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di Pierluigi Battista


Corriere della Sera, 7 settembre 2020

 

In Francia chiude la rivista "Le Débat" perché ciò che viene enunciato dalla testata sembra appartenere tristemente al passato. La buona notizia dalla Francia è che c'è un presidente come Macron il quale, quando si apre il processo agli islamisti che hanno fatto strage dei vignettisti di Charlie Hebdo, difende strenuamente la libertà d'espressione e persino, e qui ci vuole davvero coraggio intellettuale e adesione convinta ai valori della democrazia liberale, "la libertà di blasfemia".

La pessima notizia è che chiude Le Débat, la bellissima rivista fondata nel 1980 per impulso soprattutto di Pierre Nora e che ha rivendicato tra i suoi compiti fondamentali quello di "difendere uno spazio di discussione pubblica". Chiude questa rivista perché lo "spazio di discussione pubblica" sta morendo per asfissia, perché si sta definitivamente spegnendo la civiltà del dibattito. Il fecondo conflitto delle idee si sta estinguendo perché è la stessa diversità delle idee, alimento e carburante delle società libere, a essere considerata un disvalore, perché non si riesce più a reggere la differenza d'opinioni, la lotta civile e leale tra tesi contrastanti, la battaglia condotta con la forza degli argomenti. Oggi, al posto del dibattito, dello "spazio di discussione pubblica", c'è l'apologia del bavaglio, la cultura del sospetto, il processo alle intenzioni, l'iper-semplificazone demonizzante, la caricaturizzazione delle tesi diverse, la rozzezza fanatica del "cancel culture".

Non è solo appannaggio dei più estremisti, è un morbo che ha conquistato anche le persone colte, che dovrebbero avere una certa familiarità con la civiltà del dibattito e invece si accodano all'andazzo aggressivo, brutale, all'impossibilità di discutere, alla mancanza di curiosità.

Proprio mentre si declama l'elogio della differenza e la santificazione del diverso, la diversità e la differenza vengono espulse dal cuore della civiltà del dibattito, che non era assenza di posizioni nette e radicali, tutt'altro, ma si fondava sull'idea che agli argomenti si risponde con gli argomenti e non con l'urlo belluino, la ridicolizzazione dell'avversario, l'incapacità di tollerare la differenza radicale di idee e di opinioni. Le Débat chiude perché ciò che viene enunciato dal nome della testata sembra appartenere tristemente al passato. E la libertà d'espressione rischia di vivere i sui momenti peggiori nelle democrazie sempre meno liberali (e sempre meno democratiche).