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di Marco Lillo

 

Il Fatto Quotidiano, 27 febbraio 2021

 

La richiesta del boss della mafia recluso al regime di isolamento del 41bis Filippo Graviano per ottenere il permesso premio non è l'unica. Solo nel carcere di L'Aquila, al Fatto Quotidiano risultano altre tre richieste di permesso premio da parte di boss detenuti al 41bis.

Il primo è Maurizio Capoluongo, 59 anni boss di San Cipriano d'Aversa dalla fine degli anni Ottanta, vicino a Michele Zagaria, recluso al 41bis. Capoluongo ha chiesto un permesso ad agosto, ma pur non avendo avuto risposta sa che comunque uscirà tra sei mesi per fine pena. Più lontana la libertà per Giuseppe D'Agostino, 51 anni, boss della camorra salernitana.

Ha chiesto un permesso di tre giorni il 23 settembre scorso. Dovrebbe uscire comunque per fine pena nel 2023. Pasquale Gallo, 64 anni, detto "'O Bellillo", boss di Torre Annunziata che per anni ha conteso lo scettro a Valentino Gionta, ha fatto richiesta di permesso il 17 ottobre del 2020. Gallo in cella ha preso tre lauree magistrali e l'istanza l'ha scritta da solo.

Si accontenterebbe di 8 ore di permesso. L'Aquila è l'epicentro del 41bis: sono167 in tutto i reclusi con questo regime. Ma anche a Sassari, dopo la sentenza della Corte costituzionale che ha di fatto eliminato l'articolo 4 bis che prima vietava i permessi ai boss, si sta alzando l'onda delle richieste. Come è noto non è andata bene a Pasquale Apicella, 52 anni, detto "'o Bellomm", vicino al clan dei Casalesi. Anche lui, nonostante sia detenuto al 41bis, ha chiesto il permesso, negato dal tribunale. Apicella ha fatto ricorso in Cassazione e la Suprema Corte ha riconosciuto che la motivazione del Tribunale era sbagliata.

Non si può escludere il permesso per i boss al 41bis automaticamente solo perché quel regime "sarebbe stato vanificato da un permesso-premio". Ci vuole qualcosa di più per dire no. Così a Sassari, un altro 'casalese, cioè Vincenzo Zagaria (non parente di Michele) recluso al 41bis, ci ha riprovato, ma il Tribunale di Sorveglianza di Sassari non ha cambiato linea. Il 41bis "non avrebbe più alcun senso - per i giudici di Sassari - se il detenuto sottoposto al regime penitenziario differenziato potesse uscire dal carcere per tenere rapporti anche fisici con i propri familiari e conviventi (...) ne discende che fin tanto che Vincenzo Zagaria rimarrà sottoposto al regime sanzionatorio differenziato di fatto non potrà mai avere accesso al beneficio premiale invocato".

Le richieste sono basate sul cambiamento di personalità e sul comportamento corretto in carcere. La dissociazione è la nuova frontiera. Per ora compare nella richiesta di Filippo Graviano, classe 1961, recluso dal 1994. Il boss palermitano ha presentato la sua richiesta, scritta dall'avvocato Carla Archilei, il 5 gennaio del 2021. Graviano chiede un giorno di permesso.

Il boss (condannato come mandante per le stragi del 1992 e del 1993 e per l'uccisione del beato don Pino Puglisi) come gli altri boss fa leva sulla sentenza della Corte costituzionale n. 253 del 2019, presidente Giorgio Lattanzi, redattore Nicolò Zanon, membro della Corte, con Giuliano Amato e altri anche Marta Cartabia.

La sentenza ha dichiarato incostituzionale l'articolo dell'Ordinamento penitenziario nel punto in cui di fatto I impedisce che un mafioso possa accedere ai permessi premio se non collabora. Marta Cartabia, poi presidente della Corte, ora è ministro della Giustizia e per uno dei suoi primi appuntamenti istituzionali ha incontrato il Garante nazionale dei detenuti, Mauro Palma, lanciando un segnale preciso.

Filippo Graviano cita la sentenza ma nell'istanza si autocita con un passo della sua dichiarazione del 6 maggio 2010, quando era detenuto a Parma. Già allora vantava con i magistrati il suo cambiamento e scriveva che "la conclusione del suddetto percorso è la mia dissociazione dall'organizzazione criminale". Filippo Graviano si dice cambiato. "Le motivazioni del mio miglioramento - scrive il boss - possono essere attribuite alla mia predisposizione al cambiamento".