sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Liana Milella


La Repubblica, 9 marzo 2021

 

Oggi vertice al ministero sulle riforme dell'ex Guardasigilli Bonafede. La Guardasigilli ha convocato per le 9.30 i presidenti delle commissioni di Camera e Senato. La ministra vuole accelerare e affrontare la questione della diffamazione e del carcere per i giornalisti. Costa di Azione riapre il dossier intercettazioni.

Giustizia e Recovery, un binomio strategico che necessita di una straordinaria accelerazione. Non solo per l'arrivo e l'utilizzo dei fondi Ue, ma anche perché siamo già a due terzi della legislatura e non possono più attendere le leggi "delega" sui tempi dei processi, sulla legge elettorale del Csm, sulle toghe in politica pena il concreto rischio di aver lavorato inutilmente. È per questo che la Guardasigilli Marta Cartabia spinge sull'acceleratore e convoca - alle 9 e trenta - un vertice in via Arenula.

Presenti i suoi neo sottosegretari Sisto e Macina, ma soprattutto i presidenti e i capigruppo delle commissioni Giustizia di Camera e Senato. Per la prima volta i "nemici" di sempre - Forza Italia, Lega e Azione da una parte; Pd, M5S, Italia viva, Leu dall'altra - dovranno confrontarsi e cercheranno di raggiungere una mediazione che accontenti tutti e regga al voto parlamentare su un argomento divisivo come la giustizia. Non sarà facile, perché fino a ieri questi partiti hanno soltanto litigato e si sono contrapposti duramente. Cartabia dovrà spendere tutta la sua autorevolezza di giurista di fama internazionale e di ex presidente della Consulta per ottenere un risultato concreto.

Il "metodo" Cartabia e gli appuntamenti

Due settimane fa, la prima uscita alla Camera della ministra ha fatto goal. L'ordine del giorno proposto da lei, che inseriva il tema della prescrizione nel contesto della riforma penale, ha messo d'accordo tutti (tranne qualche mugugno finale di Fi), ed è passato in aula con il decreto Milleproroghe. Ma adesso la partita è più complessa. E intorno allo stesso tavolo ci saranno falchi come Pierantonio Zanettin di Forza Italia, e lo stesso sottosegretario Francesco Paolo Sisto, e il senatore Giacomo Caliendo. O ancora Andrea Ostellari, il presidente leghista della commissione Giustizia del Senato, e il suo compagno di partito Simone Pillon. Nella maggioranza c'è Enrico Costa di Azione, le cui battaglie sulla giustizia lo hanno visto sempre in posizione fortemente critica sulle riforme dell'ex Guardasigilli Alfonso Bonafede. Riforme che lo stesso M5S - con il presidente della commissione Giustizia della Camera Mario Perantoni - non è affatto disposto ad abbandonare. Modifiche sì - dice M5S - ma mirate, per migliorare, ma non per smontare i testi di Bonafede.

Una partita politicamente molto difficile. Su cui ci vorrà tutta la capacità strategica di Cartabia affinata in nove anni da giudice alla Consulta. Una "scuola" dove s'impara a rispettare la Costituzione e a metterla in atto, per fare in modo che ogni provvedimento non abbia "palesi difetti" rispetto alla Carta. In una parola, leggi innanzitutto "a prova di Consulta", politicamente frutto di una mediazione tra impostazioni giuridiche differenti. Cartabia ha già dimostrato abilità politica quando ha affrontato il rapporto con Bonafede e le sue leggi, nella formula ipotizzata per affrontarle, "discontinuità nella continuità", visto che ci sono ovviamente le richieste pressanti di Forza Italia, Lega e Azione per cambiarle, ma nella maggioranza c'è anche M5S, ben deciso a non buttare alle ortiche il lavoro dell'ex Guardasigilli. Inutile immaginare, comunque, che tutto sarà "rose e fiori". Come quando, al Senato, si dovrà affrontare la legge Zan sull'omofobia e in commissione farà la sua parte il leghista Pillon.

