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di Enrico Costa e Stefania Craxi

La Repubblica, 21 luglio 2026

Lettera aperta dei capigruppo FI di Camera e Senato. Le riforme, soprattutto quelle più ambiziose, hanno bisogno di tempo per maturare, affermarsi e superare la propaganda ostile che inevitabilmente le accompagna. Per questo, l’esito di un referendum non segna certo, per Forza Italia, la fine di una battaglia culturale. Al contrario, il voto di oltre dodici milioni di cittadini ci sollecita a proseguire con ancora maggiore convinzione nella difesa dei principi fondamentali di una democrazia liberale e dello Stato di diritto: dalla presunzione di innocenza alla terzietà e imparzialità del giudice; dalla ragionevole durata del processo al diritto di difesa esercitato in condizioni di effettiva parità tra accusa e difesa; dal diritto alla prova e al pieno contraddittorio fino al rifiuto dell’abuso della custodia cautelare e all’affermazione del principio secondo cui la responsabilità penale deve essere accertata oltre ogni ragionevole dubbio. Sono principi che tutelano la libertà di tutti. Garanzie che non rappresentano privilegi, bensì il limite invalicabile oltre il quale lo Stato di diritto cede il passo all’arbitrio.

Viviamo però una stagione nella quale le proposte più populiste e meno liberali trovano un consenso immediato, sospinte dall’emotività e dalla pressione dell’ultimo fatto di cronaca, spesso attraverso il ricorso alla decretazione d’urgenza. È sufficiente che qualche autorevole esponente della magistratura, o finanche qualche testata giornalistica, invochi la compressione di una garanzia o di un diritto perché in Parlamento si apra immediatamente una gara a chi offre la risposta più rapida. Chi, invece, richiama il rispetto dei principi costituzionali e delle garanzie del giusto processo viene troppo spesso dipinto come indulgente verso la criminalità o, peggio, come sospettabile di collusione.

Accade così che le norme ispirate al garantismo - quelle che rafforzano il giusto processo, promuovono un approccio più equilibrato al diritto penale, assicurano un trattamento carcerario conforme ai principi di umanità e rendono l’ordinamento giudiziario meno autoreferenziale - siano costrette a percorsi lunghi e accidentati, tra rinvii, approfondimenti e istruttorie che sembrano non concludersi mai. Eppure, è proprio questa la differenza tra una politica guidata dall’emozione e una politica ispirata ai principi. La prima rincorre il consenso effimero del momento; la seconda costruisce riforme destinate a durare nel tempo e in grado di reggere il confronto con il passare del tempo.

Forza Italia continuerà a percorrere questa seconda strada con la determinazione che ha sempre contraddistinto la sua storia. Continuerà a difendere il garantismo non perché sia una posizione facile o popolare, ma perché è quella più coerente con i valori del liberalismo e con la nostra idea di Stato di diritto. Le battaglie culturali non si misurano nell’arco di una legislatura, né si esauriscono con l’esito di un referendum. Si vincono quando i principi riescono, con la forza delle idee e della ragione, a prevalere sulla paura, sull’emotività e sulla tentazione di sacrificare la libertà in nome dell’emergenza. Le battaglie culturali hanno bisogno di tempo, ma la politica ha anche il dovere di produrre risultati. Per questo i prossimi mesi dovranno essere mesi di scelte e di approdi concreti. In Parlamento sono aperti dossier importanti che riguardano il funzionamento della giustizia, le garanzie dei cittadini e l’efficienza dei processi. Sono provvedimenti che non possono restare sospesi né essere rinviati a data da definirsi. È quindi il momento di portare a compimento riforme attese da anni, di trasformare i principi in norme e le intenzioni in risultati. Una legislatura matura si misura anche dalla capacità di chiudere i percorsi avviati, assumendosi la responsabilità delle decisioni e consegnando al Paese un sistema più giusto, più moderno e più rispettoso dei diritti fondamentali.