di Angela Stella
L’Unità, 22 maggio 2026
Il ministro schiera tutte le alte gerarchie di via Arenula per presentare le Strutture residenziali per l’accoglienza e il reinserimento dei detenuti. Ma dietro l’altisonante etichetta, niente che dia respiro alle prigioni prima dell’estate. L’estate sta arrivando, le celle cominciano a bollire, il sovraffollamento è arrivato al 139 per cento, i suicidi a 24 dall’inizio dell’anno ma le promesse del Governo per rendere più vivibili le nostre carceri resteranno disattese. Nessun provvedimento darà respiro alle prigioni entro i mesi più infernali. Ieri al ministero della giustizia c’è stata una conferenza stampa in pompa magna con il ministro Nordio, il vice ministro Sisto, i sottosegretari Balboni e Ostellari, il capo di gabinetto Mura, il Capo del Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità, Antonio Sangermano, e altri dirigenti per presentare il “Regolamento recante le disposizioni in materia di strutture residenziali per l’accoglienza e il reinserimento sociale dei detenuti”.
Insieme alle strutture per i tossicodipendenti era stato annunciato da Via Arenula come “una bella botta” al sovraffollamento ma non sarà affatto così. La platea ipotetica che potrebbe usufruire del beneficio è tra i 2500 e i 3000 detenuti, in particolare coloro i quali possiedono i requisiti per l’accesso alle misure penali di comunità, con una pena o residuo inferiore a 4 anni, ma che non hanno appunto un domicilio. Saranno esclusi i tossicodipendenti, coloro che hanno ricevuto un provvedimento di espulsione, le persone con problemi psichiatrici, gli ostativi, coloro che non hanno assunto una buona condotta. Si potrà rimanere nella struttura per un periodo di otto mesi, rinnovabile, e l’accesso sarà subordinato all’accettazione di un piano rieducativo che comprende formazione per essere instradati al lavoro. Le tempistiche? Ancora indefinite. Innanzitutto l’elenco delle residenze temporanee (tra cui enti pubblici, locali, terzo settore), idonee ad ospitare i reclusi, non c’è ancora, visto che il 30 maggio scadrà il primo termine per inviare le manifestazioni di interesse. Solo allora Via Arenula valuterà quante sono in totale e se possiedono i giusti requisiti e, se ritenute rispondenti ai criteri prefissati, entro l’anno dovrebbero essere operative. A quel punto gli avvocati o il detenuto stesso potranno presentare istanza al magistrato di sorveglianza, che dovrà vagliarla. E su questo già giungono i primi segnali di allarme visto che i giudizi di sorveglianza hanno già un carico di lavoro eccessivo e non sono stati affiancati dagli addetti dell’ufficio per il processo. Così come c’è preoccupazione tra i sindacati di polizia penitenziaria, già sotto organico, visto che la vigilanza sarà affidata a loro. Per quanto riguarda i costi si prevede un investimento di 7 milioni a cui si aggiungerà lo stipendio del detenuto che finirà allo Stato.
Durante l’incontro con i giornalisti il Ministro ha poi detto che nelle prossime settimane a Palazzo Chigi sarà annunciato “un altro progetto”, “una rivoluzione copernicana” che riguarderà le strutture esterne per i detenuti tossicodipendenti e gli alcoldipendenti, con un potenziale sfoltimento di 10 mila ristretti. Incuriositi e dubbiosi abbiamo chiesto al Guardasigilli se fosse altro rispetto al ddl in discussione al Senato e abbiamo scoperto, nell’imbarazzo generale, che invece sono la stessa cosa. Quindi è stato presentato come rivoluzionario un provvedimento che è ancora in commissione al Senato e deve passare pure per la Camera, i cui frutti si vedranno a fine legislatura, nonostante il sottosegretario Mantovano prema per una accelerazione. Durante l’incontro poi Nordio ha ripetuto per ben quattro volte che le iniziative messe in campo non sono liberazioni lineari, orizzontali che sarebbero “una resa dello Stato”. Gli abbiamo ricordato che nel 2013 e nel 2015 ai microfoni di Radio Radicale si disse d’accordo con amnistia e indulto, quando evocati sia dall’allora presidente della repubblica Napolitano in una fase emergenziale sia poi da Papa Francesco, e li definì l’allora ex pm “come profonda, radicale trasformazione del nostro sistema penale”. Gli abbiamo chiesto perché non abbia messo nel suo programma di governo l’amnistia, se per un cambiamento di pensiero o se perché in disaccordo con gli alleati della maggioranza. Ci ha risposto, un po’ infastidito, che il suo pensiero è rimasto coerente e che però non ci sono le condizioni per una revisione del sistema del codice penale. Così come non si farà nulla per limitare l’abuso della custodia cautelare, tema più volte citato dal Ministro durante la conferenza. Gli abbiamo rammentato che durante i question time, rispondendo alle sollecitazioni di Forza Italia, in particolare del deputato Calderone che puntava ad escludere il rischio di reiterazione del reato dalle esigenze cautelari, il Guardasigilli aveva sempre sostenuto che ci stava lavorando la Commissione Mura. Approfittando della presenza del dottor Mura abbiamo chiesto lumi sugli esiti dei lavori della Commissione e anche qui ci è stato risposto da Nordio, quasi non volendo ricordare di aver dato quelle risposte alla Camera, che nulla si farà su questo fronte ma che si risolverà tutto grazie al gip collegiale la cui entrata in vigore sarà però probabilmente procrastinata, come desiderato dall’Anm.
Presente alla conferenza anche l’avvocato Irma Conti, in rappresentanza del Collegio nazionale dei diritti dei detenuti: “occorrono soluzioni differenziate e di continuità per la effettività della funzione rieducativa. Questa opportunità lo rappresenta anche per il coinvolgimento del terzo settore”. Condivisione del progetto è arrivata anche da Salvatore Sciullo, vice presidente della Camera Penale di Roma. Seduto accanto a lui Francesco Greco, presidente del Cnf: “Le strutture residenziali possono rappresentare uno strumento concreto ed efficace per favorire il ritorno alla vita produttiva, ridurre il rischio di recidiva e contribuire a una necessaria funzione deflattiva del sistema penitenziario”. Critico invece Patrizio Gonnella, presidente di Antigone che così ha commentato con noi: “Vedremo quello che accadrà. Dal 2022 sono accadute solo cose negative e siamo in piena crisi penitenziaria data da bulimia e schizofrenia normativa. Attenzione, mille volte attenzione, affinché non siano questi embrioni di privatizzazione ed esternalizzazione della pena” e ha concluso sulla proposta illustrata ieri: “Sono misure che comunque non produrranno effetto prima di un anno e nel frattempo le carceri scoppiano”.











