di Sandro Gugliotta*
Il Dubbio, 14 febbraio 2024
La situazione all’interno degli istituti penitenziari è diventata ormai insostenibile. Il focus che qui si intende porre non è sulle condizioni dei detenuti ma sulle condizioni di lavoro in cui operano i Funzionari Contabili. Nessuno ne parla, nessuno sa chi sono questi funzionari dello Stato che si occupano di fare girare la macchina economica e finanziaria del carcere. Gestione del patrimonio, gestione dei capitoli di bilancio su cui arrivano i fondi del ministero della Giustizia e con cui provvedere a tutti gli acquisti necessari alla vita dell’istituto, sempre attraverso il mercato elettronico della Pubblica amministrazione.
Ancora gestione integrale del fondo dei detenuti, rimesse da e per le famiglie dei ristretti, gestione delle retribuzioni e degli stipendi dei detenuti lavoratori con tutto ciò che ne consegue a livello di adempimenti fiscali. Con un giro di denaro considerevole che cambia e seconda della grandezza del penitenziario. Ma le responsabilità contabili sono enormi per tutti i funzionari responsabili delle gestioni. Tanto più che per accedere alle piattaforme digitali su cui espletare tutti gli adempimenti del “Carcere azienda”, come Mepa, Inps Agenzia delle Entrate, Mef, Anac, Inail, i funzionari contabili devono utilizzare le credenziali personali (Spid) del Dirigente contravvenendo alle norme del codice di comportamento dei pubblici dipendenti. Ma l’alternativa sarebbe quella di paralizzare, letteralmente ogni attività dell’Istituto. Eppure, anche senza personale di supporto i pochi presenti in servizio hanno sempre fatto il proprio dovere cercando di tutelarsi dalle abnormi responsabilità attraverso polizze assicurative private. Si, anche perché lo stipendio e gli incarichi di responsabilità sono pagati in modo assolutamente inadeguato in relazione all’impegno ed alla difficoltà degli adempimenti.
Con i pensionamenti il Dap ha cominciato a bandire nuovi concorsi. Ma per le condizioni sopra descritte si sono rivelati un grande fallimento. Infatti, i candidati impegnati anche in altre procedure concorsuali, quando hanno potuto, hanno sempre scelto altre Amministrazioni statali come Mef, Inps, Agenzia delle Entrate, Ministero dell’Interno. lasciando il Dap come ultima e disperata opzione.
Anche per questi motivi il 9 settembre 2023 si è formalmente costituita l’Associazione Nazionale dei Funzionari Contabili (Anfc) del Dap. C’è tantissimo lavoro da fare, poiché sin ad ora non ci si è mai occupati di curare davvero in maniera organica e sistematica la macchina organizzativa che è fondamentale per far funzionare ogni istituto penitenziario.
Soprattutto, nessuno si è mai occupato di riconoscere ciò che è oramai oltremodo evidente a tutti gli operatori del sistema carcere: la rieducazione, il trattamento e la sicurezza dei detenuti sono impossibili da realizzare senza una corretta gestione delle risorse! E le logiche di organizzazione del lavoro e di assunzione delle responsabilità tra i Funzionari del Comparto Funzioni Centrali e il personale della Polizia penitenziaria, che di fatto lavorano fianco a fianco nell’istituto, rappresentano il più grande cortocircuito che distorce ogni funzionamento virtuoso della macchina organizzativa. Non esiste al mondo organizzazione del lavoro complessa che possa funzionare correttamente dove chi si assume le responsabilità più onerose guadagni meno di chi non ha tale compito e dipende funzionalmente dallo stesso.
Se va riconosciuta la specificità di chi si occupa di sicurezza, senza creare contrapposizioni sterili, occorre anche dire come dato oggettivo ed incontrovertibile, che un funzionario responsabile dell’area contabile di un istituto penitenziario, che risponde con il direttore per i propri atti amministrativo- contabili dinanzi agli organi superiori di controllo, guadagna meno di un agente di polizia penitenziaria con il grado di Assistente Capo Coordinatore per il quale fino al 2021 era richiesto il titolo di licenza media. Le figure di Polizia penitenziaria con il quale dovrebbe essere fatto il raffronto sono i Commissari ovvero funzionari di polizia penitenziaria ai quali è richiesta una laurea così come ai funzionari contabili. Ma qui mentre il funzionario contabile viene considerato un “semplice funzionario” come tanti ve ne sono nei ministeri, il funzionario di polizia penitenziaria viaggia spedito verso l’area della dirigenza. Eppure il ruolo del funzionario contabile si svolge impartendo direttive a molteplici figure della polizia penitenziaria.
Può mai funzionare con questi presupposti una macchina complessa come lo è un Istituto penitenziario? Le soluzioni per eliminare tali storture ci sono e hanno a che fare con la volontà dell’Amministrazione penitenziaria di prendere atto dell’evidenza, di riconoscere nei fatti il ruolo cruciale e infungibile dei Funzionari Contabili e di prevedere finalmente dei nuovi percorsi di carriera. Occorre, per esempio ripristinare assolutamente la figura del dirigente contabile che lavora in sinergia ed anche in autonomia con il dirigente penitenziario ovvero con il direttore di istituto. Attraverso la figura professionale del dirigente contabile, fondata esclusivamente sui presupposti delle procedure concorsuali, del possesso di titoli di alto livello e della esperienza maturata, adeguata all’importanza del ruolo, si creerebbe negli istituti penitenziari un nuovo equilibrio tra le figure apicali che si assumono le grandi responsabilità connaturate con la gestione della vita dei ristretti.
Inoltre, occorre rappresentare che le indennità liquidate negli istituti ai funzionari responsabili della gestione del patrimonio (consegnatari del materiale) e del fondo detenuti (contabile di Cassa), sono, ad oggi, di un valore irrisorio, per non dire offensivo e lesivo della dignità professionale di chi svolge tali ruoli, anziché essere correttamente commisurate alle reali responsabilità contabili assunte. Se lo stipendio del funzionario contabile continua a valere esattamente meno della metà di quanto riconosciuto ai dirigenti penitenziari e di polizia, appare in tutta la sua evidenza che il futuro degli Istituti di pena non potrà che essere sempre più precario ed incerto, così come lo è un’organizzazione del lavoro incapace di attribuire il giusto riconoscimento a chi si assume le responsabilità vitali per l’organizzazione stessa.
*Responsabile comunicazione ANFC Dap











