di Raffaella Romagnolo
La Stampa, 22 settembre 2025
Nell’era dell’odio essere onesti non basta. Cosa succederebbe se ogni persona ne portasse in piazza un’altra e poi un’altra? Il popolo dei disarmati deve farsi sentire. Gaza (ma anche Ucraina): come reagire a quello che sta accadendo? Non intendo come dovrebbero reagire i politici o gli alti funzionari con responsabilità decisionali, dico la gente comune, quella che studia, lavora o magari è in pensione. Come dovrebbe reagire la gente comune allo scandalo di altra gente comune affamata e scacciata di casa? Ai bambini ammazzati? Alla distruzione di abitazioni per farne resort? A leader che praticano la violenza e la chiamano diplomazia? Come dovrebbe reagire la gente comune allo scandalo indicibile di leader che si candidano a boia? È una parola di origine greca, scandalo, e vuol dire inciampo, ostacolo. Di qui il significato morale: scandalo è ciò che ti obbliga a fermarti, alzare le mani e dire: “no, questo no”. E se lo scandalo è quotidiano, l’inciampo è continuo. E infatti io, che non sono un politico né ho responsabilità decisionali, continuamente mi sento così: immobile, impotente e con un unico pensiero in testa: “no, questo no, questo è troppo”.
Nell’editoriale di ieri il direttore Malaguti ha chiamato in soccorso Hanna Arendt. Pratica salutare, in tempi cupi, rivolgersi a chi ne ha vissuti con saggezza di simili. “Il suddito ideale di un regime totalitario” scrive Arendt “non è il nazista convinto o il comunista convinto, ma l’individuo per il quale la distinzione tra realtà e finzione, tra vero e falso, non esiste più”. A me viene in mente quello che diceva Primo Levi in Vanadio, penultimo racconto di quel capolavoro che è Il sistema periodico. “Un mondo in cui tutti fossero (…) onesti e inermi, sarebbe tollerabile, ma questo è un mondo irreale. Nel mondo reale gli armati esistono, costruiscono Auschwitz, e gli onesti e inermi spianano loro la strada”.
Inerme vuol dire senza armi, indifeso. La gente comune è inerme per definizione. Nella maggioranza dei casi, è anche onesta. Levi scrive nei primi Settanta, anni che poteva avvertire come di ritornante fascismo, da piazza Fontana in avanti. Scrivendo, mette a fuoco il funzionamento dei totalitarismi e il rapporto tra potere e individuo, un pensiero che troverà compiuta elaborazione qualche anno più tardi ne I sommersi e i salvati (leggere il capitolo “La zona grigia”). Ma nel tempo scandaloso che viviamo oggi, come dovrebbe reagire la gente comune, onesta e inerme, per non spianare la strada agli “armati”?
Arendt e Levi studiano i sistemi totalitari. Qui (Italia, Europa) siamo in democrazia. Eppure a me pare che la partita da giocare (“non spianare la strada agli armati”) sia simile. Se mi guardo intorno, vedo persone comuni presumibilmente oneste, e di sicuro disarmate, che scendono in piazza, organizzano fiaccolate, cortei, scioperi, sostengono associazioni umanitarie, raccolgono cibo per la Flotilla. Mi domando se è questo che intendeva Primo Levi e se ci sono altre forme disarmate per urlare allo scandalo e invertire il cammino. Serve, credo, un pensiero vivo, perfino creatività. Mi domando anche se può funzionare il contagio. Cosa succederebbe se ogni persona ne portasse in piazza un’altra, e poi un’altra, e via così? Cosa accadrebbe se un gruppo di disarmati diventasse un fiume e poi un mare di gente comune che sostiene altra gente comune? Non dovrebbero prenderne atto politici e decisori? Che poi la piazza abbia dei limiti, non c’è dubbio. Al corteo, ho sempre preferito lo studio e il contagio delle idee. Una forma comunque non esclude l’altra e ciascuno è libero di praticare quella che preferisce. Non mi rassegno a vivere nel tempo dell’odio.











