di Enea Conti
Corriere della Sera, 19 luglio 2024
“Sospesi” è il titolo della pellicola che sarà proiettata al Giffoni Film Festival, ideata nel progetto “SanPa Cine Lab” diretto da Paolo Ruffini e realizzato da 28 ospiti. Non racconta storie di droga o dipendenza, ma la vita insieme e la collaborazione tra i suoi abitanti. Quando una ragazza o un ragazzo, un uomo o una donna, varcano la soglia della comunità di San Patrignano, a Coriano, sulle colline intorno a Rimini lo fanno per mettersi alle spalle una vita fatta di dipendenze: che sia dalle droghe o dall’alcool non importa. Loro sanno che il percorso che li attende impone prima di tutto uno stacco dalla quotidianità e una routine, con la speranza di vederla allontanarsi sempre di più volgendo all’indietro lo sguardo. È una lunga pausa di riflessione, di sospensione che anche per le sfumature malinconiche, a tratti drammatiche, necessità di un atto di coraggio per essere rivelata. Accadrà al Giffoni Film Festival, giunto quest’anno alla sua 54esima edizione e partito giovedì 19 luglio: “Sospesi”, non a caso, è il titolo del primo film, un cortometraggio d’autore di 45 minuti scritto, diretto e interpretato dai ragazzi e dalle ragazze di San Patrignano, prodotto da Vera Film e San Patrignano, in collaborazione proprio con Giffoni Film Festival, pensato e ideato nel progetto SanPa Cine Lab, laboratorio di cinematografia sperimentale diretto da Paolo Ruffini, che in cinque mesi ha insegnato ai partecipanti l’arte del fare cinema: scrivere sceneggiature, utilizzare i linguaggi base del film making, cenni anche ai legami tra cinema e industria cinematografica (produzione, realizzazione, promozione).
L’anteprima - È un film interamente in bianco e nero, quasi ad evocare una storia senza tempo ed epoche. L’anteprima nazionale è andata in scena nell’auditorium di San Patrignano, alla presenza proprio di Ruffini, applauditissimo, nel pomeriggio di mercoledì 17 luglio. E l’auditorium è solo una delle 17 location della comunità - che è un po’ come una città nella città - che propone questo viaggio cinematografico: ci sono un palazzetto per l’equitazione, una piscina semi olimpionica, un teatro, l’immensa sala da pranzo, la lavanderia, il canile, il deposito del fieno, e ancora, le vigne, gli allevamenti, il laboratorio delle decorazioni, hanno fatto da sfondo alle riprese (coinvolte circa 800 comparse, tutte appartenenti alla comunità, in più di 60 scene per un totale di oltre 330 ciak battuti). Ventotto le persone della comunità impiegate nel cuore della produzione, suddivise in due classi, quella degli attori, che ha seguito le lezioni del docente di recitazione Gabriele Colferai e quella dei pensatori che ha seguito le indicazioni del docente di sceneggiatura Stefano Ascari.
Un set inclusivo - “Il valore del valore svolto a San Patrignano - ha detto Paolo Ruffini - è immenso. I ragazzi hanno provato a fare i registi, gli attori, gli elettricisti di scena. San Patrignano è stato un set inclusivo. Abbiamo lavorato molto sul neorealismo, la scelta di usare il bianco e nero è stata presa proprio dai ragazzi. Raccontiamo quattro storie d’amore che abbiamo incrociato: due nei confronti del prossimo e due noi confronti di noi stessi, ambientate qui all’interno della comunità, in questo tempo di sospensione”. Sotto la guida dei docenti i ragazzi hanno lavorato anche alla sceneggiatura del cortometraggio, scrivendo battute e dialoghi. Una premessa è d’obbligo: in “Sospesi” non vengono raccontate storie di droga o dipendenza, ma tutto ruota attorno alla vita di comunità e alla reciproca collaborazione tra i suoi abitanti.











