di Leonardo Rinella*
Gazzetta del Mezzogiorno, 19 giugno 2019
Il terremoto che in questi giorni ha interessato la magistratura associata e l'organo di autogoverno dei giudici può destare meraviglia solo in chi è completamente estraneo al mondo giudiziario o in chi è dolosamente ipocrita, perché il pesante intervento delle correnti associative nelle nomine ai posti direttivi, in barba ad ogni criterio di meritocrazia, risale fin dai tempi dell'entrata in funzione del Consiglio superiore della magistratura, perché ricordo i colleghi più anziani che rimpiangevano i tempi in cui era il ministro della giustizia che operava le scelte.
Del resto Bari è passata alla storia quando tutti i magistrati di quella Procura, uniti come non mai, si sollevarono in una clamorosa protesta contro una nomina che aveva portato ai vertici della Procura generale un magistrato che non aveva mai ricoperto incarichi inquirenti e che aveva il solo merito di essere amico di un potente componente il Csm, mentre era aspirante a tale posto un valoroso magistrato del livello del dott. Lerario, che aveva fino a quel momento retto con capacità ed equilibrio la Procura di Bari. All'epoca l'ingiustizia fu sanata grazie a una sentenza del Tar Lazio che stracciò letteralmente la delibera del Csm.
Ho voluto ricordare questo caso perché fu clamoroso e ne fui testimone diretto, ma l'intervento correntizio avveniva (ed avviene) per qualsiasi avvenimento che interessi la vita giudiziaria. Ricordo che un anno bisognava nominare tre magistrati coordinatori del tirocinio degli uditori giudiziari. Un incarico privo di qualsiasi potere ma strettamente tecnico in quanto il magistrato coordinatore deve solo seguire il tirocinio del magistrato nei vari momenti ed aspetti, ma pur sempre utile alle correnti, perché il coordinatore poteva anche influenzare l'iscrizione del giovane collega a questa o a quella corrente.
Bene. Io, non iscritto all'associazione feci la domanda, ma, pur essendo il più anziano, non fui nominato ma furono scelti tre colleghi più giovani: uno di magistratura democratica, uno di magistratura indipendente ed uno di unità per le costituzioni, le tre correnti all'epoca esistenti. Ed allora togliamoci la maschera di ipocrisia e guardiamoci negli occhi.
Sono cambiati i vertici dell'associazione e si sono dimessi i quattro componenti del Consiglio Superiore della Magistratura implicati nei fatti. Ma siamo sicuri che questo comporterà la cessazione di un sistema che vede le correnti ancora condizionare pesantemente tutta l'organizzazione giudiziaria?
*Procuratore Generale onorario della Cassazione









