di Carlo Valentini
Italia Oggi, 14 aprile 2026
Purtroppo adesso sono giustificate sia pure per opposte ragioni. Ma le vittime delle crisi che stanno insanguinando il mondo non scuotono più le coscienze, diventate impermeabili verso i corpi lasciati sul terreno dagli assalti terroristici (come gli oltre mille uccisi nell’attacco di Hamas in Israele del 7 ottobre), dalle reazioni sconsiderate (come gli oltre 70mila uccisi dall’esercito israeliano a Gaza, Cisgiordania, Libano), dalle crisi locali (come i 2 milioni, compresi i feriti, che è finora costata ai due contendenti la guerra in Ucraina). La vita sembra non avere quasi più valore, come nel tempo remoto quando i condottieri formavano le legioni e mandavano all’assalto le truppe, quasi incuranti della loro, a volte, decimazione.
Oggi che i colpi arrivano prevalentemente dal cielo, i palazzi sventrati e il dramma che vi sta dietro entrano nelle case attraverso i telegiornali senza più suscitare indignazione e, forse ancora peggio, c’è chi giustifica la carneficina se essa avviene da parte di coloro per i quali parteggia. Dopo le ultime due terribili guerre mondiali sembrava che la sacralità (laica) della vita fosse assunta a priorità.
Il movimento pacifista degli anni 60 e 70 rifiutava la guerra anche per i costi umani che essa inevitabilmente comporta, coinvolgendo innanzi tutto i giovani. Le crisi geopolitiche dei nostri giorni hanno invece innescato una spirale tremenda: non c’è più rispetto per la vita. Non sono accettabili i ragionamenti di chi plaude alle bombe su Teheran in nome di una pacificazione del Medio Oriente così come chi sventola la bandiera iraniana incurante di quanto accade nelle carceri del Paese, con centinaia di condanne a morte, eseguite, di giovani che hanno semplicemente espresso il loro dissenso verso un regime autoritario. Queste atrocità debbono trovare la condanna senza tentennamenti. Sia in un caso che nell’altro vi sono vittime innocenti che meritano il nostro pensiero e dovrebbero provocare la nostra mobilitazione affinché si ponga fine alle violenze, da qualsiasi parte esse provengano. Non ci possono essere distinguo di fronte a chi perde la vita. Papa Leone ha detto: “Cristo non sta mai con chi lancia le bombe”. Neppure noi.











