di Flavio Centamore
Il Mattino di Padova, 26 maggio 2026
“Non si può identificare una persona solo con il reato che ha commesso”. Dal carcere Due Palazzi, le parole di Francesco, detenuto coinvolto nel progetto scuola-carcere di Ristretti Orizzonti, hanno segnato uno dei momenti più intensi della giornata nazionale di studi “Punire i giovani”, svoltasi ieri davanti a studenti, operatori, educatori e detenuti. Un intervento diretto, nato dall’esperienza personale: “Ero legato al denaro e quella strada mi ha portato in un’unica direzione, l’ufficio matricola del carcere” racconta. Ma soprattutto dalla convinzione che dietro ogni errore esistano storie, ferite e contesti difficili che non possono essere cancellati da un’etichetta.
Presenti tanti studenti che, durante l’anno, hanno partecipato al progetto scuola-carcere. Anita, studentessa del Pertini, ha raccontato come l’ingresso in carcere abbia cambiato il suo modo di guardare la realtà. “Non è stato solo attraversare una soglia fisica fatta di controlli e regole”, ha spiegato, “ma superare un limite mentale”. Prima di quell’esperienza, ha ammesso, anche lei portava con sé pregiudizi e immagini predeterminate. Poi l’incontro con le testimonianze dei detenuti, le domande, il confronto diretto. Altrettanto significativo il dialogo con Jorge, anch’egli detenuto, che ha chiesto agli studenti se dopo quell’esperienza avessero cambiato idea sul carcere e sulle persone detenute.
Testimonianze al centro della giornata curata da Ornella Favero di Ristretti Orizzonti e che ha visto il dibattito incentrato su due domande fondamentali: come stanno guardando gli adulti alle nuove generazioni? E cosa significa davvero punire un giovane? Sul palco si sono alternati studiosi, magistrati, psicologi ed educator come don Claudio Burgio, fondatore della comunità Kayròs e cappellano del carcere minorile Beccaria di Milano, Matteo Lancini che ha parlato del rischio di criminalizzare un’intera generazione incapace di trovare spazi di ascolto, mentre Paola Brunese, presidente del Tribunale per i minorenni di Napoli, ha ribadito la sua contrarietà all’inasprimento delle pene per i minori, definendo il ragazzo autore di reato “la spia di una famiglia che chiede aiuto”.










