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di Guglielmo Starace*

 

Gazzetta del Mezzogiorno, 5 dicembre 2019

 

I penalisti italiani sino al 7 dicembre si astengono dalle udienze per dire no al processo senza fine. Come è noto, dal primo gennaio 2020 è prevista l'entrata in vigore di una norma secondo cui, dopo l'impugnazione di una sentenza di primo grado, la durata del processo non avrà più alcun limite perché il tempo necessario alla prescrizione del reato sarà fermato per sempre.

La nuova disposizione è chiaramente in contrasto con la norma costituzionale che individua nella ragionevole durata del processo un fondamentale principio di civiltà giuridica. É infatti incivile consentire che un imputato rimanga eternamente sospeso nelle maglie di un processo che, essendo senza fine, rappresenta comunque una condanna in quanto assoggetta alla pena costituita dal processo medesimo. Allo stesso modo è incivile che la persona offesa rischi di rimanere per sempre in attesa di una pronuncia definitiva sui suoi diritti.

Il principio che deriverebbe dalla nuova disciplina è quello secondo cui ogni cittadino potrà restare in balia della giustizia penale dopo la sentenza di primo grado fino a quando lo Stato non riterrà di concludere il processo. Quindi i tempi del processo potranno andare avanti all'infinito. Non ci sarà giustizia per nessuno e quindi non ci sarà giustizia per la società. Gli imputati innocenti non vedranno mai riconosciute le loro giuste ragioni.

Gli imputati colpevoli saranno forse chiamati ad espiare una pena quando potrebbero ormai essere persone diverse: ad esempio, un buon padre di famiglia, ormai pienamente realizzato, potrebbe essere costretto a fare i conti con le conseguenze di un furto di biscotti in un autogrill durante una gita scolastica. Tutte le persone offese rimarranno comunque in eterna attesa di giustizia. L'istituto della prescrizione garantisce i tempi massimi di durata dei processi e non è un modo per aiutare "i delinquenti che la fanno franca".

Costituisce fatto notorio che i processi per reati che si prescrivono in tempi più dilatati (nel nostro sistema ci sono già numerosi reati con tempi di prescrizione lunghissimi) vengono celebrati molto lentamente perché è fisiologico che -a fronte di un carico di lavoro elevato rispetto a strutture carenti e personale insufficiente- si prediliga la trattazione dei processi con prescrizione vicina, inevitabilmente mettendo in secondo piano quelli con prescrizione lontana. Figuriamoci su che piano finiranno i processi senza prescrizione!

Assistiamo quotidianamente a processi dalla durata insopportabile, con strutture che cadono a pezzi, penuria di personale, senso diffuso di ingiustizia, che certe volte non si consuma grazie all'impegno vero di donne e di uomini che si rimboccano le maniche e si impegnano gettando il cuore oltre l'ostacolo per cercare di dare giustizia ai cittadini. La soppressione della prescrizione equivale alla soppressione delle garanzie e delle speranze del cittadino e noi avvocati, davanti al grave pericolo corso dai principi costituzionali, continueremo nella nostra protesta contro questo ergastolo processuale.

L'Unione delle Camere Penali Italiane in concomitanza con l'astensione dalle udienze sta una "maratona oratoria" a Roma, innanzi alla Corte di Cassazione per far comprendere alla gente l'errore commesso con la soppressione della prescrizione e la gravità delle conseguenze, manifestazione a cui ha attivamente preso parte anche una folta delegazione barese.

Domani 6 dicembre nella nostra città gli avvocati della Camera Penale di Bari saranno in strada, dalle ore 18,30 in via Principe Amedeo angolo Via Melo, per incontrare i cittadini e spiegare il significato della battaglia che stanno conducendo non per interessi corporativi ma solo a tutela dei diritti di tutti.

*Presidente della Camera Penale di Bari