di Antonio Musarò, Elisabetta Cerbai, Marco Tamietto, Michele Simonato, Marco Onorati*
La Stampa, 14 settembre 2026
Un servizio pubblico sempre più importante e prezioso. Per i ricercatori, per gli studenti e per il grande pubblico. Ecco i perché di un appello. La possibile chiusura di Rai Scuola non riguarda soltanto il destino di un canale televisivo. Riguarda una questione più profonda: quale spazio il servizio pubblico italiano intende riservare alla conoscenza, alla scuola, alla ricerca scientifica e alla capacità dei cittadini di comprendere le trasformazioni del nostro tempo? Per questo chiediamo che Rai Scuola non venga chiusa. Ma chiediamo anche di più: che questa discussione diventi l’occasione per rilanciarla profondamente, investendo in nuove produzioni e trasformandola in un moderno servizio pubblico della conoscenza, capace di vivere insieme sul digitale terrestre, su RaiPlay, nelle scuole e sulle piattaforme frequentate dalle nuove generazioni.
La mobilitazione suscitata dall’annuncio della chiusura dimostra che esiste una domanda di cultura scientifica e di servizio pubblico che non può essere misurata soltanto attraverso lo share. Negli ultimi anni Rai Scuola è stata progressivamente privata di nuove produzioni e affidata in larga misura alle repliche. Non si può rispondere a questa domanda limitandosi a trasferire su RaiPlay ciò che già esiste. Un archivio non può sostituire una programmazione scientifica che, come tale, deve poter raccontare i progressi della scienza e le sfide che la caratterizzano. La scienza cambia continuamente: cambiano le conoscenze, le tecnologie, le domande e persino le categorie attraverso le quali interpretiamo la realtà. Senza un aggiornamento continuo, un contenuto scientifico inevitabilmente invecchia.
È precisamente questa la ragione per cui Rai Scuola dovrebbe essere rilanciata. Abbiamo bisogno di un luogo pubblico che non racconti soltanto ciò che la scienza sa, ma anche come ciò che sappiamo cambia nel tempo. Un luogo capace di seguire la ricerca mentre accade, raccontandone i risultati, ma anche dubbi, errori, verifiche, controversie e domande ancora aperte. Perché disseminare correttamente i risultati scientifici non significa trasformare ogni risultato in una scoperta sensazionale: significa restituire ai cittadini il processo attraverso il quale la conoscenza viene costruita. Questa funzione di mediazione faceva già parte dell’esperienza migliore di Rai Scuola. Quella competenza non deve essere dispersa. Deve diventare il punto di partenza di una nuova Rai Scuola. Immaginiamo un canale che racconti con continuità le grandi trasformazioni scientifiche contemporanee: dall’Intelligenza Artificiale alle biotecnologie, dalla crisi climatica alla biodiversità, dall’esplorazione spaziale alle neuroscienze, dalla medicina all’energia, dalla fisica alla matematica.
Servono programmi che tornino periodicamente sugli stessi temi per raccontare che cosa abbiamo imparato nel frattempo. Format dedicati ai grandi progetti di ricerca italiani ed europei. Spazi nei quali giovani ricercatrici e ricercatori possano spiegare non soltanto i risultati raggiunti, ma le domande sulle quali stanno lavorando. Collaborazioni strutturate con università, enti pubblici di ricerca, musei scientifici, accademie e scuole.
E immaginiamo soprattutto una redazione scientifica autorevole, composta da professionisti capaci di selezionare le fonti, verificare le informazioni, contestualizzare i risultati e rendere comprensibile la complessità senza sacrificarne il rigore. È una funzione che non può essere delegata interamente alle piattaforme commerciali, dove la selezione e la distribuzione dei contenuti rispondono anche a logiche di attenzione, engagement e monetizzazione. Il servizio pubblico deve rispondere a un criterio differente: l’interesse collettivo.
La conoscenza prodotta anche grazie alle risorse della collettività deve poter tornare alla collettività. Rai Scuola può essere quel ponte. Può esserlo anche per milioni di studenti e per i loro insegnanti che possono contare su una piattaforma pubblica che garantisca un continuo aggiornamento scientifico, l’accessibilità dei materiali, le collaborazioni con università ed enti di ricerca, la capacità di raggiungere pubblici normalmente lontani dalla scienza.
Non chiediamo dunque di conservare Rai Scuola per nostalgia. Chiediamo di trasformarla perché ne abbiamo bisogno oggi più di ieri. In un tempo attraversato dall’Intelligenza Artificiale, dalla crisi climatica, dalle biotecnologie e dalla crescente difficoltà di distinguere informazioni affidabili, opinioni e disinformazione, la cultura scientifica è parte integrante della cittadinanza democratica. Una televisione pubblica dovrebbe aiutare le persone non soltanto ad avere più informazioni, ma ad acquisire gli strumenti per valutarle. Dovrebbe insegnare che cosa significa una prova, come funziona una pubblicazione scientifica, perché i risultati possono essere rivisti, come si costruisce un consenso scientifico, che cosa significa vivere con l’incertezza e perché cambiare una conclusione davanti a nuove evidenze non rappresenta una debolezza della scienza, ma una delle sue maggiori forze.
Difendere Rai Scuola significa difendere questa possibilità. Non si tratta di contrapporre la scienza alla valorizzazione del territorio, peraltro già ampiamente rappresentato nelle varie programmazioni Rai, ma di preservare uno dei pochissimi presìdi esplicitamente dedicati alla scuola e alla cultura scientifica. Per questo rivolgiamo un appello ai vertici della Rai e alle istituzioni: non spegnete Rai Scuola. Rilanciamola. Restituitele una redazione scientifica forte, valorizzate il qualificato capitale umano che ha lavorato in questi anni. Investite in nuove produzioni e nell’aggiornamento continuo dei contenuti. Costruite una collaborazione permanente con scuole, università ed enti di ricerca.
Fate convivere televisione lineare, RaiPlay, strumenti per la didattica e piattaforme digitali, invece di considerarli alternativi. Create programmi capaci di seguire nel tempo le grandi sfide della ricerca. Date spazio alle nuove generazioni di scienziate e scienziati. Fate di Rai Scuola il luogo nel quale il Paese possa incontrare la ricerca non soltanto quando produce una notizia eccezionale, ma ogni giorno, mentre la conoscenza cresce, viene discussa, verificata e talvolta corretta. Il valore di un servizio come Rai Scuola, del resto, non può essere stabilito confrontandone lo share con un evento sportivo, dell’intrattenimento o di un film di prima serata. Il suo valore risiede nel servizio che rende alla collettività.
Un Paese che investe nella ricerca deve investire anche nella capacità di raccontarla. Un Paese che chiede ai propri cittadini di affrontare trasformazioni scientifiche e tecnologiche sempre più complesse deve offrire loro strumenti affidabili per comprenderle. Un servizio pubblico che vuole parlare alle nuove generazioni non dovrebbe ridurre gli spazi della conoscenza, ma reinventarli. Per questo la scelta non dovrebbe essere tra conservare la vecchia Rai Scuola e chiuderla. La scelta dovrebbe essere molto più ambiziosa: costruire la nuova Rai Scuola. Perché la conoscenza è un bene pubblico. E raccontarla con rigore è servizio pubblico.
*Università La Sapienza, Roma, Università di Firenze, Università di Torino, Università di Ferrara, Università di Pisa









