di Liana Milella
La Repubblica, 12 maggio 2024
Il ministro al congresso Anm fa il vago sulla separazione delle carriere: “Non sarete subordinati all’esecutivo”. I pm: “Effetto Mattarella”. Renzi: “La riforma non si farà”. Carlo Nordio arriva a Palermo. E il muro altissimo della magistratura contro la separazione delle carriere trasforma il lupo in un agnello. Un Nordio così non s’era mai visto. Lui sta al gioco. “Mai e poi mai ho pensato di entrare in conflitto con voi perché ho portato la toga per oltre 40 anni”.
È un altro Nordio quello che sotto Monte Pellegrino, con il castello Utveggio che splende dall’alto, mette da parte la spavalderia con cui di solito annuncia riforme draconiane. E quasi dice quello che i suoi ormai ex colleghi avrebbero voluto sentire da sempre. “Non siamo nel paese delle meraviglie, quello di Alice. Ma i nostri programmi sono dettati dal corpo elettorale che con un voto democratico ha chiesto le riforme sulla giustizia”. E qui la protesta serpeggia in sala. Lui spende il nome del presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia: “Con lui siamo d’accordo sul dogma dell’indipendenza dei magistrati requirenti e giudicanti”. Poi arriva perfino il giuramento: “Per me è un punto non negoziabile, nessuna dipendenza dal potere esecutivo”.
Dice un pm che “il Mattarella di ieri deve avergli fatto effetto”. Certo il Nordio di Palermo non è quello che a Palazzo Chigi aveva concordato con Meloni la separazione prima del voto. Oggi è tutto miele: “La mia presenza è un atto di rispetto e di omaggio al vostro lavoro”. Applauso flebile. Un’altra promessa di peso: “L’ho già detto a Santalucia. La prevalenza dei togati in qualsiasi Csm sarà assoluta, non ci piove, ne scrivo da 25 anni”. E aggiunge perfino: “Nella mia idea originale, in un mondo ideale, il Csm sarà composto solo da giudici per assicurare al massimo l’autonomia della magistratura dal potere politico”.
Incredibile, ma vero. Nordio resta 45 minuti. È stanco. Torna a Venezia. Lo scorta la fedele capo di gabinetto Giusi Bartolozzi, la “zarina”. Lascia il parterre alla segretaria del Pd Elly Schlein che non gliene perdona una. La separazione delle carriere? “Non incide sui veri problemi e rischia di essere l’anticamera della sottomissione dei pm al potere esecutivo e compromette l’obbligatorietà dell’azione penale cui non possiamo rinunciare”. Sorteggio per il Csm? Test psicoattitudinali? “Solo un modo sottile e insidioso per incrinare la credibilità dei giudici”.
I magistrati si scatenano. Luca Poniz: “Nordio versus Nordio, cosa avrebbe detto Nordio magistrato a Nordio ministro?”. Eugenio Albamonte ironizza su Nordio che ha portato a Palermo l’allarme sul Fentanyl e dice “sono angosciato da questa piaga…”. “Non vogliamo essere trasformati in servi del potere” dice Ida Teresi di Napoli. Maria Rosaria Guglielmi agita lo spauracchio di Polonia, Ungheria, Romania, Bulgaria, dove i giudici sono schiacciati dalla politica. E Stefano Celli: “Noi i magistrati li abbiamo arrestati, ma la politica riesce a espellere quelli che sbagliano senza aspettare le nostre indagini?”.
Arriva Matteo Renzi, una raffica contro il governo, anche se Iv vota tutte le loro leggi sulla giustizia. “La riforma costituzionale è necessaria, ma questo governo è in grado di farla o no? No, perché chiacchiera e non fa nulla”. Giusto quello che pensa Enrico Costa di Azione, che alle toghe lo dice a brutto muso: “Tutti sono consapevoli che la separazione non si farà, ma fa comodo a tutti non dirlo. A Nordio, che fa credere di rispettare il programma, all’Anm che la usa per compattare le correnti”. “Solo chiacchiere”, per Renzi, “visto che non c’è un disegno di legge del governo”. Renzi catastrofista. “Nella guerra di 30 tra politica e giudici abbiamo perso tutti”. Attacca i giornali: “C’è un rapporto tra alcune redazioni, componenti della politica e altre della magistratura per cui c’è il corto circuito”. La stampa finisce sotto attacco come le toghe. Non è un caso se qui c’è il presidente della Fnsi Vittorio Di Trapani. “Noi come loro” dice. Sì, bisogna guardarsi le spalle.










