di Ivan Cimmarusti
Il Sole 24 Ore, 5 luglio 2019
Lo scandalo "toghe" si abbatte sui più alti vertici della giustizia: il procuratore generale della Cassazione Riccardo Fuzio ha deciso "di essere collocato a riposo anticipato". La resistenza dei giorni scorsi è venuta meno al termine dell'incontro di ieri mattina col presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dopo che le intercettazioni sul caso "nomine" della Procura di Perugia lo hanno "incastrato" mentre il 27 maggio scorso rivelava il contenuto delle accuse al principale indagato di quel procedimento, il pubblico ministero di Roma Luca Palamara.
La portata dell'indagine umbra sta investendo pezzi importanti della magistratura, come emerge dagli atti investigativi del Gico della Guardia di finanza capitolina. Una inchiesta che ruota attorno alla figura di Palamara - ex consigliere del Csm ed ex presidente dell'Anm - ma che sta restituendo retroscena agghiaccianti di un potere che appare incancrenito.
Fuzio alle 17 di ieri ha comunicato la propria decisione al Comitato di presidenza del Csm, dove, in quanto procuratore generale, non solo è componente di diritto assieme al presidente della Repubblica Mattarella e al primo presidente della Corte di Cassazione Giovanni Mammone, ma è anche titolare dell'azione disciplinare verso i magistrati. Rimarrà in carica fino al 20 novembre prossimo, nell'attesa che siano espletate tutte le procedure per la nomina del nuovo procuratore generale: lasciare in questo momento, infatti, porterebbe alla paralisi delle attività del Csm.
La decisione di Fuzio è stata assunta con "senso di responsabilità", trapela dal Quirinale, a conclusione di "un brillante percorso professionale al servizio delle istituzioni". Lo stesso Capo dello Stato ha espresso il proprio "apprezzamento per il rigore istituzionale con cui ha assicurato il tempestivo esercizio dell'azione disciplinare" in un momento tanto delicato per la magistratura italiana. Di "grande senso di responsabilità" ha parlato il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede: "Il procuratore Fuzio ha compiuto un gesto importante per le istituzioni".
Eppure, circa venti giorni prima di mettere sotto procedimento disciplinare Palamara, gli investigatori della Guardia di finanza lo hanno intercettato mentre illustrava allo stesso pm - indagato a Perugia di corruzione e rivelazione del segreto - i dettagli dell'accusa. Lo hanno ascoltano mentre riferiva che in quegli atti "ci stanno le cose con Adele (Attisani, ndr)", la donna cui Palamara fa avere in regalo un anello da 2mila euro come scambio per "danneggiare" la credibilità professionale del pm di Siracusa Marco Bisogni, "il viaggio a Dubai" e riferimenti anche alla figura discussa dell'ex pm Giancarlo Longo, già travolto da inchieste per corruzione in atti giudiziari.
Conversazioni che hanno creato forte imbarazzo, tanto che da subito l'Anm ha chiesto le sue dimissioni, ma senza ottenerle. Solo dopo l'incontro con Mattarella è giunto il cambio di rotta. Non è detto, tuttavia, che la soluzione che consente a Fuzio una uscita "soft" faccia placare l'Anm e Unicost, la corrente di cui il pg è stato un leader. Sabato i probiviri dell'Anm, infatti, chiederanno provvedimenti a suo carico.









