di Francesco Grignetti
La Stampa, 23 febbraio 2023
Il ministro sull’ipotesi dimissioni: “Aspirazione velleitaria e metafisica”. Attacco alle toghe: pronti al conflitto di poteri. Lo scudo di Carlo Nordio per il “suo” sottosegretario indagato, Andrea Delmastro, non potrebbe essere più totale. Quanto più si alza la temperatura politica, con le opposizioni che minacciano l’aventino se soltanto si provasse il sottosegretario a partecipare ai lavori parlamentari, tanto più il ministro della Giustizia si sente in dovere di ergersi a sua difesa. E stavolta, alla Camera, passa al contrattacco. Attaccando a muso duro la procura di Roma che sta indagando. E Delmastro, forte di questa difesa senza se e senza ma, si prepara a tornare appieno nel ruolo.
Un discorso che trasuda l’orgoglio di essere al governo, da Nordio. Il ministro rivendica infatti a sé il potere di decidere che cosa è segreto e cosa no. “La classificazione della natura - segreta, riservata, riservatissima o altro - per legge appartiene all’autorità che forma il documento, quindi spetta al ministero”, dice.
E siccome quelle carte che Delmastro ha mostrato al suo amico e compagno di partito Giovanni Donzelli secondo il ministero non sono segrete, “quello che non è segreto non rientra tra gli atti dei quali si sta oggi parlando”. Epperò la questione non è così pacifica. Anche perché un conto è la disciplina del segreto di Stato, altro il segreto d’ufficio. La magistratura sta appunto procedendo per violazione di questo secondo tipo di segreto. Ma ciò, per l’ex magistrato Nordio, è un’inammissibile invasione di campo. Lo dice esplicitamente: “Se la qualifica della segretezza o meno dell’atto non dovesse più dipendere dall’autorità che forma l’atto, cioè dal ministero, ma dovesse essere devoluta alla interpretazione della magistratura potrebbe crearsi una problematica che potrebbe e dovrebbe essere risolta in un’altra sede”.
Lascia intuire, insomma, che se la procura andrà avanti, pur di difendere l’operato di Delmastro, il governo e anche lui sono pronti a sollevare conflitto di poteri davanti alla Corte costituzionale. Un’ipotesi che lascia di stucco Federico Cafiero de Raho, che fino a qualche mese fa era Superprocuratore e oggi è deputato M5S e firma l’interrogazione a Nordio: “Per me - dice - è pacifico che Delmastro abbia violato la legge e mi meraviglia questa posizione del ministro. Il segreto di Stato si appone documento per documento a seconda della delicatezza per la sicurezza dello Stato. Altro è il segreto d’ufficio, che scatta automaticamente per grandi categorie e non rientra tra le competenze del ministro pro-tempore. Quelle note che il sottosegretario ha divulgato sono atti riservati, a priori”.
Nella sua difesa di Delmastro e nell’attacco alla magistratura, però, il ministro Nordio affronta anche il problema delle dimissioni, richieste a gran voce dall’opposizione, e riprende un suo storico cavallo di battaglia, come ha scritto infinite volte in passato: “È una aspirazione velleitaria e metafisica - scandisce alla Camera - che la spedizione di un’informazione di garanzia possa costituire un oggetto di dimissioni. Se così fosse, noi devolveremmo all’autorità giudiziaria il destino politico degli appartenenti a un’assemblea che oggi riguarda l’onorevole Delmastro, e un domani potrebbe riguardare ciascuno di voi”.
Ecco il Nordio che tutti conoscono. Il polemista che da sempre sostiene come la magistratura abbia esondato dal suo alveo, occupando un ruolo che non ha, e per colpa di una politica troppo remissiva. Ovviamente questa impostazione piace moltissimo a chi oggi è sotto botta. Il deputato Giovanni Donzelli, coordinatore nazionale di FdI, per esempio, esce dall’audizione del Giurì d’onore, e commenta trionfante: “Nordio è sempre stato molto lineare, ha sempre avuto la stima di tutta la maggioranza e continuerà ad averla. Mi sembra una dichiarazione in linea con quello che ha sempre detto”.
È sempre più vicino, insomma, il momento dello scontro con la magistratura. Il ministro conclude così: “Questo Governo e, anche e soprattutto questo Ministro, anche per chi ha letto i miei interventi anche in momenti precedenti, è profondamente convinto che vi sia la necessità di una profonda revisione dell’ordinamento giudiziario”.










