di Liana Milella
La Repubblica, 5 dicembre 2022
Dal Guardasigilli la rassicurazione che il rinvio di due mesi della riforma penale non cambierà il calendario degli accordi presi per garantire gli accordi del Piano. Le modifiche, contenute nel decreto sui rave party, e già depositate al Senato, saranno approvate definitivamente a fine dicembre.
“Il governo italiano è impegnato a dare piena attuazione al Pnrr. Le riforme entreranno in vigore rispettando le scadenze”. Parola del Guardasigilli Carlo Nordio che lo ribadisce adesso e lo ha addirittura twittato, sottoscrivendo una promessa formale e ufficiale, al commissario europeo per la Giustizia Didier Reynders. I due si erano visti a Berlino tra lunedì e martedì per un G7 dedicato ai crimini in Ucraina. Ma inevitabilmente, in colloqui informali, non è potuto mancare il chiarimento proprio sulle due “milestones” italiane nell’ambito della giustizia - le riforme civile e penale, nonché l’avvio dell’ufficio del processo con 16.500 assunzioni finanziate per tre anni - che frutteranno all’Italia 2,3 miliardi di euro.
Ovviamente, proprio il decreto di fine ottobre, e il rinvio della legge firmata dall’ex Guardasigilli Marta Cartabia, hanno messo in allarme l’Europa, per il rischio tutto italiano che di rinvio in rinvio anche la riforma del processo penale potesse slittare nel tempo, di fatto mettendo in crisi i finanziamenti del Pnrr. Ma da via Arenula, ancora ieri, arrivavano “assolute garanzie” che il decreto sarà sicuramente convertito, e quindi la stessa riforma penale, con i suoi decreti delegati, sarà approvata e licenziata definitivamente.
Il “grido di dolore” delle procure generali - Proprio Nordio, del resto, l’aveva spiegato nella sua prima conferenza stampa a palazzo Chigi, il 31 ottobre, al termine del primo consiglio dei ministri. Proprio quello che ha varato il decreto Rave, ma anche rinviato di due mesi l’entrata in vigore della Cartabia. “Per 40 anni sono stato pubblico ministero, ed ero e sono consapevole delle difficoltà delle procure, dei gip, delle corti d’appello - aveva detto Nordio -. Per questo ho accolto il ‘grido di dolore’ delle procure generali. Ma con il rinvio non ci sarà alcun impatto negativo sul Pnrr. All’opposto, se non l’avessimo fatto, avremmo corso il rischio che la riforma ci si sciogliesse in mano e fosse inapplicabile”.
Alle spalle della decisione di Nordio, che peraltro l’ex ministra Cartabia non ha ufficialmente criticato, c’era una lettera formale delle procure generali italiane che mettevano il guardia il neo Guardasigilli da un’entrata in vigore azzoppata della riforma, proprio perché le nuove regole sui rapporti tra pm e gip imponevano più tempo e soprattutto un chiarimento giuridico. Che si è materializzato, in ben 40 pagine, mercoledì 30 novembre, inviate al Senato dal capo dell’ufficio legislativo di via Arenula Antonello Mura per diventare un emendamento al decreto Rave. Quindi la conferma di un impegno, quello di mandare avanti la riforma, e di certo non bloccarla.
Tempi strettissimi - I tempi tra Senato e Camera adesso sono strettissimi. Già in questa settimana la presidente della commissione Giustizia della Camera Giulia Bongiorno andrà al voto degli emendamenti. E il testo giungerà in aula per il primo voto il 12 dicembre, per giungere poi alla Camera tra Natale e Capodanno (tra il 27 e il 28 dicembre). Tre giorni dopo la riforma penale, così emendata, entrerà il vigore.
È più che comprensibile però che proprio il rinvio abbia messo in allarme l’Europa. Che aveva dato all’Italia tempi molto rigidi per approvare i decreti delegati delle due riforme, il 19 ottobre era l’ultima scadenza per la riforma penale e il 26 novembre per quella civile. Ma entrambe erano state rispettate. Poi il rinvio del 31 ottobre per quella penale. Che è slittata di due mesi. Fino a impensierire l’Europa. Ma proprio in via Arenula, dove citano di continuo gli apprezzamenti che sono giunti dall’Europa per l’introduzione dell’ufficio del processo - gli assistenti dei giudici che rappresentano un’importante innovazione - non si è mai ipotizzata una proroga oltre le scadenze date che avrebbe potuto mettere a rischio i finanziamenti. Di cui la giustizia italiana non può assolutamente fare a meno, e anzi rappresentano davvero l’ultima chance per battere i processi infiniti.










