di Giacomo Salvini
Il Fatto Quotidiano, 20 agosto 2022
Pronta la riforma. Tra articoli, interviste e discorsi ufficiali, Nordio è considerato dal centrodestra come l’alfiere del garantismo.
Chi lo conosce bene racconta che, per aver accettato la candidatura in Parlamento, deve aver ricevuto un’offerta che non poteva proprio rinunciare. D’altronde, solo cinque anni fa, dopo essere andato in pensione da pubblico ministero, non era bastato il corteggiamento quotidiano di Niccolò Ghedini e del suo grande amico Pietro Longo (entrambi avvocati di Silvio Berlusconi) per convincerlo a candidarsi con Forza Italia. Stavolta, invece, Carlo Nordio non poteva dire “no” a Giorgia Meloni. Da mesi la leader di Fratelli d’Italia si faceva consigliare sui temi della giustizia dall’ex pm veneziano fino a candidarlo, ottenendo 64 voti, alla presidenza della Repubblica. Ora però la sfida è più grande: per convincerlo ad accettare la candidatura nel collegio della Camera di Treviso, Meloni gli ha proposto di fare il prossimo ministro della Giustizia. E l’ex magistrato non poteva che accettare.
Giovedì si è presentato in via della Scrofa per accettare la candidatura e ieri lo ha annunciato con un editoriale sul Gazzettino, giornale per cui ha collaborato a lungo: “Dopo aver scritto, per oltre 25 anni, sulle criticità della nostra giustizia e sulla necessità di rimedi urgenti in senso garantista e liberale, la rinuncia a intervenire attivamente quando te ne viene offerta la possibilità sarebbe una mancanza di coraggio, o quantomeno un atteggiamento di incoerenza e di pigrizia”. Si vede già al ministero della Giustizia come successore di Marta Cartabia.
Le sue idee sono note da tempo. Tra articoli, interviste e discorsi ufficiali, Nordio è considerato dal centrodestra come l’alfiere del garantismo che possa fare la “grande riforma della giustizia” di cui parlano spesso Meloni, Salvini e Berlusconi. Il suo sogno, che ripete quasi ossessivamente, è una grande riforma costituzionale che separi le carriere tra pubblico ministero e giudice e modifichi l’articolo 112 della Costituzione. Obiettivo: eliminare l’obbligo dell’azione penale per i pm. Se non si arrivasse a una grande riforma della Carta, comunque Nordio vuole limitare il potere dei pubblici ministeri: “Solo in Italia hanno un potere così immenso senza responsabilità”, dice.
Le riforme da fare, Nordio, le ha già in testa e le ha elencate nel suo ultimo libro “Giustizia ultimo atto”, uscito a febbraio: un manifesto politico. Per velocizzare il processo penale l’obiettivo è superare le riforme Bonafede e Cartabia tornando alla prescrizione vecchio stile, ma anche allargare le maglie dei patteggiamenti. Nordio è favorevole alla proposta di Berlusconi di riproporre la legge Pecorella: niente appello nei casi di assoluzione dell’imputato. Su norme più specifiche, Nordio vorrebbe limitare il ricorso alla custodia cautelare in carcere, abolire la legge Severino e il reato di abuso d’ufficio e mettere limite alle intercettazioni come strumento di prova. Sul Csm, per evitare il fenomeno delle correnti, sostiene serva il sorteggio.
Intanto i partiti di centrodestra stanno per ultimare le liste. Nella coalizione non c’è ancora accordo sulle “quote rosa”. Salvini ha definito le candidature negli uninominali (68): tutti i “big” correranno alla Camera, lui sceglie il listino proporzionale. In FdI c’è posto per tutti: dovrebbero entrare anche il manager Andrea Abodi e l’organizzatore del Family Day Massimo Gandolfini. Vertice a villa Certosa per Forza Italia: come esterni ci sono Valentina Vezzali e Claudio Lotito. Ma molti big come Renata Polverini e Maurizio Gasparri rischiano di rimanere fuori.










