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di Francesco Machina Grifeo

Il Sole 24 Ore, 23 aprile 2026

Per il Guardasigilli la questione Dl Sicurezza è ormai superata, gli obiettivi del Pnrr sono stati quasi raggiunti, ora si deve potenziare la mediazione come strumento deflattivo anche per attirare investimenti. Sul decreto sicurezza la situazione “sarà risolta ad horas con una soluzione soddisfacente per tutti”. “No”, invece, alla reintroduzione del reato di abuso di ufficio: “l’arsenale repressivo e preventivo dell’Italia è il più ricco di tutti”. E ancora, “non è una bestemmia parlare di modestia anche per le mazzette”, nel codice penale si parla di “tenuità o di modesta quantità persino della droga “. Sulla mediazione: “È nostra fermissima intenzione potenziare questo strumento deflattivo”. C’è poi un vulnus nella tutela dei dati personali nei telefonini: “mentre per le intercettazioni serve un’autorizzazione del Gip, per il sequestro del cellulare basta un provvedimento del PM: tutto questo è in contraddizione con la razionalità”.

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio risponde al questione time della Camera e poi si ferma a parlare con i giornalisti che lo sollecitano sulla debacle del Dl Sicurezza. “Non è il Ministero della Giustizia che ha elaborato questi testi - commenta Nordio con riguardo alla contestata norma sugli incentivi agli avvocati per i rimpatri -. Sono materie di grande complessità, che qualche volta possono dare adito a dei malintesi. Quando ci sono questioni così complesse, c’è sempre la possibilità di polemiche, ma soprattutto c’è la necessità di rimedi e di composizioni che siano rapidi”. Sullo stato della giustizia civile, oggetto della interrogazione dell’on. Rosato, Nordio rivendica i risultati raggiunti nell’ambito del PNRR, sottolineando che gli obiettivi sono stati in gran parte centrati. I dati aggiornati a fine 2025 indicano una riduzione dell’arretrato civile superiore all’86% sia nei tribunali sia nelle corti d’appello. Un risultato attribuito soprattutto all’impegno della magistratura, ma anche alle misure organizzative adottate, tra cui la possibilità per i magistrati ultrasettantenni di restare in servizio fino a 75 anni. In questo quadro, il ministro ha ribadito la volontà del Governo di rafforzare la mediazione e gli strumenti alternativi di risoluzione delle controversie, ritenuti fondamentali per ridurre la durata dei processi civili. La lentezza della giustizia, ha ricordato, incide negativamente sull’economia, con un costo stimato intorno al 2% del Pil e un effetto deterrente sugli investimenti esteri. È già operativo un comitato tecnico-scientifico incaricato di monitorare l’efficienza del sistema e proporre interventi, mentre l’esecutivo si dice aperto a ulteriori contributi per potenziare le procedure conciliative.

Tornando agli smartphone (interrogazione Pittalis), Nordio sottolinea come ormai questi strumenti racchiudano informazioni estremamente sensibili: dati sanitari, fiscali e contenuti di terzi. Da qui la contraddizione normativa: mentre le intercettazioni richiedono l’autorizzazione del giudice per le indagini preliminari, l’acquisizione di un telefono può avvenire anche su disposizione del pubblico ministero. Una situazione che, secondo il Ministro, rischia di entrare in conflitto con l’articolo 15 della Costituzione, che garantisce la libertà e la segretezza delle comunicazioni. Il Governo, aggiunge Nordio, segue con attenzione il dibattito parlamentare in corso e punta a rafforzare il ruolo dell’autorità giudiziaria nella tutela dei dati sensibili, pur senza compromettere l’efficacia delle indagini, in particolare contro criminalità organizzata e terrorismo.

Infine, sulla normativa anticorruzione (interrogazione D’orso, Ascari, Cafiero De Raho e altri), Nordio ha difeso l’impianto attuale e l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio. Ha respinto le critiche sul linguaggio utilizzato nel dibattito politico, richiamando concetti giuridici consolidati come la “tenuità del fatto” o la “modesta quantità”, presenti nell’ordinamento. Nel merito, ha ribadito che l’Italia dispone di un sistema anticorruzione tra i più articolati in Europa, con numerose fattispecie penali che coprono diverse forme di illecito, dalla corruzione alla concussione fino alla turbativa d’asta. L’abuso d’ufficio è stato eliminato perché ritenuto privo dei requisiti di tipicità e con un tasso di condanne estremamente basso, tra l’1% e il 2% dei procedimenti. Una scelta che, secondo il Ministro, non indebolisce la tutela del bene giuridico, già garantita da un ampio arsenale normativo riconosciuto anche a livello europeo.