di Federica Olivo
huffingtonpost.it, 10 agosto 2024
Il ministro Nordio, sostenuto solo da Forza Italia, spinge per rivedere le regole, ma che il carcere debba essere un’extrema ratio, oltre alle associazioni e ai pg della Cassazione, lo dicono già i codici: basterebbe applicarli. “L’opposizione ci aiuti a modificare le regole della custodia cautelare”, ha detto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio. Lo ha fatto, peraltro, durante un vertice di governo che si svolgeva mentre il Parlamento stava approvando il decreto carceri: una sgrammaticatura che financo il presidente della Camera non ha potuto non far notare. “Cambiamo le regole della custodia cautelare”, ripete Forza Italia, risentendosi delle divisioni della Lega e della contrarietà di Fratelli d’Italia e proponendo, dice Pietro Pittalis, capogruppo in commissione giustizia “che presupposto su cui si basa l’ipotetica reiterazione del reato sia specificatamente motivato”. Già oggi, per inciso, una motivazione deve essere vergata. E per la reiterazione del reato esistono più paletti rispetto ad altri casi. Non sempre le motivazioni sono così puntuali come dovrebbero, certo, ma questo è un altro discorso.
Il dibattito, nel giorno in cui il presidente della Repubblica ha firmato il ddl Nordio, si rinfocola, nonostante la pausa estiva. E subito arriva la protesta dell’Anm, che con il segretario generale, Salvatore Casciaro, sostiene. “Tra le riforme prospettate, non mi pare siano le più indicate quelle che mirano a riformare la custodia cautelare con un approccio che ne riduca l’applicazione per i reati contro la pubblica amministrazione, i quali non sono affatto meno gravi perché minano in profondità la stabilità e la sicurezza della società civile”.
Il tema dell’eccesso di custodia cautelare non certo di è di poco conto: secondo le statistiche del ministero della Giustizia aggiornate a 31 luglio 2024, un detenuto su quattro - per 15.285 detenuti su 61.133 - è in carcere senza aver ricevuto una sentenza definitiva. Un numero indubbiamente enorme, che negli anni scorsi era ancora più alto: i dati pubblicati dall’ultimo report di Antigone dimostrano come nel 2008 i detenuti in attesa di giudizio o non condannati in via definitiva si aggiravano intorno al 50%. Nonostante il relativo miglioramento, abbassare ancora questi dati, oltre a essere una doverosa applicazione del principio di presunzione di innocenza, contribuirebbe ad abbattere il sovraffollamento carcerario.
C’è un problema, però, per fare tutto ciò non c’è bisogno di una nuova legge. Basterebbe applicare alla lettera quella che già c’è. Basterebbe, cioè, mandare in carcere gli indagati solo se - leggiamo dal codice - c’è un “pericolo concreto e attuale” che inquini le prove, se “sussiste concreto e attuale pericolo che egli si dia alla fuga” o se, infine, “per specifiche modalità e circostanze del fatto e per la personalità della persona sottoposta alle indagini o dell’imputato, desunta da comportamenti o atti concreti o dai suoi precedenti penali”, c’è il pericolo che reiteri il reato. A patto, però, che si tratti di reati che prevedono una pena non inferiore “nel massimo” a quattro anni.
Insomma, il codice mette già tanti paletti. A volte non sufficientemente applicati alla lettera dalla toga che decide. Non lo dice la politica, lo dice la magistratura stessa: “Il carcere è l’extrema ratio, è necessario ridurre il numero dei detenuti”, ha detto in una delle ultime inaugurazioni dell’anno giudiziario l’allora procuratore generale della Cassazione, Giovanni Salvi. Un monito accorato nei confronti dei suoi colleghi, il suo, che però non è stato accolto. Anche l’Unione europea aveva lanciato un monito al nostro Paese, nel 2022: “Troppi detenuti in attesa di giudizio. Custodia cautelare troppo lunga”, era il senso del ragionamento, anche in quel caso inascoltato. Lo stesso appello è stato fatto dai garanti dei detenuti e da varie associazioni. Basterebbe, però, che i magistrati applicassero la legge nel senso restrittivo con cui è nata. Di nuove leggi, che non arriverebbero comunque domani, in questo agosto funestato dai suicidi in carcere e dai tanti problemi del sistema penitenziario, proprio non ne servono.









