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di Giuliano Foschini

La Repubblica, 15 luglio 2022

“Non fermate il processo agli assassini di Regeni”. Ultima chance per la verità. Le motivazioni della sostituta pg alla vigilia dell’udienza sul futuro del procedimento ai presunti killer del ricercatore La decisione di sospendere il processo per il sequestro, la tortura e la morte di Giulio Regeni, fino alla notifica degli atti ai quattro imputati, è un “atto abnorme”.

Perché “la condotta elusiva” degli agenti del servizio segreto civile egiziano alla sbarra, “pienamente consapevoli del processo a loro carico, nonché della data, del luogo della prima udienza” e “l’incapacità del nostro ordinamento di raggiungere gli imputati per motivi oggettivi e incontrovertibili”, cioè la non comunicazione da parte dell’autorità egiziana degli indirizzi, mette nei fatti “il processo in una stasi non rimediabile”, in una condizione “lesiva dell’efficienza del sistema”, e “determina l’impossibilità di perseguire i gravissimi reati commessi contro Giulio Regeni”.

A scriverlo è la sostituta procuratrice generale Marcella de Masellis, nella memoria depositata in Cassazione alla vigilia dell’udienza che deciderà se potrà esserci o no un processo ai presunti assassini di Giulio Regeni. Se, cioè, l’Italia avrà ancora intenzione di cercare la verità e ottenere giustizia per l’assassinio del ricercatore italiano o se, invece, rinuncerà. La storia è nota: la Corte di Assise di Roma ha stabilito, all’apertura del processo, a differenza di quanto aveva deciso il tribunale nell’udienza preliminare, che senza la prova della notifica degli atti agli imputati, il processo ai quattro poliziotti egiziani non si possa tenere. Il punto - aveva fatto notare la procura in più occasioni - è che la notifica mai potrà avvenire.

E non per cattive intenzioni. Ma perché - nonostante gli sforzi dell’autorità giudiziaria, dei carabinieri del Ros e ora anche del Governo, con la ministra della giustizia Marta Cartabia, che ha sollecitato inutilmente la collaborazione dei colleghi del Cairo - l’Egitto sta “consentendo agli imputati di rimanere estranei al processo” in modo da “garantire loro l’impunità”. Secondo la procura generale, infatti, come già aveva sostenuto il procuratore aggiunto Sergio Colaiocco, gli imputati egiziani sono “finti inconsapevoli”. E i loro sono “comportamenti strumentali finalizzati a impedire la celebrazione del processo”. E questo nonostante la procura generale è convinta che l’omicidio di Giulio impegni l’Egitto alla massima collaborazione. Perché così prevede la convenzione di New York del 1984 contro “la tortura”. Quelle che Regeni ha subito. “

E invece”, scrive la sostituta pg, “dalla memoria del pm si evincono i molteplici comportamenti posti in essere dall’Egitto tesi a ostacolare e depistare le indagini e a impedire le notifiche agli imputati”. L’elenco è lunghissimo: depistaggi, l’omicidio di cinque innocenti fatti passare come gli assassini di Giulio fino all’interruzione di ogni collaborazione giudiziaria dopo l’iscrizione nel registro degli indagati degli agenti della National Security.

“Impedire il processo, rendere impossibile di procedere ulteriormente per accertare i fatti e assicurare i responsabili alla giustizia lede il diritto delle vittime, il nostro diritto, ad avere un processo” scrive l’avvocata Alessandra Ballerini, la legale di Paola e Claudio Regeni, i genitori di Giulio, nella sua memoria. La decisione della Cassazione dovrebbe arrivare già oggi: se accolto il ricorso, il processo potrebbe tornare in aula e riprendere. In alternativa la Procura generale ha posto un problema di costituzionalità della norma o, ancora, chiesto l’intervento delle Sezioni unite.