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di Virginia Piccolillo

Corriere della Sera, 29 novembre 2023

Intervista al ministro della Giustizia Carlo Nordio: “Io e Guido Crosetto in consonanza, condivido la sua preoccupazione”. I retroscena parlano di un Consiglio dei ministri burrascoso che lunedì ha approvato il decreto legislativo della legge Cartabia.

Ministro Carlo Nordio, come è andata?

“Con tutto il rispetto per la libertà di stampa, non c’è limite alle fake news”.

Cioè? Non vi siete divisi?

“Al Cdm il provvedimento sull’ordinamento giudiziario è stato da me illustrato compiutamente e approvato all’unanimità senza interventi di nessuno. Sottolineo nessuno”.

E nel pre Consiglio?

“Non c’ero, i ministri non partecipano”.

Ma non è vero che ha bloccato lei i test psicoattitudinali per i magistrati?

“No, per il semplice fatto che non era inserito nel testo del provvedimento, che era stato oggetto di una lunga elaborazione del nostro ufficio legislativo e mia personale, trattandosi di materia tecnica che credo di conoscere. Il tema dell’esame psicoattitudinale è tutt’altra cosa”.

Ma è contrario a introdurli e saranno archiviati per sempre o ha preferito evitare lo scontro frontale con l’Anm?

“Nelle mie pubblicazioni degli ultimi venti anni ho scritto che questo esame è previsto per la polizia giudiziaria, e quindi non sarebbe uno scandalo se fosse esteso ai pm che ne sono i capi. Anzi a dire il vero io parlavo di esame psichiatrico”.

E allora?

“Ma da lì a dire che mi sono scontrato con il sottosegretario Mantovano ce ne corre. Si tratta di argomento delicatissimo, che va discusso con grande pacatezza e con le interlocuzioni del Csm e degli ordini forensi”.

Condivide la preoccupazione del ministro Crosetto o erano solo “complotti immaginari”?

“Il ministro Crosetto non è solo un amico, ma è un politico con cui siamo in consonanza praticamente su tutto”.

Anche sui complotti?

“Non ha mai parlato di complotti, ma ha interpretato la preoccupazione della politica per gli atteggiamenti di alcuni magistrati. Il fatto è che non si sono mai rimarginate le ferite aperte dopo l’emersione dello scandalo Palamara”.

A quali allude?

“Dalle chat si è scoperto che addirittura un magistrato diceva all’altro che Salvini era innocente ma bisognava attaccarlo. Un’affermazione sacrilega, che in un Paese normale avrebbe dovuto suscitare una indignazione generale. Per di più Palamara ha aggiunto che non era un caso isolato. Eppure su queste attitudini aggressive e indegne di chi indossa la toga non è mai stata fatta chiarezza. Al contrario”.

Le conseguenze sui magistrati coinvolti, incluso Palamara, ci sono state. Non era abbastanza?

“Il Csm è stato decapitato in alcuni suoi componenti, tutti dell’area cosiddetta moderata, perché erano state pubblicate le loro intercettazioni. Ma Palamara ha ribadito che ce n’erano centinaia di altre, di cui nessuno sa nulla. La vicenda è stata chiusa con la radiazione di Palamara, ma i sospetti sono rimasti. Io stesso ne ho scritto a lungo, ben prima di diventare ministro. Crosetto se ne è solo fatto interprete”.

Le “pagelle” non spingeranno i magistrati a puntare al risultato facilmente raggiungibile senza osare di più nella difficile ricerca della verità?

“No. Le cosiddette pagelle sono valutazioni fatte dal Csm, in piena e assoluta indipendenza, e quindi sono una dimostrazione della nostra sensibilità sull’autonomia della magistratura. Ma poiché i pm hanno il potere di imbastire indagini talvolta lunghe e costose, che distruggono la vita e le finanze delle persone, e poi si concludono nel nulla, è ragionevole che si valutino anche i risultati delle loro inchieste. Guardiamo agli Stati Uniti, dai quali il codice attuale, firmato da Giuliano Vassalli, eroe delle Resistenza, ha preso esempio. Se il procuratore distrettuale perde una serie di processi, viene spedito a casa dagli elettori”.

Un obiettivo per il futuro?

“No, io non dico che si debba arrivare a questo, ma nemmeno che alcuni errori imperdonabili debbano restare senza conseguenze”.

La sua riforma è davvero bloccata da Meloni o no?

“Altra grossolana fake news. Non so più come dirlo. Il primo pacchetto della riforma Nordio è all’esame del Senato, e quindi non dipende più da me”.

L’altra?

“Quella prossima, che inciderà radicalmente sulle intercettazioni, sarà proposta tra poco, di concerto con il grande lavoro fatto dalla Commissione presieduta da Giulia Bongiorno. Altre sono in cantiere, secondo un cronoprogramma inviato a suo tempo alla presidenza del Consiglio, che stiamo rispettando”.

Forza Italia rilancia sulla separazione delle carriere. E chiede di approvarla in parallelo a premierato e autonomia differenziata. Deve attendere?

“La separazione delle carriere è consustanziale al processo penale accusatorio, ed è nel nostro programma. Non è affatto bloccata: semplicemente deve seguire quella, politicamente più importante, del premierato. E poiché un eventuale referendum che le contemplasse entrambe creerebbe confusione nelle urne, si procede separatamente. In primavera comunque la porteremo in Cdm. Faccio in ogni caso notare che simili riforme radicali non si possono fare in pochi mesi: devono essere omogenee e sistematiche. Capisco l’effervescenza di chi vorrebbe tutto e subito, ma posso assicurare che, almeno finché guiderò questo ministero, queste riforme andranno avanti”.

Perché, potrebbe lasciare?

“Non ho nessuna intenzione di lasciare perché il mio compito è portare a termine le riforme. Anche se mi hanno attribuito cariche che vanno dalla Corte costituzionale alla presidenza della Repubblica. Manca solo quella del Papa...”.