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di Maria Giuseppina Bonanno

Oggi, 16 ottobre 2025

Don Antonio Loffredo ha fatto miracoli in un quartiere difficile della città, e ora è al centro della fiction “Noi del Rione Sanità”, interpretata da Carmine Recano. “Mi hanno aggiustato un po’: non solo appaio più bello, ma anche più dolce. Io sono di carattere impetuoso. Mi è pure capitato di dire parolacce in chiesa”. Così, e col sorriso, don Antonio Loffredo parla della fiction Noi del Rione Sanità, in onda dal 23 ottobre su Rai 1 in prima serata. A rappresentarlo, col nome di don Giuseppe, è stato chiamato Carmine Recano, attore sempre apprezzato, nei film di Ferzan Özpetek come in tv, per esempio in Mare fuori.

Don Antonio, polo blu e sandali, è stato per molto tempo parroco proprio alla Sanità, rione di Napoli dove è nato Totò, dove Eduardo De Filippo ha ambientato storie di vite complicate, dove drammi e rinascite sono riusciti a incontrarsi. “Quando ci arrivai, nel 2001, mi aspettavano cinque parrocchie e 10 chiese, dove nessuno voleva andare. Io venivo da anni passati nel quartiere di Poggioreale, dove avevo avuto esperienze prima nel carcere e poi creando comunità per contrastare tossicodipendenza e Aids. Per questo avevo chiesto di avere una parrocchia piccola, in un contesto meno complicato”, dice don Antonio.

Ma fu mandato alla Sanità. “Qui ho spalancato le porte delle chiese a corsi di teatro, ho portato lo sguardo degli abitanti verso l’arte, anche aprendo le Catacombe di San Gennaro, ridotte allora a deposito, facendo nascere un coro, mettendo su una palestra di pugilato, inizialmente nella sagrestia. Così quando andavo a vestirmi per la messa mi ritrovavo tra i poliziotti delle Fiamme Oro che allenavano i ragazzi. Alcuni avevano timore anche a dare i loro nomi per non far scoprire parentele con carcerati. Una situazione da guardie e ladri. Ma quando accendi la speranza arriva la rivoluzione. E adesso più di 150 ragazzi praticano la boxe e 200 fanno judo”. I ricordi di don Antonio evocano anni intensi, che lui stesso ha raccontato nel libro Noi del Rione Sanità, che ha ispirato la fiction. “Ora mi occupo del progetto di sviluppo del Mudd, il Museo diocesano diffuso, dove sono coinvolti molti giovani formati e impegnati nel ruolo di guida tra le meraviglie delle nostre chiese, che devono essere come case per la comunità e luoghi accoglienti per chi viene da fuori”, spiega don Antonio. Lo dice anche in veste di vicepresidente della Fondazione Napoli C’entro, nata nel 2024 proprio per promuovere la valorizzazione del patrimonio artistico e religioso del centro storico della città, che si ammira senza un biglietto da pagare. Don Antonio, sul “modello Sanità”, sottolinea concetti come “movimento di comunità”, “Fondazione di partecipazione”, nel senso che chiunque, anche con un euro può dare un sostegno a Napoli C’entro. Un segno di questa condivisione è raffigurato dalla facciata del Duomo vestito con le foto delle persone che vivono qui dall’artista francese JR. Intanto, don Antonio segue gli operai che stanno lavorando per dare nuova vita alla Chiesa di Santa Maria Donnaregina, incontra un responsabile della Soprintendenza di Napoli, progetta. “Qui non si dirà solo la messa: questo deve essere un luogo dove i giovani possono incontrarsi, fare musica, studiare. Ci sarà un hub dove gratuitamente tutti possono trovare spazio per mangiare insieme, giocare a fantacalcio, vedere un film, apprezzare l’arte che è dipinta su queste pareti, i marmi, gli intarsi, le opere del 600 napoletano”. Sarà così, dopo la riapertura della Chiesa di Sant’Aniello a Caponapoli e, lo scorso settembre, di San Giovanni a Carbonara.

I “miracoli” compiuti alla Sanità sono in tante storie, come quelle del figlio del camorrista che diventa regista, del giovane che voleva a tutti i costi vendicarsi del fratello ammazzato e oggi lavora alle Catacombe, dei ragazzi che hanno messo su uno studio di registrazione. Nella fiction, don Giuseppe ha una ex fidanzata, Manuela, interpretata da Nicole Grimaudo. Anche a lui è capitato di innamorarsi: “Sono entrato in seminario in conflitto con mio padre che voleva coinvolgermi nella sua azienda di logistica, poi però sono andato in crisi, sono scappato via e sono rientrato. E sì, anche io ho avuto una fidanzata. Anche io, come Sant’Agostino, ho pregato dicendo: “Signore, donami la castità perfetta e la continenza il più tardi possibile”“, racconta don Antonio. E aggiunge: “Io ho accettato la regola del celibato, ma credo che in futuro i preti potranno sposarsi”. Nella chiesa di Donnaregina c’è un via vai che sa di futuro. Chissà se a don Antonio manca la Sanità. “Il Signore mi chiama a fare dove sono. Seguo il pensiero dello scrittore Ermanno Rea: ho un pezzetto di terra sul quale devo scrivere parole di cielo”.

La sua figura è presente anche nel romanzo Nostalgia di Ermanno Rea, portato al cinema da Mario Martone con Pierfrancesco Favino e ambientato alla Sanità. “Da napoletano ho capito che la via della folgorazione passa dai sensi: quella sensualità che entra nel linguaggio, che si fa simbolo in un pallone lanciato dal pulpito, in parole forti dette nell’omelia”. Don Antonio ripensa a quando, ai funerali di Fortuna Bellisario, vittima di femminicidio nel 2019, disse: “Chi dà uno schiaffo a una donna è uno stronzo”.

Nella fiction c’è anche la camorra. Se a don Antonio si chiede di ricordare il momento più difficile vissuto alla Sanità, lui si ferma un po’ a pensare, prima di rispondere. “Mi vengono in mente le incomprensioni col Vaticano sulla riapertura delle Catacombe. Fu una lotta che mi portò il dolore di non essere capito dalla Chiesa, mentre mi capiva il mondo laico, mi capiva l’Europa che mi chiamava a parlare in Parlamento. Ho dovuto combattere anche contro la burocrazia. Certo, alla Sanità abbiamo attraversato un periodo drammatico nel 2005, quando ci sono stati nove omicidi in tre mesi. Ma la camorra non è stato l’unico nemico”. Oggi c’è una continuità tra l’impegno di don Antonio alla Sanità, dove l’arte, la musica, lo sport hanno trovato casa nel quartiere e quello legato al Mudd. “Con tutte le mie lacerazioni, sono rimasto fedele al sì detto al Signore”, confida.