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di Irene Famà

La Stampa, 19 settembre 2025

Il ministro: “Se politicizzeranno la consultazione e vinciamo noi, per loro sarà un’umiliazione”. Il Guardasigilli è soddisfatto. Per lui, quei 243 “sì” alla riforma costituzionale della giustizia rappresentano “il coronamento di un impegno decennale” e ora la strada gli pare tutta in discesa. Forse per etichetta, forse per scaramanzia, a una possibile vittoria al referendum gira intorno. In un primo momento mormora: “La maggioranza schiacciante verrà confermata”.

Dopo opta per la strada della diplomazia: “Prima c’è il voto al Senato”. Anche se l’esito è praticamente scontato e il ministro Nordio lo sa bene. Il Senato e la consultazione popolare. “Da ex magistrato - riflette - vedo con dolore che il consenso dei cittadini verso la magistratura sta calando”. Ma quando a decidere sono i cittadini, e devono scegliere chi ascoltare tra le toghe e l’esecutivo, la questione “consenso” diventa significativa.

La votazione alla Camera è stata un successo per il governo e per il Guardasigilli, che nella riforma della giustizia ha investito tanto. Applausi tra i banchi della maggioranza, esultanza a tratti sguaiata. Ci si è dimenticati il contegno che un momento di guerre e fame e morte come questo richiederebbe? “Non siamo fatti con un cervello a compartimenti stagni”. Il ministro Nordio non si scompone: “Ogni giorno muoiono, non solo oggi a Gaza, decine di migliaia di bambini di fame e di malattia. La natura è leopardianamente spietata”. Esultanza “legittima”, anche se “siamo consapevoli che nel mondo si consumano tragedie immense”. Ci sono gli ostaggi israeliani, “non dimentichiamoci che Hamas è il primo responsabile di tutto quello che è successo, e il popolo palestinese e il popolo ucraino, con il quale la nostra solidarietà è totale e incondizionata”. Certo “che viviamo con dolore quello che sta accadendo, ma non credo che la maggioranza degli italiani, pur consapevoli di questo momento difficile, rinunci ai momenti di gioia”. E le istituzioni non fanno eccezione. Ministro, qualcuno ha anche inneggiato a Berlusconi. “E perché non si dovrebbe?”.

Ieri è stato un giorno decisivo per la riforma. Ora la partita si giocherà al referendum e l’esecutivo, seppur con cautela, pare pronto a brindare. “Sarà sicuramente un vino italiano, magari un Vermentino”, scherza il Guardasigilli. Poi torna prudente e racconta di una pubblicità di un Brandy degli Anni 80: “Se la vostra squadra ha perso, consolatevi con lo Stock 84. Se la vostra squadra ha vinto festeggiate con lo Stock 84”. Come a dire: la partita è ancora aperta.

Il clima tra governo e toghe è teso come mai prima d’ora, gli attacchi sono continui e sempre più accesi. Ma il ministro Nordio da questa bagarre cerca di tirarsi fuori. “Se si leggono i miei scritti e le mie interviste, si vede che c’è un appello ininterrotto e pacifico affinché i toni restino pacati e perché ci si soffermi sulle questioni tecniche e giuridiche”. Stesso appello dei magistrati, ma sino ad ora ogni buona intenzione sembra essere stata disattesa. Il Guardasigilli ha una preoccupazione: “Che il referendum non diventi a favore o contro il governo, il parlamento, la maggioranza”. E la magistratura. “Se discutessimo, come auspico, in modo pacato, razionale e giuridico, l’esito sarà quello che vorranno gli italiani e non avrà effetti, né positivi né negativi, né nei confronti dei vincitori né degli sconfitti”. In pratica, se il dibattito sarà garbato, nessuno ne avrà un danno d’immagine e reputazionale. “Certo, se fosse politicizzato com’è accaduto ai tempi di Renzi e come qualcuno lascia adombrare, le cose cambierebbero. Non me lo auguro, perché significherebbe che anche la magistratura intende politicizzarsi”. Se il confronto sarà educato, “che si vinca o che si perda, la magistratura manterrà intatto il suo prestigio. In caso contrario, se il referendum venisse strumentalizzato dalle toghe, un’eventuale nostra vittoria sarebbe un’umiliazione”.

Nel merito della riforma, che in questi mesi tanto sta facendo discutere e arrabbiare i magistrati, il Guardasigilli non fa un passo indietro. Anzi, difende con forza ogni singolo punto. “La separazione delle carriere è nella natura del processo accusatorio”. Nordio racconta di quando è entrato in vigore il codice Vassalli, ovvero il codice di procedura penale tutt’ora in vigore, “e lo stesso ministro Vassalli, in un incontro privato con me aveva ammesso che si sarebbe dovuta fare una riforma costituzionale. Poi non si è fatta, perché era più lunga della riforma del codice penale”.

Le nuove norme parlano di separazione delle carriere, doppio Consiglio superiore della magistratura, un’Alta corte con poter disciplinare. Il ministro della Giustizia sottolinea: “La separazione delle carriere esiste in Gran Bretagna, negli Stati Uniti, in Nuova Zelanda, in Australia, in tutti quanti i paesi di democrazia avanzata”. Ed è vero, ci saranno due Csm: uno per la magistratura requirente, uno per quella giudicante. E ci sarà un’Alta corte con compito disciplinare. “Con il sistema attuale, i pubblici ministeri danno un voto ai giudici. Se lo spieghi ad un inglese, ti guarda in maniera strana, interrogativa, al punto che ti chiedi se ti espresso correttamente. Con la riforma questo non capiterà più”. A più voci, le toghe sottolineano: “Questa riforma non risolve i veri problemi della giustizia”. Ovvero i tempi molto lunghi, gli errori e così via. “Ci sono delle buone ragioni per essere scettici su questa riforma, ma secondo noi ci sono ragioni migliori per portarla a termine”.