di Luigi Manconi
La Repubblica, 10 gennaio 2024
Il cittadino europeo più ottimista pensa che gli Stati membri dell’Unione Europea siano tutti Paesi dotati di un sufficiente grado di civiltà giuridica e che lo Stato di diritto sia una loro prerogativa essenziale. Questo perché, come recita l’articolo 2 del Trattato sull’Unione Europea, lo Stato di diritto è uno dei valori fondamentali della Ue ed è il principio che tutela tutti gli altri diritti. E tuttavia accade che alcuni Paesi membri, in più occasioni, mostrino tutto il loro grado di immaturità giuridica, morale e politica per quanto riguarda il rispetto dei diritti fondamentali della persona.
E soprattutto accade che alcune storie individuali diventino la rappresentazione più fedele dello stato di salute democratica di una nazione. È il caso dell’Ungheria e della vicenda di Ilaria Salis, cittadina italiana di 39 anni, che da febbraio del 2023 è reclusa nel carcere di Budapest in condizioni incompatibili con uno Stato democratico e con le convenzioni internazionali sui diritti delle persone private della libertà.
Salis è accusata di aver aggredito e ferito un militante di una organizzazione neonazista l’11 febbraio scorso, in occasione della cosiddetta Giornata dell’onore, una manifestazione in memoria dell’opposizione di gruppi hitleriani contro l’avanzata dell’Armata rossa nel corso della Seconda guerra mondiale. Nello stesso procedimento è coinvolto anche un altro connazionale, Gabriele Marchesi, a rischio di estradizione in Ungheria. Le persone aggredite durante l’iniziativa avrebbero riportato ferite lievi che, nonostante rientrino in una prognosi tra i cinque e gli otto giorni, secondo i procuratori ungheresi sono da considerare “atti potenzialmente idonei a provocare la morte”. Per questo Salis rischia una pena di otto anni.
Inoltre la donna è accusata di appartenere a una organizzazione antifascista internazionale, il gruppo tedesco Hammerbande, e ciò potrebbe farle rischiare una condanna a ulteriori otto anni. Il possibile cumulo tra i due reati, che aggiungerebbe il cinquanta percento della pena prevista per ciascuna accusa, porterebbe in ipotesi a un totale di ventiquattro anni di reclusione.
Le condizioni nel carcere di Budapest, secondo quanto riportato dai legali e dalla famiglia di Salis, sono degradanti e violano gli standard minimi di tutela della salute: la donna avrebbe anche assistito a violenti episodi in cui alcuni detenuti sarebbero stati tenuti al guinzaglio dagli agenti. Oltre alle violenze fisiche e psicologiche, si evidenzia che in quel carcere ci sono sezioni miste di donne e uomini e celle di dimensioni inferiori ai 3,5 metri quadrati. C’è da aggiungere che Ilaria Salis è detenuta in simili condizioni senza che vi sia stato un processo e senza che gli aggrediti abbiano sporto querela. Tra poco sarà passato un anno da quando Ilaria Salis è finita in prigione, in un Paese dove sono numerosissimi i segnali di una irresistibile precipitazione verso un regime autocratico. Questo rende quanto mai urgente un intervento del governo italiano a tutela della nostra connazionale. Per sollecitare una forte presa di posizione del nostro esecutivo, mercoledì 10 gennaio si terrà una conferenza stampa al Senato della Repubblica, alle ore 12.00.










