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di Damiano Aliprandi

Il Dubbio, 25 gennaio 2025

Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, in Parlamento ha dichiarato che l’amnistia e l’indulto sono “un incentivo alla recidiva”. Ma su quali basi trae questo convincimento? C’è un dato che confermi tale assunto? In realtà, no, e i motivi sono sostanzialmente due. Il primo è che l’ultima amnistia è stata concessa più di trent’anni fa e non esiste alcun dato in tal senso, mentre sull’indulto concesso nell’estate del 2006 un dato c’è, e dimostra il contrario. Il secondo è che i dati indicano come sia proprio la carcerazione, priva di una prospettiva che non sia un ulteriore imbarbarimento, a produrre alti tassi di recidiva.

All’epoca, il Ministero della Giustizia commissionò uno studio all’Università di Torino, in particolare ai professori Giovanni Torrente, Claudio Sarzotti e Giovanni Jocteau. Tre anni dopo la concessione dell’indulto, i risultati del primo studio scientifico sui tassi di recidiva dei detenuti smontarono molte delle menzogne costruite attorno a un provvedimento di clemenza necessario, votato dalla stragrande maggioranza del Parlamento. Lo studio, presentato alla Camera da Luigi Manconi, Rita Bernardini (all’epoca deputata dei Radicali) e Patrizio Gonnella di Antigone, elaborò i dati del Ministero della Giustizia al 30 giugno 2009, analizzando tutti i detenuti che negli ultimi 35 mesi erano tornati in carcere. Ebbene, i tassi di recidiva dei detenuti indultati risultarono “sorprendentemente” più bassi di quelli ordinari.

La recidiva consueta era del 68%, mentre quella degli indultati era del 28,45% (30,31% tra chi era uscito grazie allo sconto di pena e ancora più bassa, il 21,78%, tra chi era in misura alternativa). I beneficiari del provvedimento furono in totale 35.794. Di questi, tornarono dietro le sbarre 10.182, pari appunto al 28,45%. Il numero di reingressi si concentrò nei primi sei mesi, spiegando così, forse, l’allarme sociale amplificato dai media dopo l’approvazione del provvedimento. Non solo. Lo studio dell’Università di Torino analizzò anche il tasso di recidiva in base al numero di carcerazioni precedenti. Il percorso “deviante” non viene interrotto dalla galera, anzi. Dei 4.204 indultati che avevano già 5 carcerazioni alle spalle, ben 2.208 tornarono in carcere. Al contrario, per gli incensurati interrompere in modo mite la prima carcerazione fu un beneficio: degli 11.086 usciti, rientrarono in 2.038. Una recidiva bassissima (18,38%): l’indulto, dunque, funzionò per 8 persone su 10. Il trend è chiarissimo: più volte sei stato in galera, più tendi a tornarci una volta uscito.

I dati scientifici dimostrano quindi che l’indulto non è affatto un incentivo alla recidiva. Al contrario. L’efficacia intimidatoria della pena è smentita dai fatti: il numero di condannati che nella loro vita hanno già subito una condanna penale mostra tassi di recidiva assai elevati. Contemporaneamente, i tassi di incarcerazione degli ultimi anni nel nostro Paese mostrano un veloce incremento della popolazione penitenziaria. Ciò porta a ipotizzare la sostanziale inefficacia deterrente della sanzione penale, anche laddove essa è applicata costantemente nella sua forma più rigida, con la carcerazione di soggetti autori prevalentemente di reati di non eccessiva gravità.

Qualcuno potrebbe obiettare che alcune persone hanno comunque commesso reati usufruendo dell’indulto. È vero, ma si tratta di reati che non sono di eccessiva gravità e che spesso riflettono il disagio di cui soffrono queste persone. Si parla quindi di reati contro il patrimonio, spesso sintomo di problemi economici o di difficoltà nell’inserimento nel mercato del lavoro. In altre occasioni, tali recidivi hanno commesso reati strettamente collegati allo stato di tossicodipendenza. Appare evidente, dunque, che il nuovo reingresso in carcere di tali soggetti rappresenta l’ennesimo fallimento di un’esistenza segnata da un progressivo degrado. Allo stesso tempo, tali reingressi devono essere interpretati come la prova del fallimento del sistema sanzionatorio nella risocializzazione delle persone che entrano a far parte del circuito penitenziario. Quindi non è l’indulto a incentivare la recidiva, ma il sistema penitenziario stesso.