Ci sono tre appuntamenti - a parte domani - dai quali si capirà fino in fondo come vuole muoversi la ministra. Lunedì 15 marzo la prima uscita in commissione Giustizia alla Camera. Giovedì 18 marzo la replica al Senato. E poi martedì 23 marzo quando, per la prima volta, Cartabia andrà al Csm. C'è già stato, in via Arenula, un incontro tra la Guardasigilli e il vice presidente di palazzo dei Marescialli David Ermini. Ma è lì, a piazza Indipendenza, che Cartabia dovrà affrontare lo scandalo della legislatura. Quel caso Palamara che ha cambiato la storia delle toghe e ha svelato che anche i giudici, quando si tratta di un incarico di prestigio (ma anche non) trafficano proprio come i politici.

Di cosa si discuterà domani al ministero? L'agenda è fittissima. I protagonisti pronti anche a utilizzare il fioretto. Perché le questioni sul tavolo sono molte. Certamente quelle più "calde" sono alla Camera rispetto a quelle più "necessarie e urgenti" del Senato. A partire dalla riforma del processo civile, su cui Cartabia ha già fatto capire che non intende fare un decreto, come invece avrebbe voluto il Pd.

Ma è a Montecitorio che ben due leggi delega di Bonafede vedono posizioni contrapposte. Innanzitutto la riforma del processo penale che contiene la magica formula dei tempi del processo, in tutto cinque oppure addirittura quattro anni, e di conseguenza la prescrizione, su cui Cartabia finora non ha fornito anticipazioni sulla possibile soluzione. Ma necessariamente dovrà farlo dopo aver sentito le soluzioni ipotizzate dai partner della sua maggioranza. Un rinvio della legge Bonafede in vigore? È una questione apertissima. La via che vorrebbero seguire Italia viva con Lucia Annibali, Costa, i forzisti, la Lega.

Come lo sono questioni altrettanto rilevanti legate ai tempi del processo. Di cui si è già discusso in commissione alla Camera con dure contrapposizioni. Che succede, ad esempio, se il dibattimento non rispetta i tempi previsti? Secondo Bonafede la toga che lo gestisce finirà sotto azione disciplinare. Ma questo non bastava per l'ex opposizione, Forza Italia, la Lega, Costa. Pronto quest'ultimo a chiedere l'estinzione del processo stesso. Idem per le indagini preliminari se non si chiudono nei due anni previsti. Per l'ex Guardasigilli c'era la discovery degli atti, all'opposto Costa chiede la decadenza dell'indagine stessa, mentre l'ex ministro della Giustizia Andrea Orlando, nella sua riforma del processo penale, aveva previsto l'avocazione da parte della procura generale. Una formula che però non ha funzionato, ma ha creato solo conflitti.

Sulla riforma del Csm e dell'ordinamento giudiziario, sulla soluzione da dare alle candidature dei magistrati in politica, sulla stretta disciplinare, ma soprattutto sulla futura legge elettorale dello stesso Csm, il confronto si fa caldissimo tra chi vuole buttare via la proposta di Bonafede di un doppio turno per lanciare il sorteggio, del tutto inviso alle toghe. Insistenti finora, in commissione Giustizia alla Camera, le contrapposizioni tra chi, come il forzista Zanettin, vuole il sorteggio, e chi come il relatore Alfredo Bazoli del Pd è contrario.

Quello del Csm è sicuramente il tema più delicato. Proprio perché alle sue spalle c'è il caso Palamara, quelle chat diventate ormai il libro mastro su cui decidere le promozioni. I tempi sono strettissimi, perché per il prossimo Csm si vota a settembre del 2022 e l'iter parlamentare di una legge delega invece è lungo. Il rischio potrebbe essere quello, alla fine, di dover ricorrere necessariamente a un decreto legge. Ma proprio rispetto al caso Palamara conta molto anche il capitolo dei poteri delle procure, non solo per fissare i criteri delle nomine, ma anche dell'organizzazione degli uffici rispetto ai poteri del "capo" nella scelta dei suoi vice, ma anche sull'indicazione dei criteri di priorità per definire quali reati trattare rispetto ad altri.

