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di Marco Patarnello

Il Domani, 14 agosto 2026

Se in questa tornata elettorale per il Csm si colgono segnali di indubbia novità, fra i quali spiccano l’elevato numero di candidati indipendenti dai gruppi tradizionali, dall’altro si notano spinte di restaurazione, neppure troppo sotterranee. Il sintomo più vistoso di queste spinte è senza dubbio il ritorno nella competizione elettorale di uno dei due protagonisti della vicenda dell’hotel Champagne. All’esito della più diretta aggressione “politica” subita dal dopoguerra, la magistratura italiana ha in corso un cambiamento di cui solo in parte è consapevole. Accusata di scendere apertamente nello scontro politico, quella schierata per il No credo abbia dato dimostrazione del solo intento di difendere la Costituzione.

Vedremo quanti magistrati si impegneranno in politica nelle prossime elezioni, ma molti segnali lasciano intendere che sarà soprattutto fra i pochissimi magistrati schierati per il Sì che troveremo qualche aspirante “politico”. Nel frattempo, l’ordine giudiziario si gode (poco) il respiro di sollievo di un contesto costituzionale solido e si avvia ad eleggere i propri rappresentanti al Csm non senza interrogativi e problemi. Dentro questo ordine si muovono, infatti, sentimenti e obiettivi diversi. Costretta (anche dalla mancanza di fiducia in sé stessa) a rinnovare il Csm con la medesima legge elettorale fortemente criticata e “cucita” intorno ai due gruppi di maggioranza, la magistratura italiana sembra aspirare ad un cambiamento che non sarà affatto facile realizzare. Cosimo Ferri si candida di nuovo al Csm: “Mi rimetto in gioco”.

Dal 2019 ad oggi, ben più di un terzo del “potere giudiziario” è mutato, fra pensionamenti e ingresso di giovani colleghi. Di questo ricambio si vedono moltissime tracce interne. Questa giovane magistratura è cresciuta senza vivere la drammatizzazione dello scontro politico degli anni Novanta ed è indifferente e refrattaria all’accusa di politicizzazione, dalla quale non si fa intimidire. La partecipazione dei magistrati alla vita della propria associazione non è mai stata così alta da molti anni a questa parte; oggi più che mai si può affermare che l’Anm è effettivamente rappresentativa della magistratura.

Questi giovani colleghi hanno pesato molto nella campagna referendaria e nei cambiamenti delle liturgie e dello stesso linguaggio associativo. La linea politica dell’associazione di questi ultimi anni è maturata direttamente nelle sedi assembleari, spesso fuori dai gruppi tradizionali, anche attraverso aggregazioni contingenti e mutevoli, magari legate a singole vicende o obiettivi: l’azione della rappresentanza eletta nel Comitato direttivo ha essenzialmente cercato di dar voce a questo cambiamento.

La stessa elezione del nuovo presidente dell’Anm - soggettivamente qualificato quanto il precedente e collocabile nella medesima area moderata - è stata il frutto di un lessico inedito e di dinamiche nuove: più dirette e meno verticistiche. Questo cambiamento attraversa, con varia difficoltà, tutti i gruppi associativi tradizionali, ma - come è stato già osservato nel dibattito pubblico - segna particolarmente Magistratura indipendente, lacerata dall’apparente uscita di scena del suo ex segretario Galoppi, ma anche da pulsioni restaurative che il nuovo gruppo dirigente impegnato nel rinnovamento fatica a isolare ed eliminare. Voto al Csm, la riscossa dei candidati. Tra correnti, nomi indipendenti e alleanze Infatti, non è solo oro ciò che luce. Se in questa tornata elettorale per il Csm si colgono segnali di indubbia novità, fra i quali spiccano l’elevato numero di candidati indipendenti dai gruppi tradizionali, dall’altro si notano spinte di restaurazione, neppure troppo sotterranee.

Il sintomo più vistoso di queste spinte è senza dubbio il ritorno di Cosimo Ferri nella competizione elettorale, uno dei due principali - unitamente a Luca Palamara - protagonisti della vicenda dell’hotel Champagne, che enorme danno ha portato alla magistratura. Ferri ha potuto beneficiare del diniego della Camera dei deputati (all’epoca era un parlamentare) all’utilizzazione delle intercettazioni nell’ambito del procedimento disciplinare a suo carico, uscendo, così, indenne dalle conseguenze giuridiche di quella pagina, che invece condussero alla destituzione di Palamara.

Non so dire se la magistratura vorrà eleggere Cosimo Ferri fra i suoi rappresentanti, in contrapposizione a quella parte di magistratura moderata che aspira ad un sincero cambiamento. Ciò che mi sento di dire è che con questa bizzarra e callida legge elettorale del Csm, funzionale ad eliminare il pluralismo culturale e favorire i due gruppi più forti, inverare il cambiamento con risultati concreti non sarà affatto facile e quand’anche ciò dovesse avvenire attraverso l’elezione di personalità inattese, non si tratterà del cambiamento solido e vivificato che, in seno alla magistratura, solo un sistema elettorale proporzionale - a vantaggio delle idee piuttosto che degli apparati - potrebbe assicurare.