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di Guglielmo Starace

L’Edicola del Sud, 9 luglio 2024

Il Governo ha recentemente emanato il decreto legge 92 riguardante misure urgenti in materia penitenziaria. Il decreto è stato presentato come risposta al sovraffollamento carcerario da cui deriverebbe il trattamento disumano dei detenuti e il numero impressionante di coloro che decidono di togliersi la vita. In tema di liberazione anticipata, anziché provvedere ad ampliare il beneficio (magari da 45 a 75 giorni per ogni semestre di pena sofferto, come suggerito da Roberto Giachetti e Rita Bernardini), si attribuisce alla Procura il compito di computare eventuali detrazioni di pena a titolo di liberazione anticipata nell’ordine di esecuzione e al Magistrato di sorveglianza di farlo in caso di ricezione di richiesta di accesso alle misure alternative alla detenzione o ad altri benefici.

Il decreto dispone anche l’istituzione di un elenco delle strutture residenziali idonee all’accoglienza e al reinserimento sociale. Il provvedimento legislativo programma, inoltre, l’assunzione di mille unità di polizia penitenziaria e dispone l’incremento dei colloqui telefonici con i familiari. Il ministro ha definito il provvedimento come “decreto carcere sicuro”, respingendo quella terribile definizione di “svuota-carceri” che sembra richiamare il tema dello smaltimento dei rifiuti anziché riferirsi a persone che hanno diritto a una riabilitazione sociale. Al di là della definizione, però, prendiamo atto che si tratta dell’ennesima occasione persa per cercare di cominciare a risolvere un problema sociale di straordinaria serietà con dei palliativi. Del resto, l’espressione “carcere sicuro” tende a tranquillizzare la parte della società che vede le mura delle strutture penitenziarie rassicuranti soltanto perché invalicabili e non in quanto delimitanti un ambiente che cura i cittadini.

Come ben rappresentato dall’Unione delle Camere penali italiane, “di fronte al numero dei suicidi in carcere, i rimedi proposti dal Governo con il decreto per “l’umanizzazione delle carceri” appaiono davvero insufficienti”. Il decreto mostra di non comprendere che, a fronte di un’emergenza, occorrono rimedi urgenti che riducano drasticamente il numero dei detenuti.

È indispensabile una scelta emergenziale, come quella della liberazione anticipata speciale, idonea a fare riconquistare la libertà alle tante persone che devono espiare ancora pene brevi per reati di inconsistente allarme sociale, in tal modo favorendo le uscite. Ma occorre pure ridurre le “entrate”, razionalizzando l’uso della misura cautelare carceraria che dovrebbe riguardare soltanto le persone accusate di reati che consentono di accertare un oggettivo pericolo per la società derivante dall’adozione di misure meno afflittive. Occorre pure evitare gli accessi al carcere per tutti i condannati a una pena inferiore a quattro anni di reclusione, con un favor incondizionato per la detenzione domiciliare.

Come conclude l’Unione delle Camere penali, “a fronte delle condizioni di oggettiva inciviltà in cui versano le carceri, auspichiamo che la politica abbandoni inutili slogan e scelga di operare, in aderenza ai principi costituzionali, ponendo in essere rimedi immediati e urgenti realmente sottesi all’umanizzazione della pena ed al superamento delle attuali condizioni di sostanziale illegalità”. Non si potrebbe dire meglio poiché dovrebbe essere compito di tutti noi provare a fare qualcosa per evitare il protrarsi di un massacro di persone deboli e indifese. Comunque, tanto per cambiare, il decreto, che si presenta come finalizzato a risolvere i problemi del carcere rendendo la pena più umana, introduce distrattamente un reato: il redivivo peculato per distrazione. Intellegenti pauca.