Sul tavolo di Cartabia - inevitabilmente - cadrà ancora la questione delle intercettazioni. Ad Enrico Costa, uno dei nemici acerrimi della legge Orlando-Bonafede, non è certo passata inosservata la notizia che la Corte di giustizia Ue, trattando un caso dell'Estonia - vedi su Repubblica.it del 2 marzo l'articolo di Alessandro Longo "Dubbi sulle richieste dei pm sui tabulati telefonici per le indagini" - ha sollevato la questione che non sarebbe sufficiente la sola richiesta del pm per ottenere i tabulati di un indagato. Sarebbe necessario anche il vaglio del gip con un lasciapassare. E nella legge di Delegazione europea Costa sarebbe già pronto a presentare un emendamento per adeguare la legislazione italiana al dettato della Corte di giustizia. Si tratterebbe di una vera rivoluzione perché la richiesta dei tabulati attualmente rappresenta un passo necessario per molte indagini e richiede dei tempi rapidi, che certamente verrebbero allungati qualora anche il gip dovesse essere coinvolto.

Ma Cartabia metterà in cima alla lista delle priorità il tema della giustizia civile. Perché il via libera a questa riforma è fondamentale per ottenere i 2,7 miliardi di euro del Recovery che permetteranno non solo assunzioni di personale, ma anche la completa digitalizzazione degli atti. Tuttavia la Guardasigilli ha detto no all'idea di trasformare in un decreto legge il testo della commissione Giustizia del Senato. Ipotesi che invece sembrava possibile con l'ex Bonafede.

Allo stesso modo non sarà affrontata subito la complessa questione della magistratura onoraria, anche se da quel mondo si moltiplicano gli appelli delle 5mila toghe tuttora pagate a sentenza per ottenere i propri diritti, soprattutto dopo la sentenza di luglio della Corte di Giustizia del Lussemburgo, la sentenza di Napoli che di fatto parifica le toghe onorarie a quelle ordinarie, e infine le parole pronunciate dal presidente della Corte costituzionale Giancarlo Coraggio.

Ma proprio per via della Corte, Marta Cartabia vorrebbe agire con un po' più di respiro, visto che i suoi ex colleghi dovranno affrontare un'ordinanza proprio sul rapporto tra il cursus di un magistrato onorario, che non ha fatto i concorsi, rispetto a quello di un giudice ordinario che invece dopo la laurea li ha superati. Nel 2020 è stato un giudice di pace di Lanciano a porre la questione della costituzionalità delle norme della riforma Orlando del 2017 che rende volontario e quindi occasionale il loro lavoro, anche se è fiscalmente assimilato a quello di un lavoratore autonomo. Sempre del 2020 è anche un'ordinanza del tribunale di Genova sulla misura dell'indennità riconosciuta ai giudici onorari. Quindi, secondo la ministra, prima di varare una legge sarebbe opportuno attendere queste due pronunce.

Com'è noto, quello del carcere è un tema molto caro a Cartabia. E adesso c'è uno snodo che va affrontato. Come più volte ha detto al Senato il capogruppo del Pd in commissione Giustizia Franco Mirabelli, dopo il Covid, è giunto il momento di verificare se le misure che sono state prese per questa emergenza - ad esempio quelle di lasciare liberi coloro che hanno permessi di lavoro esterno oppure dei permessi premio - possono diventare misure a regime, quindi permanenti. Tema su cui la mediazione sarà complessa per la contrarietà del centrodestra. Ma, proprio come sostiene Mirabelli, il Covid ha consentito di verificare norme che, se hanno dato un buon esito, possono assumere un carattere di stabilita, per esempio aumentando la premialità per buona condotta che non è passata nei decreti Ristori.

Infine ci sono tre temi nell'agenda della giustizia. Al primo posto uno che sta a cuore a Cartabia e che anche in questo caso lei eredita dalla Consulta, la diffamazione e il carcere per i giornalisti. La Corte ha dato un anno di tempo al Parlamento, ma a giugno - se le Camere restano inerti - dovrà decidere proprio com'è accaduto per il caso Cappato. Cartabia invece, adesso dall'altra parte, vorrebbe lanciare un input. Sul suicidio assistito è il presidente della Camera Roberto Fico e M5S che vorrebbero fare un passo avanti, in questo caso andando oltre la Consulta. Per chiudere un altro capitolo da sempre fonte di forti lacerazioni, quello della legge Zan sull'omotransfobia. Dopo il sì della Camera il Pd vorrebbe un rapido via libera dal Senato.