di Giulia Merlo
Il Domani, 18 luglio 2023
La grande sintonia tra Forza Italia e il ministro Nordio è una strategia in vista delle europee, dove il partito deve superare il 4 per cento e per farlo deve puntare a un nuovo elettorato. Nordio, infatti, l’unico membro del governo a godere di consensi anche nell’opposizione, in particolare nel terzo polo. Quello che sembrava l’ennesimo inciampo comunicativo sta invece trasformando il ministro Carlo Nordio nel nuovo riferimento politico di Forza Italia. Una torsione forse insperata, ma le sue dichiarazioni sulla necessità di modificare il concorso esterno in associazione mafiosa, bollate come una “non priorità” da parte di Fratelli d’Italia e della premier Giorgia Meloni, stanno diventando un nuovo cavallo di battaglia per gli azzurri.
Con il risultato di un doppio beneficio: non esistono proposte di legge di “tipizzazione” del reato, quindi a oggi la discussione rimane puramente teorica e senza effetti concreti che potrebbero incrinare la tenuta dell’esecutivo, ma il tema mette insieme tutte le anime di Forza Italia ed è stato benedetto indirettamente anche da Marina Berlusconi, che nella sua lettera al Giornale ha attaccato le tesi della magistratura sulle presunte collusioni del padre con la mafia stragista.
Proprio questo ne fa il perfetto totem di questa delicatissima fase politica del partito che, come ha detto il neosegretario Antonio Tajani nel suo discorso di insediamento, deve ritrovare la spinta e una precisa caratterizzazione anche tematica dopo la tragica scomparsa del fondatore Silvio Berlusconi. E quale argomento migliore della tipizzazione del reato di concorso esterno in associazione mafiosa, soprattutto se viene portato avanti dal ministro della Giustizia scelto personalmente da Giorgia Meloni e fatto eleggere nelle sule liste.
E pazienza se la premier ha dovuto stoppare bruscamente ogni ipotesi di riforma, vista anche l’infelice concomitanza della polemica con la commemorazione del 19 luglio in ricordo della strage di via d’Amelio, a cui la premier, che considera Paolo Borsellino uno dei suoi principali riferimenti culturali, ha già detto che parteciperà, come ogni anno.
Anzi meglio: sostenendo la proposta di Nordio Forza Italia sta riuscendo a ritagliarsi una posizione autonoma all’interno della maggioranza e a guadagnare un ruolo nel dibattito pubblico, essenziale per cercare di sopravvivere elettoralmente in vista delle europee del 2024. Basta l’abile equilibrismo di specificare sempre che la riforma “non è una priorità, ma...”. Difficile che questa strategia non sia concordata anche con Meloni, che ha in Tajani un fidato viceministro e un filo diretto con Marina Berlusconi. La premier, infatti, ha bisogno che FI rimanga in vita in ottica di dinamiche politiche europee ma anche come gruppo cuscinetto nella maggioranza e per questo serve che non scenda sotto la soglia di sbarramento del 4 per cento alle prossime elezioni.
La strategia di allargamento - Del resto non è un mistero che l’ex magistrato Carlo Nordio goda di larga stima tra le file dei forzisti. Berlusconi certo gli avrebbe preferito Elisabetta Casellati, ma la linea dell’attuale guardasigilli è perfettamente compatibile con le storiche posizioni di Forza Italia in materia di giustizia, dalla lotta alle intercettazioni agli attacchi alle frange della magistratura considerate politicizzate, fino alla separazione delle carriere. Nordio stesso si è sempre definito un “liberale” e le promesse di “rivoluzione liberale” sono state parte del lessico berlusconiano. Anche il rivendicato “garantismo” del ministro si avvicina più a Forza Italia che alle posizioni di Fratelli d’Italia.
Una vicinanza che al ministero, spiegano fonti interne, si traduce in una sintonia tra Nordio e il viceministro Francesco Paolo Sisto (FI). Mentre con il sottosegretario meloniano Andrea Delmastro, scelto da FdI proprio con la missione di frenare le iniziative del ministro e oggi azzoppato dopo il rinvio a giudizio per rivelazione di segreto per i verbali del Dap sull’anarchico Alfredo Cospito, il rapporto è più “freddo”.
Non solo, più di una delle storiche battaglie del guardasigilli sono già diventate proposte di legge di Forza Italia: l’ultima in ordine di tempo è quella sull’introduzione del sorteggio temperato per eleggere i consiglieri togati del Csm. Tesi perorata dal Nordio giurista, oggi è un ddl in discussione in commissione Giustizia al Senato e presentato dall’azzurro Pierantonio Zanettin.
Proprio questa sintonia può trasformare il ministro nella migliore arma di Forza Italia per mettere in atto la strategia di allargamento promossa da Tajani: aprirsi, rubando spazio politico e insidiando l’elettorato del centrosinistra composto da “moderati, riformisti e garantisti. Tanti elettori del Pd, ex democristiani e socialisti, che non si riconoscono più”.
Nordio infatti è l’unico ministro dell’esecutivo a spaccare il fronte dell’opposizione, godendo di simpatie esplicite da parte di Azione e Italia viva, che anche sul concorso esterno sono rimasti in silenzio. “Nel programma del terzo polo ci sono le cose che sta dicendo Nordio dall’inizio della legislatura”, ha certificato ieri a La7 il renziano Ettore Rosato, che ha smentito voci di un suo imminente ingresso in Forza Italia.
A dimostrazione che FI e Iv siano vicinissimi sul tema della giustizia è stata anche la coordinatrice di Iv, Raffaella Paita, che ieri ha apprezzato pubblicamente la lettera di Marina Berlusconi al Giornale: “Ha ragione quando parla di guerra dei trent’anni con la magistratura” e “ha ancora ragione quando parla di damnatio memoriae da parte della procura di Firenze. È il momento di riformare davvero la giustizia”. Un segnale forte agli azzurri ma anche a Nordio.
Più concretamente il prossimo terreno di convergenza sarà la prescrizione. Nordio si è detto favorevole a modificarla, smantellando quindi un altro pezzo della riforma Cartabia approvata nella precedente legislatura, e nei prossimi giorni arriverà in commissione alla Camera il testo base. A presidiare il tema con una sua proposta di riforma c’è il deputato di Azione, Enrico Costa, e sono in corso interlocuzioni per arrivare a un testo unica con gli altri due testi presentati dalla maggioranza. L’obiettivo: ritornare alla prescrizione pre-Bonafede (che l’ha fermata al primo grado) e smantellare la riforma Cartabia nella parte in cui introduce la prescrizione processuale in appello e Cassazione (che si traduce nell’improcedibilità nel caso in cui i processi durino più di due anni in secondo grado e uno in terzo). Uno dei possibili effetti potrebbe essere il ritorno alla prescrizione per come introdotta dalla legge Orlando, mettendo quindi in difficoltà anche il Pd.










