di Liana Milella
La Repubblica, 8 giugno 2023
Scontro in commissione Giustizia alla Camera, la Lega blocca il voto sul testo base di Forza Italia che cancella il reato. Il vice ministro Sisto costretto al rinvio. Da Costa di Azione “appoggio pieno” alla piattaforma del Guardasigilli. Netto no di Pd e M5S.
“Habemus” direbbe il Guardasigilli Carlo Nordio che ama le citazioni in latino. E in effetti è proprio lui, nell’aula della Camera, abito carta da zucchero e cravatta in tinta in versione già estiva, ad annunciare che “la prossima settimana” la sua riforma della giustizia - il primo step a cui seguiranno altri due “poderosi interventi costituzionali sulla separazione delle carriere e sui due Csm - alla fine, e dopo ben sette mesi, andrà in consiglio dei ministri. Con il pieno appoggio - già espresso in aula - di Azione e del suo responsabile Giustizia Enrico Costa. Dunque, almeno su questo, la maggioranza conquista un’altra gamba.
Del resto le proposte che Nordio riassume in una frase sono proprio quelle chieste tante volte da Costa. Eccole: “Modifiche sul sistema delle intercettazioni, sulla custodia cautelare, sui reati contro la pubblica amministrazione, sulla segretezza dell’informazione di garanzia”. A “medio termine” invece - in autunno - Nordio porrà mano alla separazione delle carriere e del Csm. Nel primo gruppo rientrerà anche la stretta all’appello per il Pm che perde il processo, un ritorno alla legge Pecorella del 2006 già bocciata dalla Consulta. Per le intercettazioni sarà vietata la trascrizione di quelle di terze persone che finiscono nella rete della microspia. Per la custodia cautelare verrà imposto ai pm un interrogatorio di garanzia per i reati meno gravi. Via poi l’abuso d’ufficio e riscrittura della mappa dei reati contro la pubblica amministrazione, a partire dal traffico d’influenze, come ha imposto la Lega, legando a questo il suo sì alla cancellazione dell’abuso.
Un “piatto” che - c’è da immaginarselo - l’assemblea plenaria dell’Anm, convocata domenica in Cassazione, comincerà già ad affrontare, protestando per non essere stata ascoltata prima dell’arrivo a palazzo Chigi. L’assemblea, che nasce sul caso Uss e la contestazione disciplinare ai giudici di Milano che hanno dato all’oligarca russo i domiciliari con braccialetto, s’incrocerà con le riforme vissute dalla maggior parte delle toghe come fortemente limitative nel fare giustizia.
È ovviamente solo una coincidenza, ma solo pochi minuti prima, in commissione Giustizia, scoppia l’ennesima lite nella maggioranza, e per giunta proprio sull’abuso d’ufficio. Perché Forza Italia, con il vice presidente della commissione Pietro Pittalis, propone il testo base, e si pronuncia a favore della cancellazione del reato. Dunque proprio FI scioglie il nodo, visto che aveva presentato due testi, uno per una modifica significativa mantenendo comunque il reato, l’altro per buttare nel cestino del tutto l’articolo 323 del codice penale.
E qui si va allo scontro. Davanti alle opposizioni - Pd e M5S - che si godono lo spettacolo. Perché il voto sul testo base viene bloccato dalla Lega. La responsabile Giustizia Giulia Bongiorno ai suoi dice con nettezza che il partito di Salvini ha preso impegni con il Guardasigilli Nordio e quindi vota solo il testo del ministro, che andrà a palazzo Chigi tra sette giorni, per cui non c’è alcun bisogno di votare adesso un testo base. Furibondo Costa che sottolinea “le divisioni notevoli nella maggioranza, con la Lega che non accetta l’abrogazione secca di un reato per il quale una valanga di sindaci sono stati indagati, infangati e, solo dopo anni, assolti”.
Nelle peste finisce il vice ministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto, che fa sospendere la seduta, si consulta con via Arenula, e poi è costretto a tornare in aula chiedendo il rinvio a domani con la scusa che ha un altro impegno. Reagisce furibondo Costa che all’opposto chiede il voto subito. Obtorto collo Pittalis è costretto a concedere il rinvio di 24 ore, mentre Federico Gianassi, capogruppo del Pd, vuole “lumi” dal governo su “quale strada effettivamente si voglia seguire sull’abuso d’ufficio dopo l’altalena di prese di posizione contrastanti”. Identica la reazione di M5s che, con tutto il gruppo, dal vice presidente Federico Cafiero De Raho, alle deputate Stefania Ascari, Valentina D’Orso e Carla Giuliano, parla di “propositi scellerati”, che vanno contro tutte le audizioni di importanti esponenti della magistratura come il procuratore nazionale antimafia Gianni Melillo, senza “rendersi conto del danno che possono arrecare all’Italia se non si fermano in tempo”.










