di Adriana Logroscino
Corriere della Sera, 18 giugno 2023
Scontro fra il guardasigilli e il sindacato dei magistrati. E la maggioranza procede compatta sul nuovo disegno di legge. “Per il risultato raggiunto, anche di fare innervosire le opposizioni che si sono divise, mi darei anche un dieci. Vedere che il maggiore partito dell’opposizione si spacca in due, per noi è un risultato importante”. Il ministro Carlo Nordio non teme lo scontro. Anzi lo rivendica nel difendere il suo disegno di legge sulla giustizia, approvato due giorni fa in Consiglio dei ministri. E non usa il fioretto neppure nel dare l’altolà ai magistrati che avevano duramente criticato la riforma. “Se il rappresentante del sindacato magistrati — replica al presidente dell’Anm, Giuseppe Santalucia — pronuncia critiche severissime, prima che sia noto il testo del disegno di legge, per me le sue sono interferenze. L’interlocutore istituzionale del governo e della politica è il Consiglio superiore della magistratura”, chiude quindi la porta. Immediata la replica di Santalucia: “Abbiamo non solo il diritto, ma il dovere di prendere parola”.
Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, braccio destro di Giorgia Meloni, non è meno netto del ministro: “Questo ddl è un primo decisivo segnale per ribadire che la politica decide senza attendere la dettatura dalle correnti della magistratura associata. Quando si è insediata a Palazzo Chigi, Giorgia Meloni ha detto “non sono ricattabile”: questo governo non è ricattabile, a partire dalla giustizia”.
Con Nordio, compatta, fin qui, la maggioranza di governo. Maurizio Gasparri di Forza Italia lancia anche un avvertimento a Salvatore Busia, presidente dell’Anticorruzione, che aveva evidenziato i rischi collegati all’abrogazione del reato di abuso d’ufficio. “Forse dovrebbe valutare di passare a un’altra funzione”, affonda il senatore. Antonio Tajani guarda già al dopo: “Ora separazione delle carriere”. Sostegno alla riforma anche da FdI e Lega.
Nordio, nel suo intervento pubblico a Taormina, tocca tutti i punti fondamentali della riforma, per difenderli nel merito e anche per rilanciare. La stretta sulle intercettazioni definite “una barbarie che costa 200 milioni all’anno con risultati minimi” è solo un primo passo: “Interverremo molto più radicalmente”. Sul freno al ricorso alla custodia cautelare: “Siamo infarciti di errori giudiziari che hanno tenuto persone in carcere per mesi o per anni prima di essere assolte e alcuni dei magistrati responsabili sono stati promossi o siedono in parlamento”. Sull’abrogazione dell’abuso d’ufficio, tema che divide il Pd, concede: “Com’era formulato era evanescente, ma se l’Europa ci chiedesse una rimodulazione, la accoglieremmo”.
Contro la riforma e contro l’atteggiamento del ministro nei confronti delle toghe, si schierano le opposizioni, Terzo polo escluso. “Il pacchetto Nordio indebolisce garanzie di legalità, non colpisce le gogne mediatiche ma la libertà di informazione”, dice Walter Verini del Pd. “Il ministro censura il presidente di Anm, Gasparri il presidente di Anac. Un’intolleranza preoccupante verso le opinioni diverse”, sostiene Franco Mirabelli (Pd). Il leader del M5S, Giuseppe Conte, nella riforma vede “un disegno organico” per “liberare enormi spazi di impunità, cancellare presidi contro la corruzione e mettere il bavaglio alla stampa”.










