di Eleonora Martini
Il Manifesto, 24 marzo 2026
Ministero della Giustizia nella bufera, dopo i risultati referendari e lo scandalo del sottosegretario delegato alla Polizia penitenziaria. Aria di chi attende il “plotone di esecuzione” (cit. Bartolozzi), ieri al ministero di Giustizia. Perché semmai dovesse esserci qualcuno che pagherà - per tutti - la sonora bocciatura della riforma Nordio, è certo che siede in via Arenula. Anche se lo stesso ministro si è affrettato ieri a smentire voci di rimpasto: “Non è nostra intenzione attribuire o meno a questo voto un significato politico”. Epperò in quegli uffici ieri il Guardasigilli ha atteso i risultati referendari insieme alla sua capa di gabinetto Giusi Bartolozzi.
I due sono inseparabili, e questo può diventare un problema, ora, per Giorgia Meloni. Il sottosegretario Ostellari invece non si è fatto vivo. Ma se nei corridoi si chiede notizia del numero due del ministero, Andrea Delmastro, la cui posizione era già appesa al filo del Sì, la risposta è un netto “non ne abbiamo idea”. Segno che la “leggerezza” (cit. Meloni) del sottosegretario al comando delle carceri italiane lo ha già messo sulla pista di volo.
Il primo a chiederne le dimissioni, ieri, è stato il leader del M5S Giuseppe Conte, seguito da altri esponenti dell’opposizione. Ma perfino il fronte compatto della polizia penitenziaria - che lo ha sempre osannato come “uno di noi” - inizia a scricchiolare. Il segretario del sindacato Spp, Aldo Di Giacomo, per esempio, ha chiesto “un passo indietro del sottosegretario Delmastro e l’azzeramento di tutto l’apparato dirigente del Dap”, dopo l’ultima vicenda che vede protagonista il “deus ex machina delle carceri” e che “ha coinvolto anche i più alti dirigenti dell’Amministrazione penitenziaria”, dimostrando una volta di più che Delmastro, secondo l’Spp, è “fortemente inadeguato a ricoprire l’incarico istituzionale ricevuto e ancor più con il suo comportamento ha contribuito al fallimento dell’intero sistema penitenziario”.
E addirittura pure la sua Biella - città dove il sottosegretario ha intrecciato relazioni spericolate in questi anni: dalla grigliata del 2023 nel cortile del carcere insieme ad agenti indagati per le violenze sui detenuti, fino alla Bisteccheria d’Italia fondata in uno studio notarile biellese con la socia diciottenne figlia di un mafioso - un po’ ha già cominciato a voltargli le spalle, se si pensa che il fronte del Sì non ha stravinto che ci si aspettava (51,4% contro il 48,6% dei No).
Ancora peggio è andata nella città natale del ministro Nordio: a Treviso ha vinto il No con il 50,25%. Ma lui non si scompone. Come non si è scomposto davanti alla foto pubblicata dal Fatto quotidiano che immortala, nel giugno 2025 all’interno della Bisteccheria di via Tuscolana, anche la sua fedelissima Giusi Bartolozzi insieme ad altri sei alti dirigenti di via Arenula. Ieri, quando il responso delle urne era evidente, Nordio ha solo commentato laconicamente: “Prendo atto con rispetto della decisione del popolo sovrano. Il nostro intendimento era quello di attuare definitivamente il progetto ideato da Giuliano Vassalli con il processo accusatorio e consacrato dall’articolo 111 della Costituzione che definisce il giudice terzo ed imparziale. Abbiamo impiegato tutte le nostre energie per spiegare, in termini accessibili, la complessità di questa riforma. Non è nostra intenzione attribuire o meno a questo voto un significato politico. Ringraziamo la parte dell’elettorato che ci ha dato fiducia e comunque ci consola l’alta partecipazione al voto che conferma la solidità della nostra democrazia”.
Neppure nel partito di Giorgia Meloni, come anche tra le fila di FI, c’è chi si sbilancia troppo. Rispondendo ad una domanda sulla relazione tra il caso Delmastro e il risultato referendario, ai microfoni de La7 il capogruppo di FdI alla Camera, Galeazzo Bignami, si limita a sostenere: “Faremo le nostre valutazioni. Mi sembra complesso dire che è colpa di una vicenda, per quanto sia stata molto sottolineata dalla stampa”. Risposta fotocopia anche da Giovanni Donzelli, “gemello diverso” di Delmastro che tutti ricorderanno per le rivelazioni sul caso Cospito. Mentre il coordinatore di FI, Giorgio Mulé, riconosce che qualcosa di sbagliato c’è stato “nella campagna referendaria”, ma “dare la croce addosso a Nordio e Delmastro svilirebbe un impegno che c’è stato, e quindi non sarò io a dare le patenti di chi ha sbagliato di più e chi è stato più bravo”.









