di Gianni Alati
Il Dubbio, 19 luglio 2025
“Sarà una vera riforma, fa paura ma state certi che la faremo”. Ha detto ieri il ministro della Giustizia Carlo Nordio alla quarta edizione dell’evento “Parlate di mafia”, organizzato dai gruppi parlamentari di Fratelli d’Italia. “All’inizio nessuno credeva in questa riforma perché tutte le volte che si era cercato di farla c’era stato un niet della magistratura. E la politica ha sempre ceduto perché aveva paura: noi non abbiamo paura. Sappiamo che ci saranno aggressioni di vario tipo - alcune in linea con la democrazia ossia in parlamento - altre meno quando la stampa altera alcune ricostruzioni e poi ne avremo anche delle altre”. “Ai miei amici scherzosamente ho detto: non c’è niente da fare ogni aggressione in più, è un pizzico di adrenalina che aumenta”.
Il ministro ha poi dichiarato: “L’altro giorno c’è stato un intervento di un magistrato in servizio che si è permesso di indicare tutti gli errori che aveva fatto il ministro sul caso Almasri: in qualsiasi Paese al mondo avrebbero chiamato gli infermieri. Perché noi non lo facciamo? Innanzitutto, sarà e potrebbe essere oggetto di valutazione” mediatica senza precedenti. E non è un caso che proprio la Procura da cui partì l’indagine, quella di Catanzaro, abbia nel tempo collezionato un numero altissimo di richieste di risarcimento per ingiusta detenzione. Un dato che interroga, che inquieta, e che impone una seria riflessione sul rapporto tra potere giudiziario, media e tenuta democratica delle istituzioni locali”. La donna, addirittura, in vista delle elezioni dello scorso fine maggio era stata pure inserita tra candidati “sconsigliati” dalla Commissione parlamentare Antimafia. L’accusa? Aver fatto parte di un’amministrazione - quella del Comune di Rende - sciolta per infiltrazioni mafiose. Eppure, nel documento che aveva motivato lo scioglimento, il suo nome non compare mai e oggi a maggior ragione si scopre che quell’amministrazione non doveva decadere. Il movimento Laboratorio Civico Rende ha aggiunto: “lo scioglimento del Comune di Rende si è rivelato un provvedimento infondato, ingiusto e profondamente dannoso. Un atto che ha interrotto bruscamente un percorso amministrativo solido, paralizzato progetti, bloccato risorse, minato la fiducia dei cittadini verso le istituzioni. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: un rallentamento economico, uno svuotamento del confronto democratico, una ferita alla coesione sociale”. A parlare anche la Camera penale di Cosenza: “1050 giorni di gogna mediatica, di distruzione politica di una Comunità, di tentativi di delegittimazione, di sofferenza e di ferite, riferite a lui e a tutta l’Avvocatura, alla nostra Camera penale, di cui l’Avvocato Manna è Presidente Emerito, all’Unione delle Camere Penali Italiane, della cui Giunta l’Avvocato Manna è stato componente. 1050 giorni di strenua difesa da parte del suo Collegio difensivo per sentir pronunciare quell’articolo 530 del codice di rito penale che restituisce - ahinoi- solo qualcosa, troppo poco”. Per questo, hanno concluso i penalisti del Direttivo della Camera penale di Cosenza, “l’Avvocato Marcello Manna non è stato - solo- assolto. L’Avvocato Marcello Manna è innocente”.











