di Raffaele Palumbo
Corriere Fiorentino, 4 marzo 2026
Una politica fatta da chi ha un senso della giustizia legata al “mettere in galera e buttare le chiavi”, si esprime necessariamente attraverso queste parole e non altre. Chi pensa che per governare il fenomeno migratorio serva sparare sui barconi carichi di migranti, non ha altre parole per dirlo. C’è però una differenza di peso e di potere. È molto raro imbattersi in cattivi linguaggi a fronte di classe dirigente fatta da politici abili, autorevoli, colti e capaci di una visione. Di solito, i periodi storici che producono élite di alto livello, lasciano sul tappeto un florilegio di citazioni di cui ci nutriamo per i decenni successivi.
Ora, al contrario, c’è un filo rosso che lega, dal punto di vista dei linguaggi della comunicazione, il consigliere comunale del Carroccio di Firenze che intima all’assessora “quando parlo io tu stai zitta”, fino a su, fino al presidente degli Stati Uniti d’America, che dice una quantità di cose che questo giornale nel suo intero non può contenere. La cattiva politica si esprime attraverso pessimi linguaggi e, a ben pensarci, sarebbe curioso il contrario. Una politica fatta da chi ha un senso della giustizia legata al “mettere in galera e buttare le chiavi”, si esprime necessariamente attraverso queste parole e non altre. Chi pensa che per governare il fenomeno migratorio serva sparare sui barconi carichi di migranti, non ha altre parole per dirlo. C’è però una differenza di peso e di potere. La cattiva politica, ovvero la politica illiberale ed autocratica, centrata sulla legge del più forte e non sulla legge e basta, si esprime come può. E se può tanto, come nel caso di un presidente di una super potenza mondiale, fa quello che oggi provano a fare in tanti: impone una narrazione. Si tratta di un processo più complesso di quanto possa sembrare, anche nella sua apparente rozzezza.










