di Liana Milella
La Repubblica, 28 luglio 2023
Solo martedì la capigruppo del Senato deciderà come inviare il ddl alla commissione presieduta da Bongiorno, se in forma “redigente” o “deliberante”. Ma palazzo Madama si avvia a chiudere per le vacanze. Nordio e la sua riforma della giustizia in otto articoli? “Rimandati” a settembre. Perché il disegno di legge licenziato il 15 giugno da palazzo Chigi - la grande riforma del Guardasigilli in itinere ormai da nove mesi - è tuttora in cammino verso la commissione Giustizia del Senato, dove l’attendono le “cure” della senatrice leghista Giulia Bongiorno, nella veste di presidente.
Nessuna fretta, a palazzo Madama, di affrontare la super grana dell’abuso d’ufficio in chiave anti Europa. Tant’è che mercoledì la capigruppo ha trattato la questione e ha deciso di aspettare fino a martedì prossimo per lasciare liberi i partiti di decidere se preferiscono che la riforma sia discussa in forma “redigente” oppure “deliberante”. Differenza non da poco, perché nel primo caso in aula si votano nuovamente tutti gli emendamenti dei gruppi, nel secondo no. Quindi la maggioranza preferisce la sede “deliberante” e l’opposizione quelle “redigente”. Ma la stessa opposizione, per frenare la maggioranza, ha un’arma. Anche se i partiti di governo, in sede di capigruppo, dovessero decidere per la sede “deliberante”, loro possono chiedere quella “redigente” in commissione e bloccare il governo.
Ma, comunque vada, Nordio sarà comunque “rimandato” a settembre. Perché il Senato chiude i battenti alla fine della prossima settimana. Quindi, anche se il testo arriva in commissione mercoledì prossimo, la presidente Bongiorno lo infilerà in un cassetto e darà mandato agli uffici di preparare il dossier per una più agile lettura. Poi darà appuntamento ai suoi senatori all’inizio del mese successivo augurando a tutti “buone vacanze”.
E ci vorrà tempo prima di arrivare ai primi emendamenti e ai primi voti. Perché, inevitabilmente, la commissione dovrà ascoltare i pareri degli esperti, scelti dai partiti. E sicuramente torneranno alla ribalta gli stessi già sentiti alla Camera sull’abuso d’ufficio. Le tante voci contrarie per eliminare il reato, come il procuratore nazionale antimafia Gianni Melillo e il procuratore di Roma Franco Lo Voi. Nonché, dall’Europa, il vicepresidente di Eppo Danilo Ceccarelli. E naturalmente i vertici dell’Associazione nazionale magistrati. Ci sono state anche voci a favore chieste dal centrodestra. Le sole audizioni porteranno via almeno due o tre settimane. Poi si andrà agli emendamenti. Tempi lunghi. Un voto in aula non prima di novembre, ad andar bene.
Carlo Nordio è ministro dal 25 ottobre dell’anno scorso. Tranne i decreti Rave e Cutro - scritti in condominio con il Viminale - non ha ancora affrontato le aule parlamentari per sostenere un suo disegno di legge “strategico”. È stato protagonista di scontri, come per il caso Cospito, per la vicenda Uss, per le rivelazioni di carte segrete delle carceri del suo sottosegretario Delmastro. Nelle due commissioni Giustizia ha annunciato un programma megagalattico, dalla separazione delle carriere, alla riforma della prescrizione, al taglio delle intercettazioni, alle nuove regole sulla segretezza delle indagini. Nonché la completa revisione dei reati contro la pubblica amministrazione che ha “promesso” alla Bongiorno in cambio del via libera al taglio dell’abuso d’ufficio. Di tutto questo, nella “rete” parlamentare, c’è solo il ddl che taglia proprio l’abuso d’ufficio e penalizza i giornalisti che non potranno più pubblicare le intercettazioni se non sono espressamente citate in un atto dei giudici. Ma se ne riparla a settembre, ritemprati dalle ferie.










