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agenzianova.com, 3 maggio 2025

“La funzione rieducativa della pena si attua tramite due elementi: il lavoro e l’attività fisica”. Le persone tossicodipendenti “sono più dei malati da curare che dei criminali da punire” e “possono e devono essere detenuti in modo differenziato”. Lo ha detto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, nel corso di un’intervista all’emittente Padre Pio Tv. “La funzione rieducativa della pena - ha spiegato - si attua tramite due elementi: il lavoro e l’attività fisica. Puntare sull’attività lavorativa per chi sconta una pena significa diminuire le tensioni in carcere, imparare una professione e individuare aziende pronte ad assumere i detenuti appena liberati”.

Il ponte con il fuori è essenziale anche una volta scontata la pena; il guardasigilli ha ricordato il protocollo firmato con Cnel che ha dato avvio al progetto Recidiva zero: “Siamo convinti andrà avanti bene. Stiamo lavorando per inserire i detenuti subito nella società, equamente retribuiti, per non correre il rischio di rientrare in quella ‘cultura dello scarto’ di cui parlava papa Francesco”. Prioritario è inoltre intervenire sul ricorso alla custodia cautelare. Nordio ha fatto riferimento a “quel 20 per cento di persone detenute in attesa di giudizio che poi sono in buona parte riconosciute innocenti; vi è una ingiustificata detenzione, che poi costa tutta una serie di risarcimenti”. Diverse le direzioni degli interventi, ma “il faro della Costituzione è l’umanizzazione della pena e la rieducazione del detenuto”, ha concluso il guardasigilli.