di Virginia Piccolillo
Corriere della Sera, 28 maggio 2025
Il ministro della Giustizia: “L’Anm si esprime con gli slogan. Se le assoluzioni sono due la condanna è irragionevole”. “Il caso Garlasco? Comunque vada, finirà male”. Ne è convinto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio. Perché? “O il detenuto è innocente, e allora ha sofferto una pena atroce ingiustamente. O è colpevole e allora è l’attuale indagato a dover affrontare senza colpe un cimento doloroso, costoso in termini di immagine, di spese e di sofferenze”.
Secondo lei?
“Nel merito non devo, non posso e non voglio entrare”.
Ma è stato lei a parlare di condanna “irragionevole”.
“No. È un principio generale: dopo un proscioglimento è irragionevole una condanna. Soprattutto se le assoluzioni sono due. Come puoi condannare “al di là di ogni ragionevole dubbio”, se due giudici hanno già dubitato?”.
E se invece si trovano nuovi indizi?
“In generale se vengono acquisite nuove prove a carico dell’imputato, prima che la sentenza passi in giudicato, si deve rifare il processo ex novo. Non inserirle nel fascicolo già formato, come avviene in appello. Per due ragioni”.
Quali?
“La prima è che non puoi metter il vino nuovo nella botte vecchia. Se ci sono nuove prove contro, bisogna riesaminarle in contradditorio con la difesa, accanto a quelle a favore. Insomma bisogna ritornare daccapo”.
L’altra?
“È anche più importante. Con il sistema attuale sottrai all’imputato il diritto a un doppio giudizio di merito. Se il tribunale assolve e la corte condanna, puoi solo ricorrere per Cassazione per motivi di legittimità. E il secondo giudizio di merito, colpevolezza o meno, va a farsi benedire”.
Per l’Anm la doppia assoluzione necessita solo di una motivazione rafforzata...
“Proprio per niente. E infatti l’Anm non risponde a queste obiezioni. Si esprime per slogan. E mi dispiace”.
Emergono errori e prove tralasciate, interverrà?
“Ma no, figurarsi: l’errore è sempre in agguato. È la legge che è sbagliata”.
La Consulta aveva bocciato la legge Pecorella sull’inappellabilità. Ci sta ripensando?
“Ci abbiamo già ripensato con la riforma introdotta due anni fa, per i reati minori. La separazione delle carriere è prodromica”.
Che c’entra la separazione delle carriere?
“La riforma costituzionale, proprio perché intende attuare il processo accusatorio anglosassone, è prodromica a un codice di procedura penale dove sarà rivisto anche il sistema delle impugnazioni”.
Sarà la prossima riforma?
“Stiamo già studiando ma naturalmente aspettiamo l’esito del referendum”.
State studiando sanzioni disciplinari per non far intervenire i magistrati contro il referendum?
“Non so da dove escano queste frottole. La responsabilità disciplinare va certo resa più tipica, nell’interesse degli stessi magistrati, ma non certo in senso più punitivo”.
Con post sui social, insulti e manipolazioni gli avvocati non stanno esagerando?
“Non seguo e non mi compete”.
Sulla riforma aveva promesso un ampio dibattito. Ma l’opposizione protesta perché è stato strozzato...
“In commissione al Senato, dopo l’approvazione alla Camera, è stato così lungo da sconfinare nell’ostruzionismo. Centinaia di interventi, audizioni, emendamenti. Per sentir dire sempre le stesse cose. Ora finalmente siamo in vista del traguardo, nel pieno rispetto di un ragionevole dibattito in Aula”.
Il ddl sicurezza è passato con il voto di fiducia. L’opposizione denuncia una svolta autoritaria. È così?
“Proprio il contrario. Non è un atto autoritario quello di sgomberare un appartamento occupato illegalmente. Spesso poi si tratta di abitazioni acquistate dopo anni di risparmi e sacrifici da pensionati, che devono dormire in albergo perché degli abusivi gli hanno cambiato la serratura e si sono installati stabilmente. E finora nessuno li poteva, o voleva, smuovere. Abbiamo ripristinato la legalità e anche il buon senso”.
Si è pentito di aver detto che le vittime di stalking devono rifugiarsi in chiese o farmacie?
“Intendevo una cosa ovvia, che dicono anche le forze dell’ordine. Nel caso di emergenza, poiché non possiamo mettere un carabiniere accanto a ogni vittima potenziale, è prudente ricorrere a una sorta di autotutela. Già lo facciamo. Evitando di frequentare di notte certi luoghi, come pure sarebbe nostro diritto. Se il braccialetto avverte che lo stalker si sta avvicinando certo che si deve chiamare la polizia. Ma se questa è lontana, e non arriva, è bene che si protegga in un luogo sicuro. Elementare, o no?”.
Il caso del detenuto in permesso di lavoro che ha accoltellato la collega, Emanuela De Maria, è stato oggetto di un approfondimento del suo dicastero. Com’è finito?
“Anche qui posso rispondere solo in via astratta, indipendentemente dal caso: sarebbe bene che provvedimenti così importanti, e difficili, venissero adottati da un organo collegiale. Magari in doppia lettura. Bisognerebbe cambiare la legge”.











