di Virginia Piccolillo
Corriere della Sera, 21 settembre 2025
La riforma della giustizia. Parla il ministro Nordio: “Non è affatto punitiva per i magistrati. Anzi li libera dai vincoli delle correnti”. E garantisce: “Non mette a rischio l’equilibrio dei poteri”. Ministro Carlo Nordio, un ultimo sì e la sua riforma sarà legge. Per l’Anm però mette a rischio l’equilibrio dei poteri. È così? “Per nulla. L’equilibrio dei poteri costituzionali, tra legislativo e giudiziario, rimane inalterato e la magistratura requirente e giudicante mantiene intatta la sua autonomia e indipendenza”.
Anche l’ultimo passaggio è blindato. Non è un’umiliazione del Parlamento?
“Niente affatto. Dall’inizio abbiamo detto che separazione delle carriere e sorteggio per il Csm erano nel programma elettorale e non si toccavano, ma sul resto eravamo aperti. La magistratura ha risposto con uno sciopero e l’opposizione ha perso dei mesi per audizioni di giuristi contrari alla riforma, quando si potevano acquisire i loro scritti, autorevolissimi e ben argomentati, dedicando il tempo risparmiato per un confronto serio. La realtà è un’altra”.
Quale?
“Si volevano sforare i termini della doppia lettura costituzionale. Non siamo caduti nel tranello e siamo andati avanti da soli”.
In aula è stata bagarre. Lei ha esultato?
“Ma no. Era tutto preparato. Si è visto anche chi diceva: “Aspettate, non ora”. È la politica. Si voleva distrarre l’attenzione dal risultato”.
I sondaggi sul referendum non vi danno un po’ in calo?
“Sono attualmente a nostro netto favore, ma questo non significa nulla, non bisogna dare nulla per scontato. Piuttosto dobbiamo spiegare agli italiani, in modo chiaro, pacato e civile il significato di questa riforma”.
“Vendetta verso i magistrati”, come dice il M5S?
“No. Non è affatto una riforma punitiva per i magistrati. Anzi li libera dai vincoli delle correnti”.
Schlein dice che trasformate i giudici in nemico per celare i fallimenti del governo. Sarà un referendum contro i magistrati?
“A parte che non vedo fallimenti: sono l’unico sopravvissuto del G7 Giustizia da me presieduto a Venezia, tutti gli altri governi e ministri sono cambiati. Ma comunque farò di tutto per evitare che sia un referendum pro o contro i giudici, io”.
Perché sottolinea “io”?
“Perché è il Pd purtroppo che ha già fatto una chiamata alle armi ai magistrati con il discorso di Franceschini in Parlamento. Ma questo è pericolosissimo”.
Perché?
“Se vincessero loro, con il “no” alla riforma, i magistrati rivendicherebbero il successo e la politica sarebbe di nuovo subalterna alle procure, come è da trent’anni. Se perdessero, la magistratura ne uscirebbe umiliata ed esposta nella credibilità della sua indipendenza dalla politica. Le sconfitte politiche non sono indolori”.
Il sorteggio per il Csm non esiste altrove. La convince davvero?
“È il “rimedio peggiore dopo tutti gli altri”, per citare Churchill. È vero che non c’è altrove. Ma non esiste in nessun Paese neanche una magistratura che si riunisce in partiti che si scambiano favori e nomine a pacchetto”.
Il procuratore Nicola Gratteri dice che la riforma è “inutile e dannosa”.
“Gratteri mi è simpatico, perché crede in ciò che dice e penso che sia un pregio, anche se Mirabeau lo considerava un pericolo. Per di più ama la terra e mi ricorda un po’ il mio amico Di Pietro. Ma mi spiace che scivoli nel cosiddetto “benaltrismo”.
Cosa intende?
“Ha ragione che non accelera i processi, né l’ho mai sostenuto. Per farlo ne abbiamo fatte, e ne stiamo facendo, delle altre. Abbiamo già abbattuto il 27% degli arretrati dei processi civili. E alla fine del 2026, per la prima volta nella storia, avremo colmato l’organico dei magistrati”.
Teme che al pm venga a mancare la cultura giurisdizionale e diventi longa manus del governo...
“La cultura della giurisdizione è ormai una vuota astrazione speculativa. Quanto al pericolo del pm sotto l’esecutivo è un esercizio infantile di processo alle intenzioni, perché il testo della riforma dice espressamente il contrario. Aggiungo che sul sorteggio proprio Gratteri si è sempre mostrato favorevole. E penso che lo ricorderà nei suoi prossimi interventi televisivi”.
La Giunta per le immunità può tutelare l’indagata Giusi Bartolozzi. O è un privilegio?
“Sarebbe improprio se mi pronunciassi. Ripeto: la responsabilità giuridica e politica degli atti del ministro è solo mia. Lei ha sempre e solo eseguito le mie direttive”.
Il suo ritardo nel rispondere su Almasri alla Cpi e alla Corte d’Appello non è diventato di fatto un’omissione?
“La legge attribuisce al ministro un tempo ragionevole per esaminare gli atti della Corte e interloquire con altri organismi. Atti peraltro infarciti di errori, tant’è vero che sono stati rifatti. Considerarlo reato di omissione sarebbe come dire che anche il Tribunale di ministri lo ha commesso”.
Perché?
“Perché ha sforato tutti i termini. Se poi pensiamo ai detenuti scarcerati per scadenza termini, dovremmo incriminare mezza magistratura”.
Il dipartimento Affari di giustizia del ministero aveva preparato una bozza di risposta alle Corti su Almasri che non le è mai stata mostrata da Bartolozzi. Farlo non era dovuto?
“Questa è la più bella. Prima della firma una bozza è carta straccia. Se ne fanno di diverse e opposte per risparmiar tempo”.
Ieri ha partecipato al Giubileo della giustizia. Cosa ne ha tratto?
“È stato un onore rappresentare il governo davanti al Santo Padre. Il suo discorso è stato illuminante e istruttivo sul rapporto tra giustizia divina, giustizia naturale e giustizia formale che non sempre coincidono. La nostra civiltà occidentale è fondata su tre pilastri: la scienza, la filosofia e la religione. I loro tre massimi protagonisti, Galileo, Socrate e Gesù, sono stati oggetto di processi formalmente legittimi, ma sostanzialmente iniqui”.
Null’altro l’ha colpita?
“Il concetto che la giustizia in molti Paesi non c’è, nemmeno nelle forme più elementari. Questo dovrebbe farci riflettere. Anche politicamente. All’Onu, e in altri organismi internazionali, siedono nazioni che si permettono di darci le pagelle, mentre a casa loro violano i diritti minimi, soprattutto delle donne. Un argomento che prima o dopo andrà affrontato”.











