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di Cristina Marconi

 

Il Messaggero, 9 luglio 2020

 

Da Rusdhie a Chomsky, un manifesto "contro tutte le intolleranze. Il sacrosanto percorso verso la giustizia sociale e razziale non può avvenire a scapito della libertà d'opinione. E la "cancel culture", ossia la tendenza a rigettare tutto ciò che è controverso, dalle statue alle idee, sta succhiando via la "linfa vitale di una società liberale" e per questo deve essere ripensata, tanto più in un momento in cui "le forze illiberali hanno un potente alleato in Donald Trump".

A dirlo sono ben 153 famosi intellettuali dalle sensibilità politiche diverse, da Margaret Atwood a Noam Chomsky a Salman Rushdie al poeta nero Reginald Dwayne Betts fino a una JK Rowling fresca di feroci polemiche con gli attivisti transgender, in un lungo testo pubblicato da Harper's Magazine e intitolato Lettera sulla giustizia e sul dibattito aperto.

Le proteste seguite all'uccisione di George Floyd hanno portato a una richiesta di maggiore inclusione nel mondo accademico e culturale, e questo secondo i firmatari va applaudito, ma non si può tacere davanti "all'intolleranza dei punti di vista opposti, alla moda della gogna pubblica e dell'ostracismo, alla tendenza ad dissolvere questioni complesse in certezze morali accecanti", si legge nella lettera, che denuncia come sia "ormai fin troppo comune sentire richieste di una rapida e severa punizione davanti alle trasgressioni percepite nel linguaggio e nel pensiero".

La Rowling e la Atwood, ad esempio, hanno posizioni diametralmente opposte sulla questione dei transgender: la prima ha scritto una lunga presa di posizione contro l'idea che "le persone che hanno le mestruazioni" possano essere altro che donne e questo le è costato il sostegno pubblico di alcuni attori che hanno raggiunto una fama stellare grazie alla saga di Harry Potter, mentre per l'autrice ottantenne de I racconti dell'Ancella "la biologia non agisce in compartimenti stagni".

Ma tra i firmatari ci sono casi ancora più eclatanti, come David Frum, che scriveva discorsi per George W Bush e che ha coniato la frase asse del male, la femminista Gloria Steinem, il conservatore Francis Fukuyama e il linguista, filosofo e attivista politico di sinistra Chomsky. Alcuni hanno detto di non sapere chi altro ci fosse nella lista mentre in due si sono addirittura ritirati. Nella lettera, ripresa in tutto il mondo, si osserva come in questo clima i leader politici tendano a reagire con uno spirito di "contenimento dei danni dettato dal panico", finendo col punire in modo sproporzionato invece di portare avanti le riforme richieste.

Ma al di là della sfera politica, l'attenzione è rivolta ai casi in cui "i direttori dei giornali vengono cacciati per aver pubblicato pezzi controversi" e i professori vengono indagati per aver letto una certa opera in classe o qualcuno viene licenziato per aver fatto "un goffo errore". La soluzione sarebbe tornare a una "risposta robusta e anche caustica" davanti a ciò che si percepisce come ingiustizia, anche perché intellettuali e scrittori stanno diventando sempre più "avversi al rischio" e timorosi di sbagliare, quando invece un'eventuale cattiva idea dovrebbe essere contrastata con il dibattito e la discussione.

"Dobbiamo preservare la possibilità di un disaccordo in buona fede senza conseguenze professionali negative", sostengono gli intellettuali, tra cui ci sono anche Martin Amis e l'autore di Middlesex, Jeffrey Eugenides. L'iniziativa, partita un mese fa per iniziativa dello scrittore afroamericano Thomas Chatterton Williams, ha suscitato molte, inevitabili polemiche e l'accusa che i firmatari siano un gruppo di privilegiati molto sensibili e angosciati dalla prospettiva di diventare irrilevanti davanti all'avanzata di una nuova classe di intellettuali.

Altri hanno accusato i firmatari di ipocrisia per essersi ribellati solo quando questa tendenza alla censura colpisce i loro interessi. Al New York Times, Williams ha detto che il presidente americano "Trump è il capo-cancellatore", ma che la "correzione dei suoi abusi non può trasformarsi in una correzione eccessiva che irrigidisce i principi in cui crediamo".

La presenza della Rowling è stata oggetto di molte critiche, alle quali ha risposto citando la drammaturga americana e attivista comunista Lillian Hellman, vittima della caccia alle streghe di McCarthy: "Non posso e non posso aggiustare la mia coscienza per adattarla alla moda di quest'anno".