di Alessandro Bergonzoni
La Repubblica, 7 luglio 2021
Voglio chiedere scusa, come artista, cittadino e uomo a tutti i carcerati picchiati e offesi nella dignità di esseri umani. Voglio chiedere perdono per quello che è stato perpetrato in quei giorni e chissà quante altre volte in altri istituti di pena senza che nessuno venisse a saperlo; e così sarà tristemente ancora fino a quando lo Stato userà certe mani armate per gestire i luoghi di pena senza fare nulla per fermare queste spedizioni punitive accettate e spesso decise proprio da chi le dovrebbe evitare e stroncare sul nascere, per non far morire.
Voglio chiedere scusa a tutti quei corpi vilipesi e umiliati da chi li dovrebbe difendere e proteggere in ogni condizione e in ogni momento, ancor più proprio perché costretti ad una vita difficile e crudele già nella loro natura di reclusi, in condizioni di disagio, di solitudine e ristrettezze d'ogni genere, dove anche per motivi di salute è giusto protestare per avere più garanzie durante una epidemia.
Voglio chiedere scusa a tutti i più deboli e malati che facevano parte di quella sezione dove si è scatenato un odio ancestrale che non ha pari né senso alcuno usando illegalità per riportare la cosiddetta "legalità" dopo una "rivolta". Ci sono due legalità? Due verità? Due giustizie? Decidetevi.
Mi vergogno di fare parte di questo Stato che accetta da tantissimo tempo che esista una vita parallela dentro alle galere creata di chi decide come far vivere un detenuto a seconda del proprio arbitrio e dei propri istinti prevaricatori e violenti, pensando che quello sia un luogo fuori dalla città, da ogni comunità e civiltà, un mondo a se. Vi sbagliate. Mi costituisco arte lesa per come la sacralità di un essere sia stata calpestata e uccisa anche senza aver ammazzato nessuno(?): è stata uccisa la Costituzione, la verità, la legge, la vita di ognuno di loro ma anche di ognuno di noi. Ogni cittadino onesto e libero ha ricevuto quei colpi, ha sentito sulla propria pelle la violazione dei diritti e ne porterà i segni per sempre. Per questo chiedo giustizia con estrema e totale intransigenza riguardo alla catena di comando politica ed esecutiva.
Nessun corporativismo e omertà può permettere questo scempio e a quanto pare non bastano nemmeno le telecamere per convincere certe parti politiche che il rispetto per le forze dell'ordine e le guardie carcerarie purtroppo non tiene più come prima, non regge, non poggia su basi solide ormai, come si è sempre creduto. Come hanno detto in molti non sono solo mele marce e io aggiungo che qui si tratta anche dei rami dove crescono, della terra dove cadono, di chi l'ha coltivata, di chi ha seminato e semina quell'humus che è inquinato e intriso di pregiudizio, impunità, vendetta e assolute.
Urge un cambio di dimensione, un rinnovamento della formazione nell'educazione alla sorveglianza, alla custodia, alla preservazione dell'essere che è e sarà sempre il detenuto in qualsiasi condizione di pena si trovi.
Per questo chiedo scusa e lo faccio per chi non sarà mai capace di farlo ne sarà mai capace di ammettere che la prevaricazione in gruppo sul più debole è ancor più vile. Finché non si parlerà di amore, di rispetto, di sacro e di inviolabile nessuna Arma si renderà conto della colpa nei confronti di chi una colpa la sta già scontando, eccome. È sì una questione di istituzioni, Costituzione, democrazia, politica e amministrazione ma finché non si comprende che c'entra l'animo "umano" di certi torturatori, che si deve andare all'origine del problema anche spirituale di quelle persone ridotte a crudeltà, poco si potrà fare solo con denunce, arresti e sospensioni dal lavoro. Va cambiata una mentalità altra che spesso è tristemente atavica ed insita in chi, ripeto, purtroppo porta una divisa, un manganello e un casco che non nasconde solo un volto ma asfissia ogni sentimento, azzera un cuore, seppellisce il bene.











