sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Simona Lorenzetti

Corriere di Torino, 11 febbraio 2026

Liberato un 31enne giapponese: era accusato di falso e riciclaggio. No all’estradizione in Brasile, perché nelle carceri sudamericane il detenuto potrebbe essere “esposto a trattamenti inumani e degradanti” a causa delle condizioni in cui versano gli istituti: le “strutture sono fatiscenti”, ci sono “carenze igienico-sanitarie” e si registra un costante “sovraffollamento”. Lo scrive la Corte d’appello di Torino nella sentenza con la quale ha disposto l’immediata liberazione di un uomo arrestato nell’agosto dell’anno scorso a Valtournenche. 

Protagonista dell’estradizione mancata è un giapponese di 31 anni, fermato in Valle d’Aosta per un normale controllo. Controllo dal quale emerge che nei suoi confronti era stato emesso fin dal settembre 2022 un mandato di cattura delle autorità brasiliane: è accusato di associazione a delinquere, falso ideologico e riciclaggio (reati commessi in Brasile tra il 2018 e il 2021 e puniti con la pena massima di reclusione di dieci anni). Ed è così che il 31enne finisce in carcere ad Aosta, dove rimarrà fino a pochi giorni fa. 

Da un punto di vista formale, i documenti a sostegno dell’estradizione erano in regola: nulla sembrava essere da ostacolo alla futura partenza dell’uomo alla volta del Sudamerica. Ma fin dalle prime udienze - che scandiranno l’iter processuale - emerge la critica situazione carceraria del Paese. In un’articolata memoria depositata ai giudici, i difensori del 31enne - gli avvocati Cosimo Palumbo e Federico Papa - richiamano un report dell’ottobre 2024 redatto dal ministero brasiliano dei Diritti Umani sulla prevenzione e la lotta alla tortura nelle principali carceri di San Paolo, tra cui quello di Guarulhos a cui era destinato l’indagato.

La fotografia che mostra il dossier è impietosa: i detenuti raccontano di soffrire la fame e la sete (il cibo che viene servito è spesso avariato e l’acqua viene fornita solo tre volte al giorno), di condizioni igieniche precarie che alimentano il diffondersi di malattie (presenza di blatte, ratti, immondizia sui pavimenti e forte odore di fogna), di un’assistenza medica e sanitaria pressoché inesistente (carenze di medicine). Non solo, tra gli elementi che vengono messi in luce pure un sovraffollamento che costringerebbe i detenuti a vivere anche in 18 nella stessa cella: i dati dicono che a fronte di una capienza di 1.200 persone, l’istituto ne ospita 1.800. Nel corso dell’istruttoria la Corte ripetutamente chiede informazioni al Brasile sulle condizioni del carcere, ricevendo però risposte evasive e generiche. 

La decisione dei giudici è giunta nei giorni scorsi, con un provvedimento nel quale si sottolineano tutte le carenze - compreso il sovraffollamento - che esporrebbero il 31enne a un “trattamento inumano e degradante” e si ordina l’immediata scarcerazione dell’uomo, rimasto tuttavia in carcere 6 mesi ad Aosta in attesa che le autorità brasiliane rispondessero alle istanze della Corte. “Siamo ovviamente molto soddisfatti del provvedimento che ha impedito che il nostro assistito potesse vivere le condizioni di disumanità delle carceri brasiliane - spiegano gli avvocati Palumbo e Papa -. Resta lo sconforto nella lettura dei numeri del sovraffollamento in quel Paese, molto simili a quelli italiani. Dobbiamo chiederci se le condizioni di disumanità non valgano anche per le carceri italiane, dove la situazione rimane drammatica ed è quanto mai necessario un intervento del legislatore”. I dati sulla presenza carceraria nel nostro Paese parlano di una media nazionale di sovraffollamento del 138 per cento: ad esempio, nel carcere Lorusso e Cutugno vivono 1.481 detenuti a fronte di una capienza di 1.094 (la percentuale è del 135 per cento).