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di Dario Ferrara

Italia Oggi, 21 ottobre 2022

Le sezioni unite della Corte di cassazione risolvono un contrasto di legittimità. Non risarcito il reato prescritto. Il giudice d’appello deve revocare le statuizioni civili quando dichiara il reato estinto e rileva che la relativa causa è maturata in epoca anteriore alla sentenza di primo grado.

E ciò sia laddove compie una valutazione difforme rispetto al suo predecessore sia quando constata un errore in cui è incorso il primo giudice: è escluso, insomma, che in seconda istanza il giudice possa ugualmente decidere sull’impugnazione ai sensi dell’articolo 578 Cpp ai soli effetti delle disposizioni e dei capi della sentenza che riguardano il risarcimento alla persona offesa dal reato che si è costituita in giudizio. Lo stabiliscono le Sezioni unite penali della Cassazione con la sentenza 39614/22, pubblicata il 19 ottobre, che risolve un contrasto nella giurisprudenza di legittimità.

Bilanciamento diverso. Bocciato il ricorso proposto dalle parti civili, vittima di un’estorsione continuata e pluriaggravata. In appello la Corte pronuncia il non luogo a procedere perché il reato risulta prescritto in epoca anteriore alla sentenza di primo grado. E lo fa perché, diversamente dal Tribunale, riconosce all’imputato un’attenuante e ritiene le attenuanti generiche prevalenti sull’aggravante ex articolo 628, terzo comma numero 3, Cp. Ma lo stesso risultato si sarebbe prodotto, ad esempio, se il giudice del gravame rispetto al primo grado avesse escluso la recidiva qualificata, ritenuto insussistente un’aggravante o formulato un diverso giudizio di comparazione fra circostanze del reato.

Estinzione a monte. Una volta che in appello si accerta che la prescrizione risulta maturata in epoca antecedente alla pronuncia di primo grado, non è possibile confermare le statuizioni civili perché mancano i presupposti che consentono al giudice dell’impugnazione di decidere sul risarcimento alle persone offese: l’articolo 578 Cpp non è applicabile a tutte le ipotesi in cui l’estinzione del reato si colloca a monte della sentenza di condanna in primo grado. E ciò perché non può ritenersi valida la condanna emessa per un reato che in realtà era già estinto, benché sia riconosciuto tale da una decisione successiva. Alla parte civile, dunque, non resta che promuovere l’azione di risarcimento nella sede naturale, quella civile.