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di Aldo Fontanarosa

 

La Repubblica, 3 settembre 2020

 

Un detenuto, grande appassionato di calcio, ha contattato il magistrato di sorveglianza del carcere di Cuneo rivendicando il diritto all'informazione sportiva. Pago io - ha detto - ma attivate Sky Sport e Premium Sport sui televisori della casa circondariale. Il magistrato di sorveglianza, il 2 ottobre del 2019, ha respinto la richiesta al mittente.

È vero: chi è recluso ha tutto il diritto di informarsi. Ma la Circolare dell'Amministrazione penitenziaria (Dap) del 2017 parla molto chiaro. È sufficiente garantire ai detenuti la visione di ventuno canali televisivi mentre non sono ammesse eccezioni o integrazioni. I ventuno canali della Circolare sono: Rai1, Rai2, Rai3, Rai4, Rai5, Rai News 24, Rai Movie. Rai Scuola, Rai Storia, Rai Sport 1 e 2, Rai Premium, Yoyo, Gulp; Canale 5, Rete 4, Italia Uno, La Sette, Cielo, Iris e Tv 2000.

Il detenuto non ha preso bene il rifiuto di attivare i canali di informazione sportiva; ha accusato il magistrato di sorveglianza di non aver accettato un confronto con lui; ha lamentato infine una violazione dell'articolo 21 della Costituzione. La visione di canali specializzati nello sport, secondo il recluso non è un capriccio. È semmai un diritto soggettivo garantito dalla nostra Carta costituzionale. A quel punto, il detenuto ha presentato un ricorso alla Corte di Cassazione penale, che però gli ha dato torto.

Secondo i giudici della Corte, il magistrato di sorveglianza aveva tutto il diritto di decidere sulla richiesta senza contraddittorio perché questa non ha alcuna fondatezza. Peraltro, l'Amministrazione penitenziaria (Dap) ha risposto all'esigenza dei reclusi di guardare la tv mettendo a disposizione i 21 canali, senza per questo trascurare il suo dovere di adottare soluzioni gestibili. La Circolare dei 21 canali, infine, è un provvedimento generale che riguarda tutti i detenuti. Un singolo recluso, dunque, non può lamentare la violazione di un suo diritto soggettivo e individuale.

La Corte di Cassazione, dunque, respinge la richiesta di attivazione di canali tematici come Sky Sport. Sconfitto in sede di reclamo, il detenuto dovrà pagare 3000 euro per le spese del procedimento e in favore della Cassa delle ammende (ente pubblico che, tra le altre cose, finanzia progetti di recupero e reinserimento dei condannati).