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di Giovanni Tizian e Nello Trocchia

Il Domani, 3 febbraio 2023

La Direzione nazionale antimafia è favorevole a usare regimi carcerari diversi da quello contestato dall’anarchico in sciopero della fame, ma la procura generale di Torino si oppone. Nordio deve decidere.

L’anarchico Alfredo Cospito potrebbe finire in alta sicurezza e uscire dal regime del 41 bis, lo spiraglio viene offerto al ministro della Giustizia Carlo Nordio dal parere fornito dalla Direzione nazionale antimafia, guidata da Giovanni Melillo, e dalla procura di Torino che non hanno chiesto, nei pareri espressi, la conferma del carcere duro.

Una decisione non scontata, che rimanda al ministero della Giustizia la decisione. Ma Nordio dovrà anche considerare le osservazioni del procuratore generale di Torino, Francesco Saluzzo, che, invece, chiede la proroga del carcere duro. Valutazioni contrastanti che renderanno ancora più complessa e delicata la decisione di Nordio.

Genesi di un pasticcio - Cospito era confinato al 41 bis anche perché divulgava all’esterno i suoi messaggi, “ha continuato a diffondere la sua ideologia violenta e le sue rabbiose istigazioni e colpire”, si legge nel decreto firmato, nel maggio scorso, dall’ex ministra della Giustizia, Marta Cartabia. Quel decreto ha diviso anche la magistratura.

L’avvocato di Cospito, Flavio Rossi Albertini, ha impugnato il provvedimento prima davanti al tribunale di sorveglianza - che ha respinto la richiesta - e davanti alla Corte di cassazione che si esprimerà il prossimo marzo. Il legale ha presentato anche un’istanza di revoca del carcere duro al ministero che deciderà a breve, dopo aver ricevuto le osservazioni della procura nazionale antimafia che contiene un’apertura al cambio di regime. Ma anche nel massimo organismo di contrasto alle mafie e al terrorismo non è mancato un confronto sulle decisioni assunte.

Il procuratore capo di Perugia, Raffaele Cantone, audito nei giorni scorsi in Senato, ha spiegato: “La procura di Perugia è una delle procure che ha emesso un’ordinanza cautelare nei confronti di Cospito, anzi la nostra ordinanza cautelare è stata valutata proprio come uno degli elementi per applicare il 41 bis perché contestavamo l’ipotesi di istigazione a delinquere fatta quando Cospito era in carcere”. Un gruppo anarchico ha pubblicato la foto del magistrato con la scritta: “Ce ne ricorderemo”. Gli atti dell’indagine dei magistrati umbri sono stati trasmessi a Torino, procura che ha preparato la richiesta di 41 bis, poi firmata dall’allora ministra della Giustizia Cartabia.

Nel decreto si legge che i messaggi mandati dal carcere da Cospito “non si limitano al proselitismo, ma rappresentano un’istigazione a riproporre la commissione di delitti con finalità terroristiche”, un chiaro riferimento anche all’inchiesta di Perugia.

La prima bocciatura - Il decreto di 41 bis è stato emesso il 5 maggio 2022, ma l’ordinanza della procura di Perugia alla quale si fa riferimento aveva subito una bocciatura da parte del tribunale del riesame umbro il 14 dicembre 2021. “Il tribunale evidenzia che si tratta di espressioni essenzialmente finalizzate a creare un dibattito interno al movimento anarchico, che non individuano degli obiettivi specifici e determinati e che lo stesso autore si mostra consapevole della sostanziale assenza di un humus favorevole a simili proposte. Gli ulteriori capi di imputazione, nell’ottica seguita dal Tribunale, nulla aggiungono alla portata concretamente istigatoria degli scritti”, si legge in una sentenza della Cassazione. La Suprema corte ha accolto il ricorso della procura e chiesto al riesame un nuovo pronunciamento perché la decisione è “carente sotto il profilo del necessario confronto con talune evidenze probatorie”. In pratica il decreto che ha comminato il 41 bis ha usato materiale e ipotesi contenute in una misura cautelare del tribunale di Perugia, bocciata da altri giudici, quelli del riesame umbro. Un dettaglio rilevante che avrebbe potuto suggerire l’adozione di altri strumenti e di altri regimi carceri per fermare la comunicazione con l’esterno di Cospito senza applicare il 41 bis.

“Il decreto del 41 bis è ben motivato, si tratta di una misura di prevenzione, ma in linea teorica si potevano adottare altri strumenti per Cospito come il visto di censura, spostare il detenuto in un reparto diverso, disporre la videoregistrazione dei colloqui e la registrazione delle telefonate, il regime più indicato è quello di alta sicurezza (As2)”, dice il magistrato Sebastiano Ardita, per anni a capo del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Le sensibilità diverse sulla questione riguardano anche i pareri forniti dalla direzione nazionale antimafia, quello che ha portato all’irrogazione del 41 bis è stato espresso mentre era in corso il cambio di procuratore. Il nuovo parere, invece, apre alla modifica del regime carcerario. Ma evidenzia una divergenza con la procura generale, che invece insiste sulla linea dura.