che possono arrivare a seguire gli ordini di persone sconosciute.
Questi comportamenti non possono essere ignorati, ma nemmeno affrontati soltanto attraverso la punizione. Ci chiedono di capire che cosa stia accadendo, quali fragilità si nascondano dietro questi gesti e quali risposte siamo capaci di offrire come comunità.
Allo stesso tempo, non possiamo restare indifferenti di fronte a scelte politiche che alimentano i pregiudizi nella scuola, frenano sull’educazione alle emozioni e alle relazioni, tagliano i finanziamenti, riducono gli orizzonti culturali e affidano sempre più alla repressione la gestione del disagio giovanile. Costruire nuove carceri per i minori non è una risposta al disagio dei giovani: è la rinuncia a investire sulle possibilità di cambiamento.
Il carcere, risposta punitiva - La carcerazione può offrire agli adulti e alla cittadinanza un’illusoria sensazione di sicurezza, ma non affronta le cause profonde della violenza e dell’esclusione. Al contrario, una risposta esclusivamente punitiva rischia di aggravare il disagio, allontanare i ragazzi dalla comunità e ampliare il divario comunicativo tra le generazioni. Il carcere, quando si limita alla punizione e non garantisce percorsi educativi e reali opportunità di reinserimento, rischia di spezzare il legame dei giovani con la società, anziché aiutarli a comprendere le proprie azioni e a costruire un futuro diverso. I ragazzi hanno bisogno di adulti capaci di ascoltarli, porre limiti, accompagnarli e assumersi la responsabilità di educare. Non di essere condannati prima ancora di essere compresi.
Questo non significa negare la gravità dei comportamenti violenti o sottrarsi alla necessità di rispondere delle proprie azioni. Significa riconoscere che la responsabilità deve andare di pari passo con l’educazione, la possibilità di cambiare e il diritto a una seconda opportunità. Come adulti, non possiamo comportarci come se tutto questo non ci riguardasse. Abbiamo una responsabilità nel modo in cui ascoltiamo, educhiamo e accompagniamo ragazze e ragazzi, ma anche nel modo in cui costruiamo i contesti in cui crescono. Non possiamo chiedere loro di essere cittadini consapevoli se non offriamo occasioni per partecipare, esprimersi, sperimentare e sentirsi parte della comunità.
Azioni concrete - Vogliamo esserci, con le parole e con azioni concrete, per affermare che i giovani non sono tutti uguali, che non possono essere definiti soltanto attraverso i loro errori e che ogni persona ha diritto a crescere, essere ascoltata e riconosciuta come cittadina o cittadino, con diritti e responsabilità. Per questo chiediamo un cambio di direzione: meno repressione come risposta automatica, più educazione, prevenzione e opportunità concrete. Vogliamo più centri giovanili nei quartieri, luoghi accoglienti in cui ragazze e ragazzi possano incontrarsi, trascorrere il tempo libero in modo positivo e costruire relazioni significative, accompagnati da educatori preparati. Vogliamo più spazi pubblici pensati anche per loro: campetti sportivi, piste per lo skateboard, luoghi di aggregazione e occasioni culturali. Perché la città non appartiene soltanto agli adulti: anche i giovani hanno diritto di viverla, attraversarla e contribuire a trasformarla.
Vogliamo scuole aperte anche nel pomeriggio, capaci di offrire opportunità di studio, socialità, attività culturali e nuove esperienze. Scuole e spazi educativi che siano luoghi di crescita, scoperta e partecipazione, non soltanto luoghi da frequentare per obbligo. Vogliamo che ragazze e ragazzi siano ascoltati e coinvolti nelle decisioni che riguardano la loro vita. Che possano sviluppare senso critico, autonomia e consapevolezza, anziché essere educati alla passività e abituati a subire decisioni prese da altri al posto loro.
Se sono stati trovati i fondi per ampliare le carceri minorili, chiediamo che si trovino le risorse anche per investire nella vita dei giovani. Quei soldi possono diventare centri giovanili, scuole aperte, spazi sportivi, presìdi educativi, progetti culturali e percorsi di accompagnamento. Possono tradursi in opportunità concrete per prevenire il disagio, contrastare la violenza e restituire fiducia a chi rischia di perderla.
Più spazi educativi - Non chiediamo di ignorare i problemi, ma di affrontarli alla radice. Non chiediamo di rinunciare alle responsabilità, ma di affiancare alla responsabilità la possibilità di cambiare. Non chiediamo di chiudere gli occhi davanti alla violenza, ma di aprire più spazi di educazione, relazione e speranza. Chiediamo alle istituzioni, alle famiglie e a tutte le cittadine e i cittadini di assumersi questa responsabilità collettiva. Educare, ascoltare, prevenire e garantire i diritti è un impegno che riguarda tutti. Il futuro delle nuove generazioni non è una questione che possiamo delegare o rimandare: riguarda l’intera comunità. Ai giovani non dobbiamo offrire soltanto muri che li separino dalla società, ma opportunità per trovare il proprio posto nella società. Perché investire sui giovani significa investire nel futuro di tutti”.









