di Frank Cimini
L’Unità, 13 giugno 2026
Secondo la procura generale e la direzione nazionale antiterrorismo la situazione è ancora più grave rispetto al maggio 2022 quando il ministro Cartabia decise si applicare il regime del carcere duro al detenuto anarchico Alfredo Cospito per cui il 41bis va prorogato di altre due anni e va rigettato il ricorso presentato dal difensore avvocato Flavio Rossi Albertini. Questo è successo ieri nell’udienza davanti al tribunale di Sorveglianza di Roma in meno di un’ora mentre era in corso un presidio con la partecipazione di una trentina di anarchici in solidarietà con Cospito, “accompagnati” da un centinaio di poliziotti distribuiti tra un paio di isolati.
Secondo l’avvocato Albertini “il 41 bis a Cospito fa comodo a coloro che intendono governare una società sempre più lacerata, polarizzata tra ricchi e poveri, inclusi ed esclusi: un monito per chi sfida le istituzioni e uno strumento di propaganda per sviare l’attenzione dai problemi reali concentrando la narrazione pubblica sulla sicurezza e sui presunti nemici interni”. Per giustificare la proroga del 41bis gli apparati statali e la magistratura fanno più volte riferimento alla morte di due militanti anarchici mentre confezionano un ordigno al parco degli Acquedotti a Roma addebitando a Cospito una sorta di concorso morale a dimostrazione della persistente pericolosità del movimento. Il ragionamento dell’antiterrorismo poi a un certo punto addirittura si incarta quando spiega che l’adozione del provvedimento relativo al 41 bis avrebbe prodotto “una progressiva clandestinizzazione” del movimento con conseguente perdita di elementi conoscitivi fondamentali per garantire la sicurezza pubblica oltre all’avvio di un percorso tuttora in fase di acutizzazione delle posizioni più estreme e violente.
Insomma implicitamente si ammette che la misura del carcere duro per Cospito avrebbe danneggiato la conoscenza delle dinamiche anarchiche da parte degli inquirenti. Un circolo vizioso, un cane che si mangia la coda. Ma allo stesso tempo si insiste affermando: “l’eventuale mancato rinnovo della misura avrebbe come effetto quello di restituire maggiori possibilità di comunicazione al fenomeno insurrezionalista rendendo più agevole la veicolazione di messaggi tesi a stimolare e istigare la commissione di gravi reati”. Per questa ragione si chiede di prorogare la misura “risultando aggravate le esigenze che avevano condotto all’applicazione del provvedimento”. Il Tribunale deciderà nei prossimi giorni ma la decisione appare scontata. Il regime di alta sicurezza un gradino appena sotto il 41bis non basterebbe.










