di Luciana Cimino
Il Manifesto, 19 luglio 2025
Il venerdì nero in cui Carlo Nordio è esondato (per usare un’espressione cara al ministro della Giustizia, tanto da rivolgerla ai magistrati che criticano il suo operato). Ieri il guardasigilli, trovandosi nel contesto amico di “Parlate di mafia”, evento organizzato da Fratelli d’Italia, ha dichiarato a tutto campo. Mal gliene incolse. Anche perché questa volta non si tratta di gaffe, come l’ultima risalente a neanche 48 ore prima, sul sovraffollamento delle carceri che avrebbe contribuito a sventare i suicidi tra i detenuti, ma di attacchi alla magistratura di particolare virulenza.
“Un magistrato in servizio si è permesso di indicare su un giornale tutti gli errori fatti dal ministro nel caso Almasri - ha detto Nordio (indagato per omissione di atti d’ufficio in relazione alla vicenda del torturatore libico scarcerato dal governo italiano e riportato a casa con volo di stato) parlando di sé in terza persona - in qualsiasi paese al mondo avrebbero chiamato gli infermieri, noi non lo facciamo perché la valutazione spetta al Csm composto da persone elette da quelli che devono essere giudicati e per questo hanno paura”, ha detto riferendosi all’intervista su Repubblica del sostituto procuratore generale Raffaele Piccirillo. Per poi caricare: “I magistrati sono convinti di godere di una impunità tale da poter dire quello che vogliono, fino a che non faremo una riforma perché non c’è sanzione di fronte a esondazioni improprie”, confermando così la volontà del governo Meloni di censurare e punire i magistrati con diversi mezzi, tra cui il ddl sulla separazione delle carriere.
L’intervento del ministro, davanti ai meloniani, più che una difesa del suo operato è tutto un avvertimento ai suoi detrattori. “Nei Paesi civili non si impugnano le assoluzioni. La lentezza della nostra giustizia dipende anche dall’incapacità di molti magistrati di opporsi all’evidenza, rimedieremo”, ha assicurato per poi insinuare complotti: “Si comincia a votare la separazione delle carriere e torna fuori il caso Almasri, poi si vota il Csm e torna il processo Open Arms”, oppure “il caso Cospito è stato il primo tentativo di minare la funzione di questo governo sulla giustizia, ci saranno aggressioni di vario tipo, è adrenalina che aumenta”, ha detto, forse orgoglioso di avere molti nemici e molto onore.
Quella che doveva essere una banale mezz’ora nella giornata di un ministro si è trasformata in un lungo pomeriggio di reazioni alle sue parole, tutte a sottolineare l’inadeguatezza alla carica. L’Associazione nazionale magistrati esprime “sdegno e viva preoccupazione” per le parole di Nordio. “Da parte del ministro si registra un uso ricorrente della minaccia disciplinare - ha scritto l’Anm - evocata come uno strumento di pressione nei confronti di decisioni sgradite o legittime critiche, il vero obiettivo della riforma sembra essere quello di indebolire e ridurre al silenzio la magistratura”.
Anche il segretario di AreaDg, la corrente progressista della magistratura, Giovanni Zaccaro, legge nelle dichiarazioni del guardasigilli un tentativo “di intimidire i magistrati che osano criticarlo”. Il modello di Nordio, per Zaccaro, “è Trump che licenzia i magistrati che indagano i suoi amici”. Anche per il renziano Ernesto Carbone, componente laico del Csm, quelle del titolare di via Arenula sono “minacce scomposte”. Arriva pure la richiesta al Comitato di Presidenza del Consiglio superiore della magistratura di aprire una pratica a tutela di Piccirillo, sottoscritta dai consiglieri togati e laici di Palazzo Bachelet (eccetto tre) dato che il ministro “ha dileggiato e tentato di intimidire un magistrato”.
Nordio sembra incassare ma perde di nuovo la ragione davanti alle critiche dell’opposizione “allibita” dalle sue esternazioni, come ha detto il senatore dem Francesco Boccia, insieme al resto del centro sinistra che parla di “intimidazioni inaudite” (PiùEuropa), “iniziativa punitiva” (Avs), “intemerata per sterilizzare la magistratura” (M5S), “posizioni insostenibili” e “indegnità nel fare il ministro” (Pd). “Se i colleghi ritengono che un procuratore possa esprimere giudizi sull’operato di un ministro sottoposto a indagine, lo dicano”, ha risposto Nordio, senza, evidentemente, aver letto.











